martedì 13 aprile 2021

Lessico Famigliare

 Avevo voglia di scrivere sul blog, ma non avevo voglia di scrivere un noioso post sulle mei paturnie e sulla mia insicurezza e bassa autostima cronica, perciò mi serviva un buon argomento: il lessico famigliare. No non parlo del libro della Ginzburg, che ho letto almeno 20 anni fa e di cui mi sono rimasti impressi il the fatto sul fornellino ad Alcool durante le scampagnate in montagna, metre el altre famiglie si fermavano in Baita o ad un Rifugio e il fratello irriverente che si dilettava ad irritare il padre durante le sue lezioni in università o in casa a recitare " il baco del calo del malo" e relativi cambi di vocale. Parlo di quel modo di parlare di quelle espressioni che si sviluppano negli anni all'interno di una coppia e di una famiglia, e per questo vorrei parlarvi dell'Opussum.
L'opussum è l'ultimo arrivato in una serie di espressioni famigliari, di cui non so nemmeno l'ammontare preciso di quante siano, e potrei anche non ricordarmi più come sono nate.
L'opossum è la bilancia. E come è accaduto ve lo vado subito a raccontare.
Tutto è accaduto sabato mentre ero stesa dall'ultima di vaccinazione (antirabbica, mica chissà che!). Il marito, che sta cercando di fare qualcosa per calar di peso come sto cercando di farlo io ( ma con la Pasqua ogni piccolo traguardo è stato vanificato) ha pensato di pesarsi. Va in bagno, tira fuori la bilancia, fa per accenderla ma non si accende. Semplice batteria scarica. Entra in camera da letto e si svolge il seguente dialogo:

Marito: " Niente peso, la bilancia è morta, si è scaricata la batteria"
Io: "La bilancia è un opossum"
M: " un opossum?"
io: "si ti ha visto, si è spaventata, e si è finta morta"

la battuta seguente del marito ve la lascio immaginare.

Oggi ho comprato la batteria nuova, da domani si riprende la dieta ( altrimenti la stagna mi diventa stretta) e l'opossum non potrà più fingersi morta.

 

giovedì 18 marzo 2021

il decimo UFO

 UFO, per i non addetti ai lavori, significa " UnFinished Object" che per chiunque si diletti di hobby creativi indica quella montagna di lavori iniziati e non ancora finiti. Mi sono messa dall'inizio dell'anno d'impegno per terminare tutti quei progetti di ricamo che avevo lì da tempo immemore. Alcuni iniziati per una manciata di crocette, sono stati disfatti. Altri per un numero attualmente di 9 pezzi, sono stati completati. Da un paio di settimane ricamo in modo alternato su questo o quell'altro progetto, senza dedicarmi ad uno in particolare. Oggi mi ha preso la smania di iniziare un progetto nuovo con dei conigli, perchè sì, mi mancano. Nell'altalena del cosa faccio e cosa non faccio, inizio un nuovo progetto o porto avanti qualcosa, ho preso in mano tutti i progetti che attendono di essere terminati (ce ne sono ancora 10) incappando in questo: 


si tratta di una tovaglietta che non posso tagliare come ho fatto per il metro delle bimbe, e riciclare la stoffa in un altro modo.  Ho deciso di non portare avanti questo ricamo e di disfarlo. I motivi sono almeno 3: il primo è che questo ricamo è piccolo per la tovaglietta e non la riempirebbe abbastanza. Il secondo è che pure essendo una tovaglietta ricamabile, è divisa in quadrati separati da una tessitura diversa che rende difficile far cadere lo schema a crocette correttamente, e il terzo forse quello che pesa più di tutti, è il perchè avevo iniziato a ricamarla. Lo schema è della Dimension "good friend Listen, best friend HEAR!" lo potete vedere qui. Avevo iniziato a ricmarla sicuramente prima del trasloco e sicuramente ancor prima che mi allontanassi da Meg. Le tre galline eravamo io, Meg e Sara, coi nostri caffè virtuali via yahoo messanger. Ora loro non ci sono più ed a me, ogni volta che prendo in mano questa tovaglietta, mi si stringe il cuore e andare avanti non ce la faccio. Ho deciso che sebbene non si tratti di una manciata di punti, quello che ho già ricamato verrà disfatto e la tovaglietta tornerà nella scatola in attesa di una nuova magnifica idea. 

domenica 14 marzo 2021

Boris: il Coniglio

 Sono ormai 3 settimane abbondanti che non lavoro più al rifugio animali e devo dire che non mi manca affatto. 2 anni passati con i conigli per dirla in modo carino. Non sono animali cattivi, ma non sono nemmeno animali da compagnia se per "da compagnia" si vuole intendere un animale che interagisca con noi come un cane o un gatto o, perchè no, cavallo. Al coniglio manca ancora quelle 3 o 4 migliaia di anni insieme all'uomo per metabolizzare il passaggio da "fonte di nutrimento" ad "amico non commestibile", e soprattutto adeguarsi alla vita nell'ambiente umano. Dicevo che non mi mancano affatto il rifugio animali, ma per effetto della quarantena ho potuto osservare meglio il comportamento dei conigli e affezionarmi a uno di loro, Boris. Ho saputo l'altro ieri che Boris, insieme al suo compare Chuck sono stati adottati. Sono contenta che siano andati via insieme. Ho visto, anzi sono stata artefice e partecipe, l'evolversi della loro amicizia un po' forzata per questioni di salute: entrambi con problemi di dentizione, potevano solo mangiare verdure fresche grattugiate. Boris è un tipo "spavaldo" come lo definisco io. Le mie college invece lo definivano maleducato e aggressivo, perchè mordeva. Loro non hanno mai conosciuto Lola ne Igor: loro si che erano veri conigli aggressivi. Il coniglio " aggressivo" ha un pregio: è più interattivo degli altri e se non è davvero acido dentro (come Igor) si riesca a calmarlo e ad ottenerci qualcosa di buono, e non intendo la casseruola con le patate, anche perchè si parla di conigli nani, per un peso massimo di 2 kg se davvero grassi. Boris è un bullo, non è acido. Quando ha incontrato Janet che gliele ha suonate e cantate, si è dato una regolata: lei non era aggressiva ma molto molto territoriale, e non ha gradito che lui mettesse il suo naso nel suo, di lei, territorio. L'esperienza è stata così traumatica, che alla sola vista, Boris faceva dietrofront. L'esperienza con Janet lo ammorbidì quel tanto da capire che con Chuck si poteva andare d'accordo, e fu coppia. 2 maschi insieme: L'eresia secondo i sacri dogmi delle "Tierpfegerinnen", l'esperimento secondo l'istinto scientifico della veterinaria. Che poi c'erano già stati precedenti; Carlos e Rio gli ingeneri del TÜV: dove pulivo loro dovevano controllare. E fu così che Chuck e Boris divennero amici. Boris però non perse del tutto il suo caratteraccio: decise che la scopa e lo scopino erano acerrimi nemici, perciò se un piccolo pellet di erbe si poteva accettare da me, scopa e scopino dovevano perire in battaglia per la salvezza del territorio tra atroci sofferenze, ma chissà come mai tornavano sempre il giorno dopo. Per giri di recinti e sovraffollamento vari, mi ritrovai ad inserire un terzo coniglietto, davvero -etto, che pur non avendo problemi di denti doveva stare attento alla dieta. Arrivò Steffan. La tripletta funzionava a meraviglia, tanto che per un breve periodo furono in 4 maschi e divennero i Village People (i gruppi di conigli finivano ad avere u n nome che li distinguesse per non fare sempre l'elenco dei nomi), ma prima che diventassero i village people iniziai a passare del tempo con loro tre, che comunque erano i coniglietti più socievoli di tutto il rifugio. Avvantaggiandomi con i pellet di erbe mi sedevo per terra con una manciata di cibo da somministrare un boccone alla volta. Chuck e Steffan capirono in meno di 2 minuti la situazione. Boris era troppo orgoglioso. la situazione al primo giorno era questa:  



I due conigli che si lasciano accarezzare sono Chuck e Steffan. Quello indispettito è Boris.

Due giorni dopo la situazione era questa:

Una settimana dopo eravamo messi così io e Boris.




Le orecchie da coniglio le ho solo perchè era carnevale, non per farmi accettare da lui. 

Ecco il lavoro al rifugio animale non mi manca, ma questi episodi (troppo pochi per far passare in secondo piano lo stress di un ambiente lavorativo come quello), mi mancano un po'.

Sono stata vaccinata!

 Oh sì il titolo è scritto ad hoc per suscitare invidia per i molti, e sdegno per i novax estremisti. Ora rimarrà solo lo sdegno e l'invidia verrà sostituita con un " aaahh" da parte dei benevoli e un " mavaff" da parte di altri: ho fatto la prima dose di antirabbica. Sì sì ho scritto antirabbica perchè appartengo ad una categoria a rischio, i veterinari. Capisco che siate sbalorditi perciò ve la faccio breve: se lavorassi in clinica non è detto che tutti gli animali che visito siano vaccinati contro la rabbia (randagi/ selvatici) e che non abbiano intenzione di mordere. Non lavoro in clinica, ma al controllo doganale, e sebbene il contatto con animali vivi non vaccinati sia decisamente "x" volte inferiore alle probabilità in clinica il vaccino è OBBLIGATORIO. Non starò a raccontare nulla sulla patologia in sè: tanto il mondo è pieno di medici laureati con google, quindi vi lascio a wikipedia o ad altri siti per informarvi. Però vi racconto come è andata a me. Come in tutte le altre vaccinazioni è prassi standard informare il paziente che dopo l'inoculo deve restare almeno 20 minuti in ambulatorio per eventuali reazioni anafilattiche immediate e poter dare quindi il primo soccorso. Oltre a questo nel consenso informato c'è scritto che nei giorni a seguire si può avere senso di stanchezza/spossatezza, febbre da trattare con tachipirina, dolore, arrossamento, calore e gonfiore nel sito di inoculo, mal di testa e nausea. Ho fatto il vaccino venerdì mattina. Venerdì pomeriggio ho continuato a estirpare il bambù in giardino lasciato dal precedente proprietario di casa. Sabato mattina ho fatto colazione, ho detto " mi sento stanca credo sia reazione al vaccino, torno a letto" e ci sono rimasta sonnolenta ed imbambolata tutto il giorno. E' domenica mattina: sto benissimo. C'è solo una cosa che non mi spiego: se il vaccino mi è stato inoculato su mia richiesta nella spalla destra, perchè mi fa male la chiappa sinistra? 
 No vax, mi spiace nulla di catastrofico che avvalga le vostre teorie basate su documenti falsificati e travisati, sempre che non ci leggiate qualcosa di allarmante e terribile nei dolori della mia chiappa sinistra.

domenica 28 febbraio 2021

ansia e panico: niente di nuovo.

 Sono un essere dominato dall'ansia. Forse. Insomma dipende dal momento: a volte sono dominata dal rancore, altre dalla follia e altre da boh non so. Oggi è il turno dell'ansia. Oggi ufficialmente sarebbe l'ultimo giorno di lavoro al rifugio animali, comunque da calendario " giorno di riposo". Domani incomincio in aeroporto. Tutto filava liscio finchè non ho fatto la visita medica per il nuovo posto di lavoro incontrando/scontrandomi con una dottoressa che appartiene alla schiera dei " ma in 5 anni dovrebbe parlare un tedesco migliore no?" La stessa domanda viene posta anche variando la quantità di anni o mesi. Al di là della predisposizione personale nell'apprendere una lingua, ci sono anche fattori come il tempo per frequentare corsi di perfezionamento, e non da sottovalutare quante lingue parla chi ti fa questa domanda. Sono giunta alla convinzione che chi fa questo tipo di domande: 
1- non parla altro che tedesco e qualche parola di inglese
2- non esce mai dai confini territoriali tedeschi e se lo fa probabilmente va in paesi germanofoni o villaggi turistici germanofoni e non ci sta mai per più di 2 settimane, magari imparando a dire buongiorno e buonasera e credendo per questo di essere un talento naturale per le lingue.
Detto questo ora mi sale l'ansia di non essere all'altezza del lavoro che ho ottenuto, nonostante abbia la qualifica necessaria per farlo. Di fatto non avevo nemmeno la qualifica necessaria per raccattare la cacca di coniglio. Mi chiedo anche se dovrei sapere qualcosa che non so e che ci si aspetta che io sappia. Insomma ansia e panico. Per un mese sono stata serena perchè l'idea di potermene andare dal rifugio animali era semplicemente sublime. Ora panico di essermi venduta/ essere stata presa per qualcosa di diverso da quello che sono. 
Non paga, mi sono imbarcata in una latra avventura ansiogena: frequento un gruppo FB piuttosto ristretto, talmente ristretto che in 3-4 anni che ci sono dentro, mai letta una polemica. Orbene qualche settimana fa una si è proposta di dare consigli sulla corsa, una si è proposta di dare lezioni di Yoga ed io ispirata da cotanta generosità ho proposto un mini corso introduttivo di 4 lezioni di danza: ufficialmente le competenze ce le ho. Praticamente ho solo potuto tenere 3 lezioni di esercizio, di cui l'ultima disastrosa. C'è anche da dire che il gruppo a cui l'ho fatto non era un gruppo principianti ed è un gruppo del mio insegnante abituato aritmi piuttosto sostenuti. Insomma fare lezione ad un gruppo di livello avanzato più che principianti, non è proprio incoraggiante. Quindi incomincio questa avventura on line perchè non c'è altra possibilità, con delle temerarie che sono state preventivamente informate di essere le mie cavie. Sono riuscita a fare un video introduttivo di 6 minuti parlando del perchè si chiama così delle origini del per chi è adatta e dell'abbigliamento consigliato per fare lezione. Come partenza non è male, ma ora sono in panico: come imposto il riscaldamento? Non posso di certo proporre il riscaldamento classico alla "Aladin" girando per la stanza o uno spazio ancora più risicato.  A maggior ragione se il mio scopro principale in queste 4 lezioni è di sbloccare un po' il bacino. E che musiche scelgo per un gruppo principianti che non voglio assolutamente che si sentano negate dal primo passo?

Credo che dovrò darmi delle priorità.

musiche, esercizi di riscaldamento, regolamenti europei sulla movimentazione di animali, prodotot di origine animnale, prodotti alimentari, mangimi.... beh non necessariamente in questo ordine. 

lunedì 1 febbraio 2021

l'ultima Stella

L'ultima stella se n'è andata. Ma per un ottimo motivo. Acqua, finalmente acqua. Ultima volta 5 minuti ad ottobre per provare una stagna in negozio (sì il negozio in questione ha una sua piscina interna), ultima volta vera immersione a luglio: 19°C, semistagna tanto navigata da essere diventata una umida, niente cappuccio, ed esclamare  convinta: "oh caldina l'acqua oggi, eh!”
Sabato, minaccia di neve, cielo grigio su acqua fredda, (ma fredda fredda) giù, senza lastre ghiacciate, ma cerco un po' di blu dove il blu non c'è soppiantato da un bel marroncino fanghiglia mossa. Ma sono lì a sfidare in reggiseno e treccine l'aria a 1 °C per mettermi tutte quelle belle cosettine termiche, tranne l'orsetto. Non c'è l'ho e non lo voglio: non ho intenzione di immergermi in acque gelide e non invitanti più del necessario, come questa volta. Per l'orsetto ne riparliamo quando e se si andrà al Nord tipo Lofoten o Islanda. L'ultima volta che ho usato una stagna è stato 8 anni fa per il brevetto a Levanto e nevicava. Con me c'era il Carletto: pensarlo è stato un attimo. Al brevetto avevo una muta in neoprene, calzare n°39: ora trilaminato piede giusto n°36, decisamente più confortevole. Addobbata a festa, scendo quella maledetta scaletta metallica, perché non c'è alcuna possibilità di montare l'attrezzatura più vicino all'acqua. Mi sa che sono un po' troppo abituata al comfort del mar rosso: 3 metri dal gav all'acqua. Primo piede in acqua. Asciutto, ma accidenti freddo è freddo. Se è sopportabile con la stagna non lo è sui guanti e cappuccio, ma non demordo: la faccia in acqua la metto. So che non posso affrontare un immersione come si deve: ma almeno provo la pesata e un metro, pancia nel fango ci riesco a stare. Tra un paio di mesi se ne riparla. Forse. Ma la faccio valere lo stesso come immersione e apriamo l'ultima Stella: è calda. Mai stata più felice di bere una birra calda.

martedì 26 gennaio 2021

Un nuovo inizio, un po' inaspettato


Quello che vedete sono 3 copie dello stesso documento: una in italiano una in inglese ed una in tedesco. Il documento è il gazzettino ufficiale dell'unione europea ( scaricabile dal sito ufficiale). Ed è un nuovo inizio inaspettato.
Poco più di un anno fa avevo deciso di appendere il fonendoscopio al chiodo: spedii i miei camici fighi in Italia e diedi le uniformi da gelataio ( i medici in Germania umani o veterinari che siano si vestono di bianco) alla veterinaria che veniva più spesso al rifugio animali, tanto non avrei mai più trovato un lavoro in una clinica. Volevo anche cancellare l'iscirzione alla camera dei veterinari, ma per farlo avrei dovuto rinunciare all'abilitazione che, se di fatto non ho dovuto sostenere alcun esame per ottenerla in Germania tranne gli esami di Lingua, ci avevo comunque impiegato altro tempo e  qualche centinaio di euro per ottenerla e di buttarla via così proprio non mi andava.
Il tempo passa, e piccole cose fanno crescere una certa insoddisfazione in me: a novembre sono più i giorni che desidero non essere al rifugio che quelli in cui lavoro con la mia solita solarità. E' il caso di darsi una mossa e cercare qualcos'altro. 
Capita un annuncio sul giornale dell'ordine dei veterinari, che nonostante il fonendoscopio appeso, sfoglio e leggiucchio soprattutto le offerte di lavoro dopo quella non meritata doccia fredda che mi sono presa ad aprile. Ce n'è una davvero interessante, tanto bella quanto improbabile che mi prendano, ma cosa vuoi che mi costi mandare un CV via mail?
Giovedì scorso ho avuto il colloquio.
Ieri mi hanno comunicato che il posto è mio.
Incomincio il primo di marzo.
Come veterinaria.
Non in una clinica, ma in uno degli ambiti che mi sono interessati forse di più: la sanità pubblica, ambito che in Italia, si narra, sia riservato solo ad ultra raccomandati. Di fatto il fonendoscopio potrebbe rimanere esattamente dove l'ho messo in questo lavoro.
Ieri sono stata in botta adrenalinica tutto il giorno e non sono sicura mi sia calata del tutto: mi sono addormentata poco prima di mezzanotte e mi sono svegliata alle 4.30 ( in tempo per il transfer per il/la Thistle Gorm, peccato non essere nel posto giusto).
Domani consegno le dimissioni: come la prenderanno non mi importa. io so che vivrò l'ultimo mese bene, fregandomene dei colleghi, delle menate e lavorando in modo professionale come ho sempre fatto.
Ora vado a preparare un po' di materiale di studio perchè se nelle cliniche mi hanno schifato per il mio tedesco "non abbastanza buono per condurre una visita" in questo lavoro dovrò fare i conti con un tedesco che davvero non insegnano nei corsi per stranieri. Per fortuna c'è l'inglese, che quando anche l'italiano è incomprensibile, arriva lui con le sue pronunce assurde ma il pensiero semplice e ti spiega tutto in un batter d'occhio.


giovedì 21 gennaio 2021

A volte ritornano

 Non so ancora se è un effetto della quarantena o che altro, ma ho ripreso a ricamare con interesse e gusto dopo tanto tempo. 

Perchè abbia smesso non lo so. Casualmente ho interrotto con la dipartita di mia mamma: era una cosa che condividevamo. La cosa curiosa è che come per la danza sono stata io a tirare lei nel tunnel e non il contrario. Non l'lavrei mia tirata nel tunnel della subacquea perchè lei aveva davvero paura dell'acqua, tanto che odiava farsi il bagno in vasca o lavarsi i capelli. Dopo la sua dipartita ho ricamato ben poche cose e lasciato lì parecchi progetti. Mi portavo un ricamo in vacanza o più di uno ma immancabilmente non usciva mai dal sacchetto. La primavera scorsa ho ritirato fuori qualche progetto iniziato e mia finito, gergalmente chiamati UFO, un-finished object. Ora ho un piccolo cestino con tutti, tutti i progetti da finire.


Alcuni necessitano poche crocette altri molte di più. La scimmia si sta risvegliando un po': l'altro giorno ho ordinato on line le scatole per organizzare i fili: ho un paio di kit di mia mamma ed odio il modo in cui mandano i filati che sembra fatto apposta per sembrare disordinati ed aggrovigliati. Non ho idea di quando metterò mano a quei 2 kit, non sono nel mio stile, ma li farò per mia mamma e li voglio trovare belli ordinati. Mi vengono in mente anche nuovi progetti da avviare: vorrei ricamare una delle sirene di mirabilia o di passione e ricamo, devo solo scegliere quale schema mi piace di più e acquistarlo ma prima mi sono imposta di terminare tutti e dico tutti i progetti del cestino, dovessi anche mettermi a disfare quelli che hanno meno punti fatti e rimettere via stoffa e filati come se niente fosse, cosa che in alcuni casi ho già fatto. Sono stata brava e qualche progetto l'ho concluso: 











sabato 2 gennaio 2021

E... anno nuovo.

Ciao 2021, scusa se non ti accolgo esultante come tante altre persone, ma arrivi comunque con una pesante eredità con cui dovrai fare i conti. Sì è vero si ta già vaccinando, ma a quanto pare c'è già un nuovo virus, e perdonami ma se c'è una cosa che mi ha insegnato il 2020 più di tutte le altre è essere cauta. Quindi ti accolgo con un sorriso, ma non urlando di gioia e a braccia aperte come magari qualcun altro fa. Non ripongo in te miliardi di speranze, nemmeno quelle di portare avanti i buoni propositi che ho fatto poco dopo natale (libri in tedesco, dimagrire, e ce ne aggiungo un terzo che desidero più di qualsiasi altro, cambiare lavoro), ma ti accolgo così come sei, neonato non neonato con il tuo primo giorno di vita festività come tutti gli altri anni che sono venuti prima di te e che verranno dopo. Non mi aspetto da te che tu sia un anno come sono stati il 2019 o il 2018, e mi auguro che tu non sia come il 2020 anche se al momento sei come il 2020. Non mi aggrappo speranzosa al giro di calendario illudendomi che sei diverso perchè in giro per il mondo si è già incominciato a vaccinare contro il covid 19. Aspetto. Aspetto che evolvano le cose, in che direzione non lo so. Quello che posso fare con te, è cambiare qualcosa di mio, come smettere di aspettare che arrivi il 6 di gennaio per smontare l'albero di Natale, ed infatti l'ho fatto ieri. Però voglio essere sincera: questo cambiamento ha avuto il "pilot" come si dice per i telefilm, nel 2020: non ho aspettato dicembre per acquistare i regali di Natale, ne per ascoltare Michael Bublè, Mariah Carey e Frank Sinatra: ho iniziato a Novembre perché lo volevo. E sai cosa c'è? ha funzionato mi ha fatto stare bene. Sarà una battuta umoristica di Renato Pozzetto, ma "il Natale quando arriva, arriva" e devi solo farlo entrare così com'è, e godertelo. Forse funziona anche con altre cose. Quindi 2021, prego accomodati, Benvenuto. Mi aspetto che tu sia chi tu sia, senza chiederti nulla, lasciandomi stupire.

domenica 27 dicembre 2020

equilibri precari e stalli complicati

Ho passato più di una settimana a casa, non propriamente in vacanza, ma in malattia. Non ho avuto febbre, o altri sintomi belli e palesi, ma semplicemente non avevo forza di fare nulla e mi chiedo quanto questa malattia fosse davvero di origine batterica ( senza febbre?) o virale ( senza mal di stomaco o problemi respiratori?) e non semplice stress. Ognuno ha un equilibrio odio/amore con il proprio lavoro: chi è fortunato è sbilanciato verso amore, la maggior parte si barcamena tra giornate belle e giornate brutte. Io da oltre un mese, in pratica da quando sono rientrata dalle vacanze, ho solo giorni in cui dopo la prima ora non desidero altro che tornare a casa. Sia ben chiaro non ho rapporti stretti con colleghi insopportabili, perchè il mio lavoro è fondamentalmente raccattare cacca di coniglio. Detto così è un lavoro semplice, ma la complessità subentra quando le gabbie o i recinti devono brillare ogni giorno senza macchie di alcuna sorte. Ho accolto calorosamente la nuova quarantena con turni di 2 giorni lavorativi e 2 di riposo, ma ora sono ad una revisione del tutto e non so quanto mi possa aiutare questa situazione.
Dopo le vacanze di Ottobre, sono tornata trovando sì il mio reparto in una buona condizione che non mi facesse correre ovunque per recuperare gli attrezzi da lavoro fuori posto, ma come al solito c'era molto da riorganizzare, soprattutto per i nuovi conigli, taglia XXXL, arrivati mentre non c'ero sommati a quelli che c'erano prima delle mei vacanze e che non se ne erano andati. In pratica la popolazione è aumentata di botto comportando nuovi ritmi e nuove organizzazioni. La referente dei conigli (la maggior parte dei rifugi per animali in Germania sono associazioni e nel consiglio dei soci c'è il referente per ogni branca animale) non paga, ha portato altri conigli ancora, in un reparto già abbastanza affollato, talvolta non rispettando affatto gli standard di quarantena ( 2 settimane di isolamento per i nuovi arrivati) e dando pure la colpa a me che "volevo" altre coniglie. C'è una bella differenza tra dire "non abbiamo femmine" e "voglio le femmine".
Ma è meglio che mi fermi qui, che non pensi a tutto quello che non va. Fatto è che in questo 10 giorni, finchè sono stata senza forze riuscivo a non pensare minimamente al lavoro; da che ho ripreso un pochino di forze ho sempre i mei conigli in testa e non mi fa per nulla piacere.
Ci sono moltissime cose che non mi piacciono più di questo lavoro, o meglio del lavorare in questa struttura. 
Fatto è che voglio andarmene più di prima. vorrei potermi licenziare senza pensieri, ma il mio stipendio copre la rata del mutuo lasciando "libero" quello di Luca per tutto il resto. Ovvio sono conti facili basati solo su numeri, non su accordi pattuiti.
Mi viene la nausea a pensare di scontrarmi col lavoro mal fatto dagli azubi (coloro che lavorano e studiano per diventare "curatori di animali"), con le paturnie della referente dei conigli, con la collega che è davvero brava e che stimo, ma che lavorando nei giorni in cui io sono di riposo viene difficile chiarire scelte e posizioni, e mi viene la nausea a dover condividere la pausa pranzo in uno stanzone freddo sia di temperatura che di aspetto ascoltando discorsi senza senso, o che non mi importano, o che mi fanno venire voglia di piazzare due sberle in faccia a chi sta parlando. 
Ho mandato pochi CV per la verità nella speranza di cambiare lavoro, e mi ci aggrappo forse troppo. 
Ho anche pensato di chiedere un cambio di contratto da tempo pieno a part-time: se tanto non posso dare in adozione gli animali non ha senso che stia lì durante gli orari di apertura al pubblico. 
C'è bisogno di cambiare e non vedo molte possibilità per farlo, ne tantomeno scappatoie per rendere un po' più accettabile la situazione lavorativa.

mercoledì 23 dicembre 2020

buoni propositi

 in genere è Gennaio il mese dei buoni e nuovi propositi, non Dicembre e poco prima di Natale. il fatto è che sono a letto da tre giorni e stare solamente seduta ho una orribile sensazione di dissociamento, che è sopportabile da sdraiata. Non ho sonno come normalmente è quando sto male, perciò la testa va ma non molto e sembra che in questa versione limitata del mio cervello altamente specializzato per le seghe mentali mi doni un po' di obbiettività. o di follia. Quindi lista dei buoni propositi, per di fatto, per esperienza viene mantenuta per poco tempo, ma dà soddisfazione per lo meno scriverla. Ci sono molte cose che mi frullano per la testa, ma mi limiterò alle cose che sono positive, o che per lo meno non fanno scattare da subito campanellini del tipo " è una corazzata Potiomkin".

Leggere: A me piace leggere ma ultimamente non lo faccio più. Mancanza di tempo, di forze/voglia, di titoli che mi catturino davvero. Leggo in vacanza, come molto ed in genere leggo lo stesso libro. Ma voglio fare di più: voglio portare avanti la sfida che ho iniziato qualche mese fa e che al momento è arrivata a pagina 32: leggere in tedesco. Ho diversi libri in tedesco che ho acquistato per mio interesse personale: il manuale Dive master, i libri sull'apnea, varie pubblicazioni di cucina (che hanno sempre come effetto collaterale di stuzzicarmi l'appetito e la voglia di preparare piatti nuovi): E' un buon inizio.

Peso: uno degli argomenti più gettonati nelle liste dei buoni propositi. Pesavo 80 kg, sono scesa a 62 in meno di un anno con una forte motivazione: potermi immergere con meno kg in zavorra. Prima che con la stessa attrezzatura mi dessero gli stessi piombi, mi sentivo felice dell'obbiettivo raggiunto e mi sentivo meglio con me stessa. Poi quegli 8kg consigliati mi hanno fatto crollare tutto. Non sono mai tornata sopra i 70 ma mi ci sto avvicinando preicolosamente e lo stress del lavoro che di fatto non mi da molte soddisfazioni a parte lo stipendio che copre la rata del mutuo della casa sfocia in alimentazione scorretta. La strada per tornare ai 62 la conosco: solo che ho una motivazione meno forte, quella di tornarci.

Basta. altri buoni propositi non ne ho. Ci sono altre cose per la testa, ma non osno da mettere nella lista dei buoni proposti.

sogni

 Sogno l'acqua.

Sogno le immersioni il sentirsi senza peso quello stacco della testa da tutto e da tutti alla ricerca di quel dettaglio tra i coralli per rimanere lì sospesa per osservarlo, come solo i fantasmi dei film sanno fare. Non è un sogno ad occhi aperti come tante altre volte: sono i sogni di notte quelli in cui si manifestano le cose più profonde.

domenica 15 novembre 2020

sei tornato!

Sei tornato! O meglio sono venuta a prenderti, 2 strade più in là, da un anziano signore che ti ha accolto in casa sua. 
E sei anche cambiato.
Ti sei dato una calmata, non miagolii più a squarciagola in piena notte, e te ne ringrazio. Dormi anche quasi tutto il giorno e non ti interessa più andare fuori a fare la pipì: preferisci la comodità della sabbietta. Insomma è stata un'esperienza che ti ha cambiato. Sono felice che tu sia tornato ed anche che mi lasci dormire la notte.

lunedì 2 novembre 2020

ma torni?

Senti, io vorrei che tu tornassi. Insomma non si fa così. Ho il tanax lì per te, per quando sarai al punto di non ritorno e ti aiuterò per non soffrire. Sei uscito ieri mattina per la pisciatina nell'angolo dove ho piantato i bulbi, dove la terra è soffice, e dopo un ora non eri ancora rientrato. Non si fa così dopo 19 anni di convivenza, 3 traslochi e 2 anni di minaccia di morte per i tuoi miagolii urlati alle 3 di notte. Vivere con te non è facile, ma io guardo la porta finestra ogni minuto.

domenica 25 ottobre 2020

divagazioni e riflessioni personali sul tema danza

Era il 1993 quando venni in contatto la prima volta con la danza del ventre, perchè allora, e fino a pochi anni fa, era questo il suo nome. Pochi mesi dopo, nel 1994, il battesimo: un seminario di un fine settimana con un maestro Egiziano che al 99% ho ritrovato qualche anno fa. A seguire la settimana intensiva estiva, durante la preparazione dell'esame di maturità. Corsi, spettacoli, cambio scuola, una lunga interruzione durata oltre 10 anni e la ripresa con un insegnante il cui maggior pregio, e per questo la ringrazio, è stato avere il coraggio di portare questa danza in un paesuccolo in cui il femminismo era considerato avanguardia e stiamo parlando del 2010. E grazie anche a mia mamma che mi ci ha portato di peso in un momento in cui avevo bisogno di qualcosa di diverso dalla routine di neo mamma che mi stava portando o mi aveva già portato in una fase di depressione.
Del 1993 rimpiango la serenità con cui affrontavo questa danza: quello che mi insegnavano era la danza del ventre, senza se e senza ma. Oggi leggo, studio, guardo video e non so più cosa sia la danza originale da tutto quello che è contaminazione o evoluzione o storpiatura: la confusione è enorme e non esiste nulla come per la danza classica, che delimiti, caratterizzi e definisca ciò che è carne, pesce o verdura. Studio con un maestro egiziano la cui competenza per quello che riguarda il folklore e il baladi sono indiscutibili: è la sua specializzazione, esattamente come esistono oculisti e ortopedici, ma ammetto che mi manca quella possibilità di conoscere anche altro. 
Credevo in Germania di trovare un terreno molto più florido per quello che riguardasse la danza, ma qui in giro è tutto molto arido. Magari è solo colpa della zona, non sono ne vicino ne in una grande città: Colonia e Bonn sono di fatto città piccole. 
Sono colpita da una grande tristezza per quello che riguarda la danza, da un po'. Amo il palco, mi ci hanno abituato in Italia con piccoli spettacoli spesso auto-finanziati: costumi, paillettes, trucco, prove e quell'atmosfera impalpabile e stupenda che ti fa sentire al settimo cielo la sera dello spettacolo ed è il frutto di ansia nervosismo e prove prima.
Qui non ce l'ho.
Qui speravo di poter utilizzare il mio diploma di insegnante di primo livello preso di fretta e furia grazie anche alla mia insegnante di allora che strutturò il corso in modo da farmelo completare, e non ho tenuto ancora una lezione che sia una. Sono in attesa di concludere con l'esame il secondo corso da insegnante, che spero mi dia qualche possibilità in più, ma tra acciacchi delle colleghe e corona virus, non abbiamo la più pallida idea di quando riusciremo a sostenerlo. 
Qui speravo anche di potermi esibire in assoli, di trovare possibilità di recuperare qualche spicciolo, ma fino ad oggi, a parte un "regalo" ai miei vicini di casa non ho fatto nulla.
Il palco? 
Anche quello abbastanza deludente. La prima esibizione in Germania l'ho fatta con il gruppo principianti: 2 coreografie, o meglio una e un boccone, perchè la seconda era la coreografia conclusiva dello spettacolo che portava tutte le allieve di 2 gruppi sul palco. Il gruppo principianti dopo le prime 8 battute è stato relegato sul fondo del palco coperto da tutte le altre.
Poi ho cambiato scuola la stessa dove sono ora e dove ho quasi concluso il mio corso insegnanti, quella del maestro egiziano. Lui ha i suoi principi: onore e gloria ad un gruppo principianti che si esibisce al saggio della scuola, ma sul palco per uno spettacolo definito tale, no non ci vanno. Quindi o sei nel gruppo spettacolo ( non si può assolutamente definire gruppo professioniste come sarebbe secondo gli schemi della maggior parte delle scuole italiane) o festa di Natale, che da quando ci siamo dovuti trasferire dallo studio privato ad un fitness studio, non la si fa più. Sono stata per 3 anni nel gruppo spettacolo, per la verità ci sono ancora, e no non è un bel lavorare. Ci sono molte mancanze di cui ho già parlato in altri post, ma alla fine lo stress è superiore al benessere che ne ricavo.
In pratica sto soffrendo di una grande insoddisfazione dalla danza e devo fare qualcosa per risolverla o risollevare la situazione.
L'isolamento da corona virus, ha fatto sbocciare un sacco di lezioni/corsi in streaming: Questa è la migliore opzione che ho per imparare qualcosa che vada oltre il baladi (classico o moderno, guai a chiamarlo shaabi!) o il saidi.
Devo parlare chiaro con il mio insegnante e dirgli che non mi soddisfano le sue lezioni, che a me del "modern hagalla" (nome che mi sono inventata io) non mi importa, che se proprio deve essere Hagalla voglio quello puro, e che di folklore ce n'è tanto e che sarebbe bello approfondire per un paio di mesi uno stile con spiegazioni, anzichè ridurci a fare coreografie. Per me la danza non è coreografia. La danza è sentimento, è muoversi lasciandosi guidare dalla musica o "creando" insieme. Certo le coreografie sono utili per imparare il senso del ritmo, per far danzare più persone insieme, ma....stiamo parlando di danza orientale, non di balletto. Io voglio la conoscenza per creare, non il kit da montare. 
Non mi è chiaro ancora quando, dovrei diventare insegnate, ma non si può insegnare senza avere esperienza, ed è quello che è successo ad inizio mese: una prova di insegnamento, quando non ho mai tenuto una lezione. Certo mi è stato spiegato che devo dividere il tempo in riscaldamento, tecnica, combinazione e stretching finale, ma questa spiegazione non è niente di più che un contenitore vuoto c da riempire con musica passi e un attenzione alle allieve che non ti insegna nessuno, a maggior ragione se il gruppo che affronti nonostante l'età da pensionate è di un livello piuttosto alto. Potrei cercare 2 allieve-cavie principianti e fare lezione a casa. Un po' di spazio ce l'ho per essere in 3 a muoversi. Le figlie come allieve-cavie vanno prese con le pinze. 
In pratica o faccio la rivoluzione o muoio.
Ho bisogno di stimoli per danzare anche fuori dall'ora e mezza di lezione, stimoli che mi facciano mettere in un angolo la stanchezza del lavoro pur di danzare, e non li ho da moltissimo tempo.

venerdì 23 ottobre 2020

Alè ci risiamo!

 Non prendiamoci in giro, i casi di contagio da Covid-19 stanno aumentando dovunque. Parlo per la zona dove vivo io in Germania NRW tra Colonia e Bonn, per l'Italia lascio a chi ci vive la parola: per le speculazioni da giornalettisti da 4 soldi lascio ad altri. Io e mio marito siamo a casa da inizio mese, per vacanza programmata, non per quarantena. Vacanza che a gennaio era programmata per l'Egitto "per quest'anno non cambiare stessa spiaggia stesso mare" ma quest'anno abbiamo cambiato spiaggia non per esigenze virali, ma per scortesia tra colleghi, che mi hanno imposto un cambio drastico nel mio piano vacanze, che alla fine si è pure rivelato vantaggioso: il  mio collega a casa forzato per il blocco, io al lavoro ma poi in vacanza al mare per calo dei contagi, e tante grazie. Dicevo: siamo a casa da inizio mese. Mio marito è rientrato dall'ultimo giorno di lavoro con sedia da ufficio e monitor. "Il capo ha detto che se a Colonia raggiungiamo i 50 casi vuole solo 2 persone in ufficio e gli altri in home office: oggi siamo già a 48. Ho salutato i colleghi dicendo che ci vediamo l'anno prossimo". Io lavoro a Leverkusen: un po' come dire che abito ad Assago e lavoro a Cinisello, solo che ci metto meno tempo: gente più civile in auto = traffico più scorrevole. Ieri mi hanno detto che riprenderemo con i turni, che per me significa lavorare 2 giorni e stare a casa gli altri due, con stipendio invariato ma aumento del monte di ore non lavorate da recuperare. Non sono qui a lamentarmi di questo, perchè alla fine dei conti noi stiamo bene. Il peggio dello stare a casa per noi è il nostro gatto diciottenne sordo che non miagola, raglia, e fa saltare i nervi. 

Però penso a tutto quello che c'è al di fuori.

Penso che ci sono quelle teste di cazzo dei negazionisti, che davvero raggiungono il top tel testadicazzismo: ma come puoi pensare che sia una manovra politica quando: 
1- è mondiale, e nessuna manovra politica è mai riuscita a mettere d'accordo tutte le nazioni come è riuscita un virus,
2- danneggia l'economia di tutti i paesi, non dei più poveri, anzi per lo più di quelli ricchi che come prima cosa chiudono tutto ciò che non è necessario come l'intrattenimento di massa come stadi ristoranti, discoteche, cinema, e mannaggia la pupazza anche tutte le strutture pubbliche come scuole palestre e piscine che in comune con le prime hanno la possibilità di accogliere molte persone contemporaneamente.

Sappiate che per me siete degli idioti voi negazionisti. E spero che non sia un caso in famiglia a farvi cambiare idea, ma che qualcosa come una scintilla vi scocchi nella testa e connetta i neuroni nella giusta sequenza per farvi capire che questo virus esiste. 
I negazionisti, sono un problema, ma il problema maggiore è che la gente non capisce, o è stanca di questo cambiamento di vita fatto di mascherine, distanza tra i carrelli al supermercato, prenotazione per posti limitati e vuole la vita di prima che senza una cura o un vaccino o, colpo di grazia evoluzionista, mutazione del virus che lo rende innocuo (sì i virus mutano per i cazzi loro), non potremmo riavere.

Se guardo il mio piccolo mondo, ci sono molte cose che non hanno fatto differenza per me, come stadi, discoteche e cinema. La differenza sta in altre cose, come le nostre vacanze che facciamo sempre all'estero possibilmente via aereo, e no non sono scocciata perchè non posso andare dove mi piace, sono solo preoccupata di non poterci andare. Sono preoccupata perchè dove piace andare in vacanza a noi tutta l'economia del posto ruota attorno al turismo. Niente voli, niente turisti, niente lavoro. E sono preoccupata per chi là ci lavora, loro sono "là fuori dal mio piccolo mondo". Non tutti possono fare home office, o un posto di lavoro che gli garantisce la paga piena anche se lavorano la metà. E così è in tutti quei luoghi del mondo dove si campa di turismo. al di fuori del mio piccolo mondo ci sono per tutti coloro che hanno attività legate al contatto con il pubblico. Tutti i miei conoscenti che hanno scuole di danza o corsi fitness, si ritroveranno di nuovo a fare i conti con spese da sostenere che non accettano deroghe per virus (e quando i pagamenti verranno a mancare sarà davvero un gran cazzo di casino) e a trovare nuove soluzioni per mandare avanti le loro attività. Così mi preoccupo anche per loro, per chi viene danneggiato senza alcuna scappatoia.
"Là fuori" c'è anche chi cerca di essere fiducioso oltre ogni immaginazione, e se lo dico io che sono una fiduciosa ottimista vuol dire che c'è chi lo è ben di più oltre ogni ragionevole ottimismo. Ve la faccio breve: non ha senso preparare un festival o uno spettacolo che molto probabilmente non si potrà fare. Anche ammesso che oggi stesso sia scoperta una cura o un vaccino efficace, ora che venga prodotto, messo in commercio e dato a tutta la popolazione mondiale ci va un bel po' di mesi, forse un anno pieno, e in tutto questo tempo altre quarantene potrebbero accadere: ne abbiamo una che bussa alle porte, guarda un po'!

Voi là fuori dalla mia piccola gabbia dorata che non siete "gli annoiati da mascherina" o "negazionisti" mi fate preoccupare, ed anche tanto. Purtroppo non ho idea di cosa possa fare per aiutarvi oltre a portare la mascherina, mantanere le distanze e lavarmi bene le mani.

venerdì 9 ottobre 2020

La prossima volta andrà meglio

 Il corso per insegnanti e danzatrici professioniste in danza orientale si è concluso a giugno. Ora stiamo cercando di organizzare l'esame, che non è semplice come sembra per svariati motivi di tipo personale (non miei, e per questo motivo non ne parlo). Intanto abbiamo l'opportunità di tenere una lezione prova con un gruppo di danzatrici definite " di livello intermedio". Mercoledì scorso ho potuto avere la mia, ed è stato un disastro. A parte quella tenuta per il corso di Jamila, io non ho mai insegnato danza a nessuno. Non ho mai condotto una lezione di un ora, dal riscaldamento allo stretching conclusivo, e il mio insegnante quest'ultima parte la salta sempre. Non conoscendo il livello delle partecipanti, ma solo un età presunta di "signore molto mature" ho tenuto un profilo molto basso, per di più portando un movimento che non è facile come gli accenti di pancia e di seno. 

Si sono annoiate.

3 su 4, le più anziane che mi conoscono per lo meno di vista, sono state gentili: hanno detto che gli sono piaciute le spiegazioni che ho dato ma che avrebbero gradito un po' più di movimento, di danza. Io le ho tenute sul posto per vedere che avessero quanto meno acquisito la tecnica e che ci provassero. La più giovane, che ha un suo passato ed un livello piuttosto alto, è stata decisamente meno gentile, ma che fosse stronza lo avevo già intuito da come si è rivolta a me appena entrata in sala.

Ho preparato una lezione dai toni dolci nell'ignoranza del loro vero livello. Volevano essere strapazzate. Si lo so che se non hai esperienza nell'insegnamento non ti puoi inventare insegnante, e se non hai la possibilità di esercitarlo diventa comunque difficile, a maggior ragione se ti viene richiesto di adattare su due piedi il tenore della lezione perchè il livello per cui l'hai preparata è ben altro da quello con cui hai a che fare.

Ho avuto una seconda possibilità, ma nonostante dica a me stessa: "la prossima volta le farò correre e sudare fino a che non si saranno dimenticate questa", ci sto male e me ne rendo conto dal fatto che qualsiasi immagine di danza mi passi sotto il naso, mi lascia un senso di mortificazione. E no non ho molta voglia di riprovarci.

domenica 13 settembre 2020

Essen. Beten. Lieben


Eat, pray, love. Mangia, prega, ama. 

Ho comprato questo libro dopo aver visto il film con Julia Roberts. Per la mia indole, solo dal titolo ci sarei rimasta lontana, sia dal film che dal libro, ma un paio di settimane fa quando mi sono ammalata, ero alla ricerca di un film diverso dal mio solito, anche controcorrente, e mi sono imbattuta in un film leggero, senza pretese moralistiche, come il titolo invece mi aveva fatto pensare. Mi è già capitato di leggere il libro dopo aver visto il film: è una sorta di leggere l'originale dopo aver studiato sul bigino, ma questa volta è un po' diverso.
Il libro non ho ancora iniziato a leggerlo, escluso il titolo.
Ma l'ho acquistato come una sorta di sfida personale.
Io ho paura di leggere in tedesco.
Leggo, senza problemi in breve articolo, le spiegazioni di qualcosa o una ricetta, ma con i libri ho un sorta di blocco. Ne ho già acquistati qualcuno, ma nessuno con l'idea di pormi davanti alla sfida con me stessa di iniziarlo e finirlo.
Leggo, capisco, ma non saprei ripetere in tedesco quello che ho capito e peggio ancora non saprei ritrovare questo o quell'altro passaggio tra le pagine, che se per un romanzo può non essere così importante, sicuramente lo è per il manuale di Apnea o il testo di medicina dei conigli.
Quindi mi sfido con questo libro, che è un romanzo il cui film parla di apprezzare e apprendere le cose nel profondo della loro semplicità e magari ho solo bisogno di affrontarlo così.

lunedì 10 agosto 2020

scusi, dove sono gli anthias?

DOVEROSA PREMESSA: Sono abituata o viziata al mar Rosso, con la sua natura, le sue abitudini e le sue regolamentazioni. 

immergersi a Rab non è come immergersi sul mar Rosso. Sia chiario non è meglio o peggio: è solo diverso.
Non ti devi trovare fuori dall'ingresso principale tra le 7 e le 8 del mattino per il transfer, ma ti devi trovare al diving alle 9 partenza del gommone alle 9.30. 
Non hai la preghiera del mattino ne i controlli di sicurezza, a parte la Maria che ti sbuca fuori all'improvviso e ti attacca una pezza, ma in genere lo fa dopo le 10.
Non fai il passo del gigante, ma la capriola all'indietro.

Non hai gli Anthias.

Ecco questo a me ha spiazzato. Ecco io mi tuffo e non trovo le mie belle nuvolette arancioni con il loro musino puntato contro corrente. E a me chi mi dice ora come gira la corrente, i cetrioli di mare che sono tutti girati a cazzo di cane? L'adriatico di Rab, ha, come ogni subacqueo decente che si informa di biologia marina, ovviamente una fauna e una flora diversa dal mar rosso. Ecco il subacqueo decente, non io. io mi butto convinta di trovare quel caleidoscopio frenetico che trovi a ras Gamila o ad anemone City, ma ti ritrovi sul Ligure: alghe ombrellino a profusione, donzelle e gronghi. Sì ho detto ligure, perchè nel mio Logbook ci sono anche immersioni nel ligure di levante e sono tra la immersioni che ricordo con più affetto perchè proprio le prime, ma il mare rimane sempre una parte del Mediterraneo e per chi non sa cogliere le differenze loco- regionali di fauna e flora marittima, le alghe ombrellino sono uguali A Rab tanto quanto a Levanto. Dal Kron Diving si possono raggiungere 29 siti di immersione diversi ed io ne ho fatti una parte davvero minima. 

A parte le diversità di fauna e flora con il Mar Rosso, le immersioni sono decisamente facili per chi affronta senza problemi  ( o con qualche problemino come la sottoscritta) Shark e Jolanda o Gordon reef. In Croazia ci si può immergere come mamma padi dice: Sei open water con buddy? Ecco, ascoltati il briefing, sappi che devi tornare entro un ora al gommone, pianificati la tua immersione e vai col tuo buddy senza la guida. E diciamocelo, è una grande figata. Non hai voglia di andare a 20 metri con tutto il gruppo? non ci vai. Hai voglia di startene lì ad osservare a 5 metri per 60 minuti i paguri? sei libero di farlo e di paguri ce ne sono tantissimi. 

Quindi le immersioni a Rab personalmente le ho trovate molto, molto rilassanti. Consiglio però la muta stagna o una semistagna in buone condizioni (la mia ormai non lo è più), perchè la capriola all'indietro in acqua a 20° C è decisamente una doccia fredda in confronto alla minima di 24° C del Mar Rosso. Però poi ci si abitua: più o meno verso fine vacanza quando entri in acqua e dici al buddy " beh oggi è caldina l'acqua" per poi leggere sul computer 18° C.

domenica 9 agosto 2020

Storie che in un qualche modo si ripetono

 Punti in comune: donne e subacquea.

Ho il sospetto che la mia amica K. sia stata ingannata. A lei non potrò mai dirlo per il motivo che chi l'ha ingannata è una persona a cui voleva bene ed è deceduta 5 anni fa. 

Oggi è venuta a trovarmi e così abbiamo parlato di subacquea: per lei è un supplizio parlarne, per me è un amore senza confini che vorrei far conoscere al mondo intero. Per me e per Luca è argomento di discussione il suo brevetto: di fatto ci siamo fermati a pensare che lei abbia preso un brevetto perchè ci si è trovata in mezzo ma che abbia sempre avuto paura dell'acqua e delle immersioni. Ma oggi è stato diverso: mi ha raccontato dettagli che non sapevo e che alla luce della mia esperienza personale mi fa solo pensare ad una cosa: potrebbe essere una meravigliosa subacquea o altamente consapevole che non fa per lei se le fosse stato dato il giusto. Non metterò il nome della didattica con cui ha preso il brevetto, per evitare quel chiacchiericcio insulso: "questa didattica è migliore dell'altra", perchè è infondato. Esiste la RSTC ad uniformarle tutte le didattiche. La differenza la fa l'insegnante: corretto o scorretto. Il corretto segue gli standard, ti rilascia un brevetto se te lo meriti (non perchè lo hai pagato). Quello scorretto... beh... inizio col parlare della mia esperienza di istruttori scorretti. A fine open water il "tizio" (non merita essere chiamato insegnante) mi soprannominó "la teorica", perché conoscevo piuttosto bene il manuale, ed era l'unica cosa che avevo: il mio open water che doveva essere spalmato in una serie di fine settimana in Liguria, vide la ripetizione per ben tre volte della prima lezione teorica  e l'esame, ma la pratica non andò mai oltre acque confinate 2. La mia prima immersione fu a Marsa Alam con il brevetto già in mano. Il mio ow stava tutto nella mia conoscenza teorica del manuale. Tuttavia tra "quel corso" e Marsa Alam, contattai un gruppo sub più vicino a casa, ripetendo un po' di esercizi, ma di fatto non ho mai completato l'open water, e se vado in acqua il merito lo devo al Carletto (pace all'anima sua) che mi ha tenuto 2 ore a meno di 5 metri ed ha fatto "la magia". Oltre a questo il "tizio" di cui sopra, mi vendette il mio primo GAV, sottodimensionato per la mia persona, eppure da chi si occupa di immersioni ed ha lavorato alle Maldive e sul mar Rosso prima di tornare in Italia ed aprire un diving in Liguria come valutare la taglia di un gav lo dovrebbe saper fare bene. Ho un idea del come mai sia potuto accadere "un errore" del genere, ma me lo tengo per me: è solo una supposizione basata sul veder prendere dal "socio del tizio" le pinne di qualcuno che conoscevo dal suo gavone per darle ad un subacqueo che stava noleggiando l'attrezzatura per un immersione.

Oggi con la mia amica siamo ritornate su un esercizio che lei non è mai riuscita a fare: svuotare la maschera, e nonostante questo è stata brevettata. Questo esercizio ha provato a farlo in acqua con me e con Luca con la sua maschera. Io non ho mai visto una maschera così schiacciata sul volto tanto da sembrare una maschera da apnea. Dicono che è una maschera per subacquei tecnici, ma credo che anche lì ci siano convinzioni fideistiche più che conoscenza vera dell'attrezzatura. Insomma qualcuno ti dice che è così e tu te la bevi.  Scambiammo la maschera e... MIRACOLO!!! è riuscita a svuotarla al primo tentativo. Che fosse la mia maschera semplicemente più esperta nell'essere svuotata e per questo si sia lasciata svuotare così docilmente? 

Oggi mi ha raccontato anche del suo snorkel. Con gli altri subacquei, che conosco pure io, si lamentava che il suo snorkel faceva entrare acqua, che era difficile respirare, e tutti la prendevano per il culo del tipo "quante storie che fai", "non è possibile". Questo è stato così fino a che suo marito non ha preso in prestito il suo snorkel tenuto insieme con le fascette (e già solo questo è motivo per me per buttarlo e comprarne uno da 3 euro alla decathlon) scoprendo che forse la moglie proprio tutti i torti non li aveva.

Mi ha anche detto che il suo brevetto, dichiarato Open water, ha come limiti i 10 metri massimi di profondità e l'obbligo di immergersi accompagnata da un subacqueo professionista.
SE fosse brevettata con didattica PADI sarebbe un Discover Scuba diver, non un Open Water.
SE fosse brevettata con didattica SSI sarebbe uno scuba diver non un Open Water. 
Ma la didattica con cui si è brevettata, da quello che ho letto sul sito, prevede come primo brevetto per adulti un Open Water e nessun livello inferiore! Perciò, che cazzo le hanno detto a lei e a tutti gli altri brevettati dallo stesso istruttore come "Open Water", che per potersi immergere devono andare in acqua accompagnati da un subacqueo professionista? 

Qualcosa non mi torna, e poichè io i cazzi miei non me li so fare e per amore del mare e della subacquea non mollo a terra qualcuno per le vaccate dette e commesse da altri ( ed anche per un debito d'onore che mi sono presa personalmente con chi mi ha fatto ritornare in acqua più fiduciosa delle mie capacità), ho scritto alla didattica di riferimento, sperando mi possano dire qualcosa di utile. 

L'unica alternativa valida è che per qualche regolamento locale quella didattica al primo livello presa in Germania sia così limitata, ma ne dubito tanto quanto dubito che domani mattina io abbia una sveglia alle Silly o clock per andare a trovare la Thissy.

martedì 21 luglio 2020

immersioni a rab

È passata più di una settimana dall'ultima immersione a rab, ma non ho l'ispirazione per scriverne. Arriverà.

martedì 14 luglio 2020

cambiar parrocchia

Nel mondo della subacquea ci sono molte didattiche, cioè tante scuole che ti insegnano in modo diverso le stesse cose: fai sempre le bolle, stai col tuo compagno, segnala o chiedi "va tutto bene" facendo segno "ok" con la mano e non usando il pollice in su. In pratica è un po' come la religione: tante parrocchie per fare li stesse cose, arrivandoci in modo diverso. 

Io sto pensando seriamente di cambiare parrocchia. E non perché una sia migliore di un altra, perché la differenza la fa l'insegnante, non la didattica.

Dalla parrocchia PADI alla parrocchia SSI. E tutto per il mio dive master. Non cambierà molto credo, ma la mia scelta si basa su un principio di comodità: se il centro PADI più vicino a casa è a 40 km, e ho più centri SSI e più vicini, forse ho io mio buon tornaconto a cambiare scuola. Non so se questa prevalenza sia una questione locale o economica: ho avuto occasione di parlare con 2 istruttori/centri sub che hanno fatto lo stesso cambio di parrocchia perché a loro conveniva in termini di sostegno da parte dell'associazione stessa. Spero di aver avuto una buona idea, l'importante è farlo bene e non che mi venga staccato a cazzo di cane per fare cassa. 

Ora devo solo rivendere la pecetta verde PADI da DM....

domenica 12 luglio 2020

0-100-200


E c'è ancora tanta strada e tanta esperienza da fare. 

E magari prima o poi il DM.

sabato 11 luglio 2020

Dm

Devo scrivere alla PADI.

Devono fare una nuova certificazione: il dive Mommy.
Requisiti fondamentali, essere sub, mamma e mamma di un sub alle prime armi.
Gli skills che devi avere sono:
Assistenza nel montaggio, smontaggio, trasporto e cura dell'attrezzatura in particolare in tutto ciò che richiede quello zic di forza in più, e quei centimetri in altezza per arrivare là dove il minisub non ci arriva.
Supporto psicologico per il mini sub e per il secondo genitore.
Saper reagire anche prima del caffè (accettato anche se solo per questioni subacquee).

Ecco io questa certificazione dovrei averla honoris causa.

Poi se si tratta di un dive Daddy, va bene uguale.

giovedì 9 luglio 2020

tutti sott'acqua!

Da oggi siamo tutti una famiglia di subaqqui: figlia piccola ha fatto il bubblemaker. Il sorriso di figlia grande quando lo fece era impagabile, ed altrettanto impagabile è l'entusiasmo di figlia piccola: lei vuole vedere i pesci! Abbiamo potuto seguirla in acqua, in snorkeling. Anche con figlia grande ero in acqua, ma figlia grande era in piscina, figlia piccola ha potuto farlo direttamente in mare, perché come ho scritto nel post di ieri, si tratta di una piscina di acqua salata. Vederla serena in acqua dissipa tante incertezze, e l'averle portate in piscina dall'età di 3 mesi ripaga. Ma soprattutto la soddisfazione della risposta alla domanda:
 " allora come ti senti dopo l'immersione?"
"Assetata!”

Ha vinto una deco cola, visto che la deco beer pur gradendola, è un po' fuori luogo.

mercoledì 8 luglio 2020

Rab

Sì sa che noi siamo tipi da "per quest'anno non cambiare stessa spiaggia stesso mare", ma complice un collega poco corretto, le vacanze di Pasqua sono saltate, perciò niente Sharm ed ho dovuto prenderle in luglio. Comunque grazie collega scorretto: tu hai preteso le vacanze a Pasqua e le hai passate comodamente a casa tua causa virus, io invece sono al mare e mi godo questo!



Ma non si tratta della stessa spiaggia stesso mare: non ce la siamo sentita, prima ancora di tutto il fenomeno covid 19, di portare le figlie troppo giovani per immergersi almeno fino a 21 metri a Sharm dove,secondo la mia bibbia personale, in estate ti sembra di essere dentro ad un asciugatrice. Perciò abbiamo deciso per la Croazia di cui ne abbiamo sempre sentito parlare bene e siamo finiti sull'isola di Rab al kron Diving.

I paragoni con l'Egitto sono infiniti: niente di che, ma noi siamo fatti così, stracciapalle fino al midollo o quasi. 

La cosa che ti colpisce è il silenzio. 

Noi, che per il sopracitato motivo "figlie non ancora del tutto atte alla subacquea" dobbiamo andare ancora nei villaggi affollati di turisti da "scammellata nel deserto" come avventura estrema, ma più portati per "passeggiata organizzata al genena city" , siamo stati colpiti dal silenzio. Cicale, uccellini, qualche gabbiano. Le famiglie urlanti nella composizione standard nonna, genitori, nipote/i non le senti. Non che non ci siano, ma non le senti. Sono in numero minore, e trattandosi di appartamenti in affitto, se ne stanno per i fatti loro a fare colazione senza dover correre carichi di salvagenti e giochini da spiaggia, ai Buffett della colazione per poi essere in spiaggia alle 7 del mattino per accaparrarsi la sdraio in prima fila. Qui la spiaggia non c'è. O meglio c'è è poca e tutta libera. Lì trovi anche le famiglie nella sopracitata configurazione, ma si-len-zio-se. Va anche detto che sono in numero decisamente minore. Sarà anche per il fatto che non c'è un aereoporto che scarica 200 turisti per volo, ma un traghetto da 10 minuti da Stinica, o un altro più a nord, di cui non mi sono curata affatto.

Va bene, lo ammetto: mi manca la preghiera del mattino in coda al jetty di Nahama.

Noi siamo esattamente a Kampor. Qui. Come si evince dalla magnifica cartina di Google Maps, siamo in un insenatura, vista lago.


 La baia è del tipo "perfetta per famiglie con bambini piccoli in vacanza" profondità massima 50-80 cm per almeno 30 metri dalla battigia, poi strapiombo a partire dai 2 metri. Praticamente una piscina d'acqua salata, con onde inesistenti o eventualmente artefatte dai natanti, pedalò compresi, meglio se dotati di scivolo.  Perfetta per nonne e/o mamme iperapprensive che non hanno idea della pericolosità dell'acqua poco profonda, e per corsi bubblemaker ed ow.  Parlavo della spiaggia, che c'è,è libera e poca. Non ho idea del perché in questa parte di Kampor,o forse su tutta l'isola,  ci sia così tanto cemento: posso supporre che abbiamo rubato un po' di superficie al mare come fanno i monegaschi, per costruire più che altro strade pedonali carrabili, ma c'è più cemento che litorale. Insomma nulla a che vedere con le spiagge organizzate tipiche italiane o dei resort di Sharm. 

Capitolo immersioni: di queste ne parlerò a fine vacanza. Per il momento sappiate che è luglio e che in acqua "fa un frecc de la madóna". Portatevi la stagna se ce l'avete.

Domani si consacra alla subacquea anche figlia piccola: bubblemaker in arrivo.

venerdì 12 giugno 2020

Vi presento Giorgi(n)o

A 12 anni distanza, dopo il gatto Gigi è arrivato Giorgi(n)o. Perchè poi passerà a Giorgio e poi quando sarà un bel gattone sarà Giorgio(ne). e Sì è maschio perchè così piccoli spesso è più facile vederli che tra 2 settimane. Giorgino ha meno di 14 giorni di vita, stimo tra i 5 e i 7. 
A 9 anni di distanza ho ripreso con le poppate notturne a distanza di poco più di 2 ore: buona resa con 5 ml di latte ricostituito. Stanca, ma ammetto che allattare senza dolori alle tette è fantastico.
Giorgi(n)o applica alla lettera quello che scrissi nella mia tesi sulla neonatologia del cane, che è sovrapponibile a quella del gatto: mangia, pipì-cacca (come un elefante!) per stimolazione, fa le fusa ( ma non gli riescono ancora benissimo), dorme.
Tra Gigi e Giorgino ci sono di mezzo Figlia grande e piccola, e ammetto che sto facendo tesoro anche delle esperienze dirette da mamma oltre alle conoscenze veterinarie, e a quelle di mamma gatta adottiva. La prima è:  non mi stressate con "il gattino si muove, miagola, etc..." non muore se si agita o miagola per un minuto. E nemmeno per due. Da mamma hai il tuo bagaglio di ansie: anche come mamma gatta - impiegata in un rifugio per animali ne hai, e non hai bisogno che te ne mettano addosso altre. Questo giro ho le cat sitter. Le figlie se lo contendono il povero Giorgino. Ma va bene così: ben indirizzate faranno tesoro di questa esperienza, imparando a gestire un bebè, cane gatto o umano e magari a capire che le mamme hanno bisogno di staccare. Non lo dico per me ora che comunque ho bisogno di staccare anche se non le allatto più, ma lo dico per un futuro di chissà chi, loro o di un amica, e di sapere che il tuo cucciolo è in buone mani da poter fare una doccia senza avere l'orecchio teso. Giorgino è nelle mie mani da poco meno di 24 ore. Il mio scopo e poterlo crescere per le prossime 2 settimane e portarlo allo svezzamento precoce. Dopodichè trovargli una famiglia d'affidamento senza fargli fare nemmeno un giorno al rifugio da gatto ospite: per ora sarà solo gatto di passaggio in mezzo ai miei conigli che per lui sarà di certo più sicuro.

sabato 23 maggio 2020

L'azubo

Non troverete questa parola nel dizionario italiano, o se ci fosse dubito che abbia un significato corrispondente, e se lo fosse, cavoli in mondo è un gran casino. aspettate un attimo....ecco l'ho cercato sulla Treccani on line e non c'è, quindi ve lo spiego io cos'è e poi chi è l'azubo.
Qui in Germania molte professioni non le si imparano semplicemente sui libri, ma esiste un percorso formativo della durata di circa 3 anni genericamente definito Ausbildung che tradotto significa contemporaneamente, formazione professionale, tirocinio, istruzione e così è: si prende un ragazzo o una ragazza dell'età minima di 17 anni e lo si manda a lavorare e contemporaneamente ad imparare su un piano grossolanamente strutturato con 3 settimane di lavoro ed una di scuola. Alla fine si ottiene un diplomato che non solo conosce la materia teorica (si spera) ma che sappia già mettere le mani. Costoro sono chiamati "Auszubildende", abbreviato ad Azubi/Azubine, perchè i tedeschi con le loro parole chilometriche, amano le abbreviazioni. Ma io sono italiana e se i tedeschi che amano la precisione hanno Azubi per il maschio e Azubine per la femmina, per me sono l'azubo e l'azuba.
Io ho un azubo.
E vorrei non averlo.
L'azubo non si chiama Vincent, ma qui sarà chiamato così perchè " Vincenzo io ti ammazzerò perchè sei troppo stupido per vivere". E sì è troppo stupido per vivere, ma, nel suo caso, sopprimerlo sarebbe maltrattamento animale e per il lavoro che faccio perderei il posto di lavoro, quindi mi tocca tenermelo. Grazie al cielo, non tutti gli azubi sono così: Ne abbiamo di in gamba, di teste vuote che però le riempi come ti pare e poi lavorano benissimo e puoi stare tranquilla che non combinano cazzate, di ipertimorosi che si turbano nel mettere il collirio ad un coniglio, e poi c'è Vincent che purtroppo non è nulla di tutto ciò. Non è in gamba, non è una testa vuota riempibile, e non è un ipertimoroso. E me lo devo smazzare io. Ora sia chiaro che se potessi parlare in italiano sarebbe tutt'altro discorso, ma dovendomi spiegare in tedesco mi viene difficile gestirlo. Gli Azubi in genere entrano in una struttura e ci rimangono per 3 anni. Se cambiano ci sono 2 motivi: hanno scelto loro di andarsene perchè non era il posto giusto oppure sono stati licenziati. Ecco Vincent è stato licenziato a metà del secondo anno di un Ausbildung un po' diverso da quello da offre il mio posto di lavoro. Le nostre azube del secondo anno non lo sopportano. L'azuba del terzo e del primo anno non so, quello del primo anno non lo stima affatto, tutti gli altri colleghi non lo vedono di buon occhio. L'azubo è tradotto in italiano corrente non accademico, un bimbomikia di 25 anni che non si lava, ha le croste in faccia e i capelli unti. Nel nostro rifugio per animali, tempo per sedersi non ce n'è quasi mai: lui è fin troppo spesso seduto con il cellulare in mano. La sua risposta standard se gli muovo un obiezione (ed io fino a prova contraria sono una sua superiore non una sua pari, da me dipende la sua formazione) è "sì ma -collega/azuba a caso- mi ha detto che..." E non so se sia peggio, quando gli affido un incarico con differenti compiti da svolgere, non li termina mai tutti e in genere si inventa altro da fare non richiesto vanificando spesso l'organizzazione del reparto di mia competenza. Ieri per esempio gli ho chiesto di pulire una gabbia di conigli e portare in cucina una borsa (la cucina si trova di passaggio tra dove gli ho parlato e la gabbia in questione) e lui cosa fa? Si mette a sistemare la verdura in frigo senza aver pulito il frigo come da protocollo interno (per questioni igieniche il frigorifero va pulito ad ogni nuovo rifornimento di verdure). E i conigli?  Oggi invece decide che prepara lui le verdure. No ferma un attimo. Qui si lavora di squadra: ci sono capitani e giocatori, e i capitani organizzano le risorse della squadra per vincere e la nostra è una partita contro il tempo: rifugio bello pulito e ordinato come se spuntasse dal catalogo Ikea per l'ora di apertura al pubblico. Quindi mi dispiace Vincenzino bello ma se io ci metto 30 minuti per fare le verdure e tu quasi un ora, è meglio che te ne vai a pulire le gabbie che mi sei più utile. Peccato che Vincenzino bello non sia in grado di accettare questo tipo di cose. dalle 8 alle 11 io ho: controllato il gatto che si era fatto male il giorno prima, sistemato un coniglio portato dall'acchiappacani durante la notte, fatto le verdure sistemato tutti i conigli tranne una gabbia che per comodità era più facile per Vincenzino, preparato una tazza di thè bevuta per lo più mentre sistemavo i conigli, sistemato il drago barbuto, sistemato i volatili, messe a posto un paio di scartoffie, controllato il lavoro fatto da Vincenzino. Lui ha: spostato 2 conigli in una gabbia che avevo precedentemente preparato, pulito i 2 porcellini d'india, le due gabbie di ratti, quella dei Degu e le tartarughe terrestri. Dopo tutta questa mole di lavoro, gli chiedo di: svuotare e pulire 2 gabbie e rimuovere la polvere dalle gabbie non usate. Vado a controllare il lavoro e.... ha solo pulito una gabbia e lavato il pavimento. Quando gli ho chiesto spiegazioni mi ha detto: "non ho capito che dovevo fare anche quella e pulire le altre".
Domani è domenica. L'orario di apertura è dalle 11 alle 13. Tutto il rifugio deve essere pronto entro le 10.30 con animali nutriti, gabbie pulite e parti comuni pulite e lavate. Sto sperando che domani si dia ammalato, che almeno mi evito l'impiccio di averlo tra i piedi. 

lunedì 11 maggio 2020

Mi rimangono i ricami e i ricordi


Questa foto è stata scattata il 29 Settembre 2012, il giorno del mio matrimonio. La nanerottola in mezzo vestita di viola sono io. Mica il classico bianco, anzi. Fu un matrimonio molto colorato.
Alla mia destra Maria Elena, alla mia sinistra Sara.
Ci siamo conosciute grazie alla passione comune per il ricamo a punto croce, su un gruppo di yahoo e tante chiacchiere fatte sui messangers che si sono trasformate lentamente in un amicizia, legata anche dai gatti. Maria Elena all'epoca viveva con Merlino, Morgan che nonostante fosse castrato viveva da maschio intero, e il coniglio Benjamin. Sara aveva la Gioiuta ed io avevo Manolo, la Tabi, il Micione e Shami. Ricordare, è davvero lunga, perchè di chiacchiere grazie alla tecnologia ne avevamo fatte tante, tanti progetti, tante considerazioni, tante cose sebbene una stava a Ravenna, l'altra ad Udine ed io a Milano. Il mio matrimonio fu la seconda occasione in cui riuscimmo ad incontrarci tutte e tre insieme. La prima fu la festa di compleanno a sorpresa per Sara 2 anni prima.
Di loro oggi mi rimangono i ricami, tantissimi, i ricordi, le chiacchiere, e questa foto.
Avrei molto da scrivere, ma non è facile perchè ho un specie di peso-bomba sul cuore che se mi fermo a guardarlo esplode e non mi fa scrivere. E' fatto di ricordi, di cose che si sarebbero volute fare diversamente e di quella orribile situazione " devo farlo vedere/sapere/raccontare a... le piacerà sicuramente" e non puoi. E' il distacco. Il dolore ti travolge, ma il distacco avviene più lentamente e solo col tempo prende un sapore diverso meno amaro. E' quando si passa dal " devo farlo sapere a..." al "questa cosa le sarebbe piaciuta tantissimo" che il sapore cambia. E' che non c'è una data in cui accade come la scadenza della garanzia per un elettrodomestico. Prima o poi accade.
Non siamo state legate tutte e tre a doppio filo fino all'ultimo: mi sono o ci siamo allontanate. Con Maria Elena accadde non molto tempo dopo il mio matrimonio, prima che si ammalasse, o che scoprisse la sua malattia, in modo piuttosto brusco. Con Sara è stato un po' più graduale, e posso dire dovuto molto al mio trasloco in Germania. Ma nonostante tutto non posso non sentire il vuoto che ne rimane.