giovedì 26 ottobre 2006

Memorie di una diciannovenne confusa e delusa.

A volte il tempo sembra non conoscere la differenza tra lo ieri l'oggi e il domani e così sembra ieri quando ero confusa e delusa a 19 anni...
18, 19 non fa molta differenza : fu un anno a cavallo tra la primavera dei 18 e quella dei 19 in viaggio per i venti.
Il ragazzo più significativo della mia vita fino ad allora, quello con cui persi la verginità, mi aveva mollata per telefono meno di una settimana dopo il suo compleanno, il ragazzo che pensavo mi avrebbe sposata dopo le rispettive lauree, il ragazzo con cui mi vedevo mamma felice, il ragazzo per cui provai quella strana sensazione di sentire qualcosa che cambia dentro di te e che ti fa pensare di essere incinta a 18 anni quando sai che è matematicamente e ormonalmente impossibile, il ragazzo che mi accompagnò al consultorio prima di ritrovarci inguaiati, quello che affrontò con me le ire di sua madre cattolica credente e praticante quando scoprì che in 2 non eravamo più poi tanto puri,  quello che mi accompagnava a casa sulla canna della bicicletta e che mi toccava il culo passandomi accanto in bici ritrovandoci a fare spesso un tratto di strada insieme.
Patato perdonami, ma quello fu l’amore più romantico della mia vita. Forse perché quello che ti cambia, forse per l’età in cui tutto sembra magico, ma quello era qualcosa di irripetibile.
Ma quella magia durata da Dicembre ad Aprile al momento che mi fu negata, mi uccise.
Persi un anno di liceo, un altro oltre la primo per colpa di una scuola media mediocre e menefreghista, divenni lo zimbello del gruppo scout che frequentavo, i capi non mi degnavano della benchè minima considerazione, se non lo pensavano mi facevano sentire come se fossi una nullità, una stupida, una a cui è meglio non dare alcuna competenza, confidenza, fiducia perché sicuramente deluderà le tue aspettative.
Quell’anno in cui combattei con me stessa per non chiudermi nel dolore che provavo, per non nascondermi e scappare dalle persone che con i loro falsi pregiudizi e moralismi, mi ritrovai sola con la mia bici, la mia macchina fotografica e gli U2 come colonna sonora: era appena uscito Achtung baby e se quel CD è ancora vivo è solo un miracolo.
Settembre stessa scuola nuova classe. Io e i miei problemi di socializzazione: beh si certo se i miei compagni escono il sabato alle 18 dopo aver fatti i compiti per il lunedì ed io invece alla 18 devo essere a casa perché le ragazze per bene non stanno fuori col buio, ne tanto meno vanno nei quartieri popolari dove abitano i miei compagni di classe, dimmi come fai a socializzare i primi anni e sperare che poi una persona si adatti e socializzi in una nuova classe già affiatata.
Ma avevo già passato un estate decisamente infernale con finti amici e compagni scout che della regola “ ogni scout e fratello/ sorella di ogni altri scout e amico/amica di tutti” per potermi preoccupare di questi ragazzini con 2 anni in meno di me, il cui pensiero più elevato era trovare un tocco di fumo e seguire il gruppetto musicale di turno.
Così incominciai a crescere e a trasformarmi. Cercai dei punti di sicurezza ed il primo fu: non abbassarti a sposare le idee altrui o a dire/scrivere/fare quello che tutti si aspettano.
L’inverno lo passai con un mantello degno del bosco di Lothlorien, le mie nike portavano lacci di raso uno azzurro uno rosa e non tacevo mai le mie idee contro tendenza, contro qualsiasi tendenza, tanto da dire ad un certo punto la prof di filosofia che se l’Italia gli faceva poi così tanto schifo poteva andarsene in un latro paese come e quando gli sarebbe piaciuto.
Ed imparai a scrivere. Abbandonati i concetti triti e ritriti da tema sfagiolavo pensieri miei, originali, che immancabilmente riuscivano a compensare gli orrori ortografici. Ed imparai a non temere la lingua inglese e a parlarla sempre durante le 5 ore settimanali con la mia prof cosa che mi valse la possibilità di portarla come seconda materia orale alla maturità.

Anche queste memorie sono confuse: ci sarebbero tante cose da dire, forse un paio in più di tutte le piastrelline azzurre che ricoprivano il mio liceo, ma una cosa sola mi viene da pensare oggi dopo qualche anno, quattordici per l’esattezza: quell’estate un bruco si è trasformato in farfalla, a dispetto di chi lo ha scambiato per un lombrico.

4 commenti:

  1. letto tutto... tanti pensieri ma pochi da scrivere qui... continuo a notare i punti di contatto tra me e te...

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  2. Ti criticheranno sempre, parleranno male di te
    e sarà così difficile che incontri qualcuno
    al quale tu possa andare bene così come sei.
    Quindi vivi come credi, fai quello che ti dice il cuore.
    La vita è un'opera di teatro che non ha prove iniziali.
    Canta, ridi, balla, ama.
    Vivi intensamente ogni momento della tua vita,
    prima che cali il sipario e l'opera finisca senza applausi.
    (Charlie Chaplin)

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  3. Grazie Fulvio, calza a pennello. :*

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  4. Beh... direi che quella farfalla è diventata poi una donna e si è costruita con le sue mani una vita piena e soddisfacente..con amori stabili, amicizie e punti fermi.
    I tempi delle superiori, nonostante le falsità che ci mostrano cinema e tv, son sempre tosti per tutti.. e mai semplici.. ho scritto qualcosa in proposito giusto un paio di gg fa.
    In bocca al micio per il trasloco!

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