sabato 10 novembre 2007

Non credevo che a meno di un mese dal proclama della Laurea avrei avuto modo di poter raccontare il mio primo episodio id vita veterinaria  sullo stile delle avventure del dottor Herriot.

Potrei iniziare come lo spot del famoso amaro ( che tra l'altro mi piace pure) “la capra aveva bisogno del mio aiuto” e sicuramente era una capra, non una “cavalla” come quella della pubblicità ma con un bigolo di 40 cm: questa era veramente una capra, anche perché i becchi sono decisamente diversi e se gli strizzi quelle cose in mezzo alle gambe non solo non fanno il latte ma pure ti procurano un calcio da farti diventare carta da parati per stalle.

Herriot si era trovato mezzo nudo sdraiato sulla ghiaia con la neve che gli cadeva sulla schiena ed il braccio infilato nella vagina di una vacca per un vitello in posizione non corretta per il parto.

Io mi sono trovata ad affrontare inginocchiata nella lettiera ben poco pulita della stalla una mammella sguarrata da una cornata mentre tra capre discutevano animatamente di chissà cosa. La prassi che mi hanno insegnato per fare una sutura prevede: lavaggio della parte con sodio cloruro, preparazione chirurgica della parte, sedazione dell'animale ed anestesia quantomeno loco-regionale, asepsi della “ sala operatoria”, valutazione della lesione, sutura con filo ed ago adatto partendo dai piani più profondi.

Ed invece....

L'asepsi della “sala operatoria” meglio definita come “stalla” era ben oltre che utopica, il lavaggio della parte è stato fatto con acqua calda ed un briciolo di candeggina, Sedazione ed anestesia loco-regionale a endorfina e buon carattere della capra, valutazione della lesione a “dito” guantato e sutura con ago da ricamo tradizionale (quindi con la punta) e filo da uncinetto: l'alternativa al filo di cotone da uncinetto era un nylon da pesca così sottile che lo utilizzare solo per legarci i vasi.

A questo va aggiunto che fino a che il responsabile d'allevamento non mi ha detto “ fai”, ero convinta che l'avrebbe fatta lui la sutura, ed invece mi sono ritrovata a fare la mia prima sutura con attrezzi da ricamatrice! E per fortuna che sono attrezzi a cui sono avvezza. Così ho fatto una sutura cutanea continua affrontante estroflettente!

Più che altro più che l'emozione della prima sutura sono basita da me stessa, per la freddezza con cui ho affrontato una cosa che ho visto fare poche volte, e che non ho mai fatto ne tantomeno studiato su un libro. Sapevo una cosa però: sapevo che la capra andava aiutata e che la lesione era brutta e non si sarebbe risolata con un po' di disinfettante un cerotto e un bacino. Ho fatto quello che sentivo di fare, e una volta tanto sono orgogliosa di me stessa e di essere una dottoressa.

8 commenti:

  1. Ahhhhhh...saisfation...bravissimaaaaa...e chi la sa fare una sutura?!?

    RispondiElimina
  2. neanch'io credevo id saperla fare finch'è non l'ho fatta. e magari ho inventato un nuovo tipo di sutura! ma credimi vorrei fiondarmi oggi in un negozio di articoli medici e recuperarmi un mathius, un paio di aghi filo e un paio di pinze varie....

    RispondiElimina
  3. Ebbrava! E mentre leggevo c'era di sottofondo "il gusto pieno della vita" che mi canticchiava in testa ;)))
    Vedi? Vedi? Vedi che i miei regali di laurea sono azzeccati!!! =))

    RispondiElimina
  4. ....la sutura l'hai fatta col retro perfetto??!!??
    ah..ah..ah....aaaaahhh!!!!!
    Scusa la freddura, ma non me la potevo tenere!!!!!;-PP

    Buon proseguo tra capre!

    RispondiElimina
  5. @ tittiz: Ho fatto di meglio! fronte e retro identici!

    RispondiElimina
  6. E' un buon... "punto" di partenza direi :)

    RispondiElimina
  7. la classe non è acqua
    complimenti

    RispondiElimina