mercoledì 13 aprile 2016

Adenoidi

Ieri figlia grande ha tolto le adenoidi.
In famiglia ora siamo 2 senza e due con: inutile dire che l'altra senza sono io: le ho tolte a 7 anni. Ironia della sorte io le ho tolte alla San Giuseppe di Milano, la Mimi alla St. Josef di Bonn. ma a parte questo in 36 anni di cose ne sono cambiate parecchie.
Io feci gli esami del sangue, che passarono alla storia come "la puntura a secco", la Mimi no.
Io venni ricoverata il giorno prima dell'operazione e mandata a casa il giorno dopo. La Mimi si è dovuta presentare alle 7.45 e  poco prima delle 11 eravamo a casa davanti alla tv.
Io feci la preanestesia intramuscolare, dolorosa, e poi mi misero direttamente la mascherina dell'anestesia gassosa; la mimi ha buttato giù un cicchetto schifoso ed è piombata sul lettino del day hospital.
Io ricordo di essere entrata in sala operatoria, l'infermiera che mi sorrideva, l'anestesista che mi diceva respira, l'infermiera sorridente che mi diceva di rimanere sdraiata. La Mimi dice di non essersi addormentata: le hanno dato roba buona.
A me non è stato preso un accesso venoso, alla Mimi sì e come ho scoperto sul momento i bambini lo vivono malissimo, e se lo vivono male loro, capisco perchè ci sono cani e gatti che se lo strappano.
Se me l'avessero detto, avrei potuto parlarne alla Mimi, avrei saputo anch'io reagire meglio alla situazione. Ecco sappiatelo nel caso anche i vostri nani dovessero affrontare una chirurgia, e gli prendano un accesso venoso, da fastidio, non capiscono e la vivono male. L'anestesista dice che ci sono bambini che urlano perchè non lo vogliono. Di fatto è così, tolto il fastidio dell' agocannula  Marina si è calmata e in macchina si è riaddormentata.
Io mi feci tutto il giorno sdraiata a letto in ospedale annoiandomi a morte, senza potermi mettere a sedere e senza mangiare o bere fino a sera; Marina ha potuto mangiare e bere qualcosa appena uscita dalla sala operatoria, anzi era fondamentale per poter togliere l'accesso venoso, e a casa è stata coccolata con quello che voleva da mangiare purchè fosse morbido e non fosse ne piccante ne acido.
A sera ci ha chiamato l'anestesista per sapere come andava, ed ho potuto raccontare che sembrava non essere stata operata da tanto che stava bene.
Domani visita di controllo, e poi vedrò se tenerla a casa un giorno in più così per coccolarci, o spedirla a scuola.

domenica 10 aprile 2016

Ieri, festival.

Dunque da dove cominciare?
Dal mal di testa.
Oggi ho mal di testa, non per colpa del festival, ma credo che sia la giusta conseguenza di un periodo un po' impegnativo e stressante simulazione del test di tedesco, contest, workshop a cui ho voluto partecipare, che fortunatamente può sfogarsi così, con un mal di testa, e non con un accumulo continuo di stress.

 Il riposo del guerriero:


Onore e gloria al mio costume. Non ha perso nulla durante l'esibizione, ma alcuni strass di quelli autoadesivi si sono lasciati andare solo a contatto con l'acqua. Poco male la colla ce l'ho e li rimetterò su. Per i costumi professionali con cui si sono presentate alcune posso dire che non ha nulla da invidiare a loro, anzi nessun costume, nemmeno quello della vincitrice, mi hanno fatto dire " oooohhhhhhhhhhhhh": del suo ho notato quanto brillassero i suoi strass, che non erano molti, ma sembravano illuminati da led. In compenso ho preso spunti su stoffe, colori e decorazioni guardando quelli presenti al bazar.

Il bottino del festival


Nonostante costumi meravigliosi veli in seta, cinture che manco nei miei sogni più perversi, mi sono contenuta acquistando 2 bastoni, che male non fanno, 2 metri di strass buoni, 2 cerchietti con le monetine per le nane, e 4 cd. Per la verità i Cd sono stati un acquisto spinto da Luca, che si sta appassionando sempre di più alla Darbouka, dopo aver sentito ieri sera un improvvisazione di 2 percussionisti. 
I costumi mi sono fermata solo a guardarli ed osservarli. Dopo averne creato uno per l'occasione, ho capito 2 cose: perchè un costume un po' carino inizia a costare dai 250 euro in su, e l'importanza del "su misura". Le pietre, le perle, le decorazioni quelle belle, quelle che brillano di luce propria, costano. Il mio è pieno di "plasticaccia": se avessi scelto di prendere swarovski veri o simil swarovski, oltre a non poterli pagare il peso del costume sarebbe stato maggiore. "Su misura" vuol dire avere addosso un capo che ti lascia libera nei movimenti. Ho in completo molto bello che le amiche della "giuria tecnica", quelle che mi hanno sostenuta e consigliata mentre creavo tutto quello che andava creato per il contest, mi avevano consigliato di metterlo per l'effetto scenico superiore (questo PRIMA che trovassi un sacco di "plasticacce"verdi per il mio costume a 1 euro al pacchetto), ma è un costume acquistato e si adatta il mio corpo a lui e non il contrario.
Esistono anche costumi a 50 euro, ma sono molto " base" e adattabili a chiunque, e non ora come ora non ne comprerei uno: li trovo insignificanti. Probabilmente un paio di anni fa ne avrei preso uno sentendomi una diva, ma ora pensando al costo, alle scarse possibilità di esibirmi da solista, all'importanza di uniformità in un contesto di gruppo, all'inutilità di usare un vestito bello a lezione dove, se fatta bene, si suda parecchio, 50 euro sono soldi sprecati. Personalmente trovo che vestiti del genere siano un buon investimento quando si è in un gruppo principianti, o si fanno coreografie di gruppo con molte danzatrici e si vuole avere un uniformità senza spendere patrimoni.

Contest

Dire che ero nervosa sarebbe limitativo.
Volevo pensare solo al contest a rilassarmi a divertirmi, ma ci sono stati una serie di accavallamenti di eventi per cui Luca mi ha raggiunto solo verso le 13, 2 ore prima dell'inizio del contest.
Io odio truccarmi.
Ho creato un costume, ho creato una coreografia, ho scelto una musica, ma truccarmi per andare in scena non lo so fare! L'unica base che mi è stata data è fatti l'eyeliner, metti l'ombretto nero, e vai. Invidio le tribalist che sembrano avere un trucco decisamente più semplice: nero sotto, bianco sopra, rossetto rosso fuoco (ora arriverà una tribalist a dirmi che ho detto una cazzata, eh, vabbeh).
Quindi nello spogliatoio ho iniziato a smadonturcheggiare, in tedesco, perchè il colore non sembrava volere andare al posto giusto. La tizia in camerino con me mi dice " sorry, i don't speak german". E' Russa, vive in Belgio. Poco dopo si unisce a noi una Polacca che sarà poi la vincitrice del contest per la mia categoria. E così si chiacchiera in inglese di tutto quello che riguarda la danza, e ne vengono fuori perle interessanti tipo "se non sei sicura, non farlo", consiglio datomi mentre ero in dubbio se mettermi la molletta sui capelli o no, e no non l'ho messa: la spuma me li ha tenuti a posto come volevo. Tahira, la Polacca (ok Tahira è un nome d'arte) aveva un trucco fantastico e mi ha detto che l'unico modo e provare e provare: la sua insegnante voleva che si presentassero a lezione sempre truccate, perciò...  Sicuramente dovrò imparare a mettere le ciglia finte.
Mentre mi truccavo ho iniziato a fare Shimmi di mano* (* per non addette: gli shimmi sono le vibrazioni, se "di mano" è tremarella da nervoso), però l'eyeliner sono riusciata tirarlo abbastanza bene: insomma non sembrava un tracciato ECG. 
Alle 14.45, sono pronta di tutto punto l'ansia mi sale a manetta soprattutto pensando che sono la prima a salire sul palco!
Inizierò l'esibizione solo mezz'ora dopo, perchè tra una cosa e l'altra si tira un po' tardi ma non per colpa mia.
Parte la musica, entro e sono già in ritardo per trovarmi in posizione: quando provi sempre in casa poi non ti raccappezzi facilmente con le misure.
Via paralizziamo il sorriso in faccia e.... guardo la giuria. Una giudice ha lo sguardo di quella che più che giudicare vuole ammazzare qualcuno in quel momento me, e no non lo trovo confortante, anche perchè è magnetica ed ogni volta che giro lo sguardo verso di loro cado sempre su di lei, non sul maestro Afifi che ha un sorriso sereno.
Mi parte lo shimmi di labbro da nervoso: per fortuna che nelle camminate capita che do le spalle al pubblico così riesco a fare facce buffe e rilassare il volto.
Anticipo passi, ne ritardo altri, mi dimentico un pezzo ed improvviso sul momento. 
E' finita: 3,15 minuti sono passati. Saluto e mi allontano dal palco quasi fuggendo. Arrivo tremando nello spogliatoio e decido che la cosa migliore da fare è bere.
Mi cambio, perdendo l'esibizione di Gori, e raggiungo la famiglia. Luca ha fatto il video, la mimi aveva la macchina fotografica quella buona, la iaia il mio cell per farmi le foto. Sappiate che tutto il materiale foto video trasuda di amore fuori fuoco. 

Il verdetto della giuria

Purtroppo non mi è dato di sapere ufficialmente come sono andata. So che non sono tra le prime tre.
Però comunque sono curiosa, voglia sapere se sono l'ultima: è la mia convinzione da che mi sono iscritta che sarei stata l'ultima, così riesco a parlare con l'altra giudice di gara, che mi dice che non non lo sono (magari per non demoralizzarmi) ma che ha trovato bella la musica, buona la scelta dei passi, e che devo prendere più confidenza con la mia coreografia, perchè si vedeva che ero nervosa, situazione accentuata dall'essere la prima a salire sul palco. Le ho detto che comunque mi sentivo di aver vinto per me stessa per via dell'aver scelto e creato tutto io costume compreso. Le ho anche confessato che mi sono scordata una parte della mia coreografia ma che sono andata avanti comunque e si è complimentata per l'iniziativa. Forse ha voluto solo essere gentile, ma di certo qualche spunto di lavoro me l'ha dato.

Galleria foto e video

Sembrano sfocate, ma in realtà è amore che trasuda.

Le foto della Iaia:






Le foto della Mimi:






Video di Luca ( fatto con la Iaia in braccio perchè aveva davanti un energumeno che non stava fermo)


Dal materiale video fotografico si evince una cosa: non ho bisogno di mettere strass paillettes e perline per avere luce, perchè birillo di mio!

Taha Moussa


L'esperienza più bella che porto a casa come ricordo indiscusso di questo festival è l'aver studiato con Taha Moussa, l'uomo che quando danza è soave quanto il fumo che si solleva. ho avuto la fortuna di avere un mini WS lunedì al lezione e dopo essere rimasta senza fiato vedendolo ballare nei primi 3 secondi ho deciso che avrei dovuto fare almeno un WS con lui. Eravamo in tantissime e me lo sono un po' perso Herr Moussa, ma quelle spiegazioni che ha dato sulle braccia e sulle mani per me sono stato grasso che cola e che ho messo in pratica anche per il contest. Mi è spiaciuto non fosse nella giuria perchè avrei danzato volentieri per lui.

venerdì 8 aprile 2016

Domani e oggi.

Ci siamo quasi.
Domani è giorno di Contest.
Il mio primo.
Spero di una serie.
Come andrà non ne ho la più pallida idea: per me ho già vinto.
Ho già vinto anche se non ho studiato molto la coreografia, anche se mi sento phyyga ballando ma poi rivisto il video mi sembra di tentennare e di avere braccia deboli e poco convinte.
Ho già vinto perchè dopo l'ultimo spettacolo a cui ho partecipato, uno dei tanti con musica che non mi convinceva, che coreografia che non mi convinceva, con costumi che non mi appartengono (beh quest'ultima volta molto di più di altre) finalmente faccio qualcosa che MI PIACE fino in fondo.
MI PIACE la musica che ho scelto IO;
MI PIACE la coreografia rivisitata fino all'ultimo che ho messo insieme IO;
MI PIACE il costume che ho creato dal primo taglio all'ultima pietra incollata IO.
Sebbene si tratta dolo di 3,15 minuti sarà il mio primo personalissimo spettacolo.
ed IO HO GIA' VINTO per questo motivo.
Parteciperò a panza scoperta, perchè non mi importa di quello che pensa la gente per le fattezze abbondanti: non sono lì a partecipare ad una gara di magrezza, ma sono lì per danzare.
Non nascondo che ho pensato di abbandonare, di cambiare musica, di comprare un costume già fatto. mi osno scornata con una coreografia che non voleva venire e che grazie a qualche imbeccata del mio Maestro Aladin e delle mie amiche-colleghe-sorelle-in-danza è venuta su come un fungo in autunno.
Ora dovrei ripassare  per fissare meglio i punti della mia coreografia, ed invece sono qui a scrivere, poi preparerò le fragole da portare via a Marcella  che mi terrà le bimbe mentre farò un seminario con Taha Moussa, l'uomo che danza come il fumo e t'incanta con la sua leggerezza di nuvola.
E dovrei prepararmi per il contest, preparare la cena per domani sera, e fare fare e fare, mentre vorrei vivere quella leggerezza frizzante dell'eccitazione per una gran cosa, quando invece mi sento semplicemente in balia degli eventi.

E oggi.

Oggi mi è stato restituita la simulazione d'esame per il grado B1. 145/160. E ci aggiungerei pure un paio di cordiali vaffanculo alla mia insegnante di lingua col suo modo da maestra del dopoguerra mancata, che ha demandato la maggior parte del lavoro a casa perdendo tempo a raccontare la sua vita di russo-tedesca nata in Siberia, trasferita in Kazakistan ed approdata infine a Colonia. 300 ore di corso di tedesco passate per lo più a correggere compiti e ascoltare storie e sfuriate nei nostri confronti.


giovedì 7 aprile 2016

La storia si ripete. Sempre.

Abbiamo una sarta in famiglia!

E no, no sono io.
Martedì mattina vado in camera delle bimbe, vedo la sciarpa di mia mamma sul loro tavolino. Non faccio in tempo a chiedere:" che ci fa di qui questa sciar..." che vedo sul tavolino 2 pezzi di stoffa sospetti.
Molto sospetti.
La sciarpa è stata come dire "riammodernata"


Inutile dire che mi sono incazzata, ma se c'è una cosa che è unica è la faccia della Iaia quando capisce di aver fatto qualcosa che non doveva fare, ma non sapeva che non doveva essere fatta. La Iaia è una che dice bugie, nasconde le sue marachelle, ma ce le ha stampate sulla fronte con scritta lampeggiante, mentre quando fa un errore innocentemente, beh vedi il dispiacere dipingerle la faccia.
E allora la pazienza sale in automatico, e si piega per filo e per segno che si tagliano solo determinate cose come le stoffine che ho dato loro per fare i lavoretti e le carte fatte apposta per essere ritagliate, ma che anche quelle vanno tagliate bene altrimenti sono solo buone da buttare via.
Per quanto mi sia incazzata per la sciarpa, ho fatto 2 + 2 + 2 e direi che la Iaia, tutto sommato non ha fatto un gran danno ed è rimasta ampiamente nei margini della normalità della vita sperimentale dei bambini: d'altronde io tagliavo i capelli alle bambole e da molto più grande ho tagliato i baffi al gatto ( pur sapendo che non andava fatto) e sua sorella all'età di poco meno di 3 anni le ha tagliato un angolo di labbro con la forbice per vedere cosa accadeva.Quindi tra le due sorelle La Iaia vince il premio taglio con minor shock emotivo della mamma.

Ieri, mercoledì, alla scuola elementare c'era il mastro soffiatore di vetro. Ora alzi la mano chi da bambino non è mai stato a vedere almeno un soffiatore di vetro: io ci sono stata almeno 2 volte e a casa dei miei genitori c'è ancora la fochina con la palla sul naso che comprai per la mia mamma credo la prima volta che andai a Pietra Ligure con la scuola-vacanze.
Ieri è toccato alla Mimi: alla mattina ha visto l'attività del mastro vetraio, al pomeriggio c'era la possibilità di acquistare qualcosa. Purtroppo però il mercoledì è giorno di danza ed abbiamo i tempi tirato così non ci siamo potute fermare insieme, ma mentre andavamo alla scuola di danza mi ha raccontato di un cigno che spruzza l'acqua, un bicchiere sempre pieno che non si svuota mai, e che avrebbe voluto comprare un gioiello per me.


Insomma la storia si ripete. Ora attendo qualche altra cazzata e il giro del soffiatore di vetro quando la Iaia sarà alle elementari.

sabato 2 aprile 2016

Auguri!!!!

Un anno fa poche ore fa, arrivavamo in una casa vacanze a pochi Km da Colonia: l'inizio della nostra nuova avventura.

Ammetto che ora a distanza di un anno ogni tanto sento qualche momento di sconforto con lo scazzo della lingua, che parlotto, ma non parlo bene, o per lo meno così mi sembra stando alle lezioni sconfortanti della mia docente. Lei non incoraggia, io è meglio che " torni alla barra" finchè non sono convinta di fare giusto.
Per il resto mi pare di vivere qui da più di un anno.
Marina e Valeria hanno amici, non tanti, ma bambini di cui mi parlano, Marina mi parla dei problemi di bambinette stronze a scuola, cosa che la 90% dei bambini capiti in tutti i paesi del mondo.
Io non ho ancora amiche che possa definire tali, ma c'è Marcella che è deliziosa e che ammetto se non ci fosse lei con tutto il suo calore mi sentirei più smarrita di quello che mi sento.
Luca è rientrato in "protezione civile" che è anni luce in confronto a quella " roba" che c'era a Vidardo ( e che tempo fosse solo un esempio di come vada nel resto d'Italia)
Io ho ripreso a danzare praticamente da subito ( sono stata ferma solo il mese di aprile) dapprima con una tribilist (esperienza fantastica) poi un un altra insegnante a cui ho accordato fiducia, ma che non mi ha convinta e che grazie a delle difficoltà oggettive come l'assoluta difficoltà di parcheggio nei pressi della sua scuola (c'erano anche la sala di danza in un seminterrato umido che puzzava di muffa e lo spogliatoio al piano rialzato che costringeva le allieve a correnti gelide per andare in sala) sono riuscita a lasciare, ed ora finalmente con un insegnante uomo, iper-carismatico che riesca a far pensare a me quello che in genere gli uomini pensano di noi danzatrici e che potrei riassumerei con un elegante: "che donna fortunata deve essere sua moglie".

Il bilancio di un anno che sono qua? continuo ad essere fiduciosa di avere un opportunità lavorativa.
Come veterniaria? Sinceramente non mi importa. Mi manca l'ambulatorio e mi prudono le mani quando entro in uno, ma tutto lo stress dell'essere sempre all'altezza della situazione lo lascio a qualcun'altro.
Questa settimana ho lasciato un CV in un posto tipo Ikea, dato un altro per un posto alla croce rossa come aiuto e disposta a fare corsi di formazione, e settimana prossima scadono le tre settimane per il cv mandato a Trivago. Lunedì andò ad acquistare le " bewerbungsmappe" che sono semplicemente delle cartellette per presentare Cv, lettera di motivazione/presentazione, ed eventuali diplomi.

Vi terrò informati.

martedì 29 marzo 2016

E anche quest'anno ci si prova.

Col trasloco ho abbandonato molte piante. Ho portato con me le rose di montagna di mia mamma e il mio potos che sopravvive da ormai più di un decennio. Volevo portarmi anche il rosmarino, ma quella settimana senza di me in Italia gli è stata fatale: nessuno, pur avendolo chiesto, gli ha dato un goccio d'acqua.  Non sono una brava con le piante, ma mi piacciono e ci provo. quando ho detto a Luca che ci provavo anche quest'anno mi ha preso per il culo. Non è gentile, ma ci sta: ho sulla coscienza l'anima di molte piante.
Talvolta ho delegato la questione anche a mia suocera ma ho capito una cosa: lei ha culo di avere quelle due o tre piante che c'è poco da fare per farle sopravvivere e che non ci capisce molto. me le travasa perchè "così si deve fare", butta via l'acqua dai sottovasi " perchè così si deve fare", ma non ragiona su quello che fa. Ad esempio se la terra è molto secca l'acqua scivola subito via (così come il deserto insegna e quando piove è un disastro) senza fare il suo dovere, è il risultato è lo stesso del non innaffiare affatto. inoltro non sopporto la politica " la pianta è brutta allora buttiamola": se così fosse, "sei vecchia allora ti butto cara suocera"!
Mia mamma ci sapeva fare un po' con le piante, ma non ho imparato da lei. Colgo in giro quello che sento, cerco di capire perchè una cosa si fa così ed una cosà, non mi limito a fare "perchè è così che si fa".
Ho seminato e travasato narcisi e violette (che mia suocera considera erbacce, saranno belle le sue piante che fanno un fiore ogni morte di papa) e ci riprovo. Soprattutto perchè qui piove spesso, non sempre, e così non mi posso dimenticare poi tanto d'innaffiarle.




Oggi travaso la mia menta che è un po' sofferente, e il potos che ha bisogno di un po' di terra nuova.

lunedì 28 marzo 2016

insopportabile sensazione

Sono spesso attanagliata da un insopportabile sensazione di non essere buona a fare nulla. Sì è vero se si guarda questo blog si scopre che: sono laureata in medicina veterinaria, pratico danza del ventre e sono insegnante, taglio, cucio, ricamo, lavoro all'uncinetto, sono mamma, parlo italiano inglese e tedesco, faccio immersioni ed ho patente A e B. Dicono anche che sia brava a scrivere.
Ho sentito molte volte dire: " ma come sei brava!", "ma come fai a fare tutte queste cose?" Ma nessuno sa in effetti che io dietro a tutte queste cose non mi sento affatto brava.
Se fossi un bravo medico non avrei avuto problemi a trovare un lavoro in Italia (invece, a parte una struttura in cui la denigrazione delle competenze era la priorità per "formare" i colleghi, tutte le altre cliniche, non è stato così: sono un medico come tanti nel mucchio).
Se fossi davvero brava a danzare sarei nel gruppo spettacolo, e non nell'avanzato ( e cara grazia che adesso sono nell'avanzato!) ed avrei un corso mio; non ho mai provato a propormi come sarta, ma non so creare un modello, li ho sempre presi già fatti e non sempre adattati bene. Sentirsi una cattiva mamma, orribile, traumatizzante che rovina le figlie, è compreso nel pacchetto "sei rimasta incinta" (no non c'è un terzo in arrivo e no non è nemmeno nei pensieri) perciò non lo prendo nemmeno in considerazione, ameno che non voglia davvero buttarmi giù. Per quello che riguarda le lingue, beh l'italiano è madrelingua, e credo di parlarlo piuttosto bene con una buona se non ottima conoscenza della grammatica (anche se a volte m'impegolo in costruzioni sintattiche al limite tra l'acrobazia sintattica e il trappatonesimo), il tedesco lo sto imparando correttamente ora e con un po' di sforzo per demolire tutti gli errori che si sono radicati in me, l'inglese, imparato a scuola usato ogni volta che serve, mai ampliato più di tanto, mi chiedo talvolta se il mio " fluente" in realtà non sia un "maccheronico": dovrei tradurre la frase " la dott. Laura Gds ha collaborato con noi nel xxxx per traduzioni inglese italiano ad uso interno" e la frase che salta fuori risulta talmente banale che sembra davvero maccheronica:  "Ms. Laura Gds, Veterinary, in xxxx collaborated with us to translate english-italian for private use", frase che dovrei mandare poi ad un azienda madrelingua inglese.
Sulle immersioni non saprei che dire: in questo caso talvolta la pratica vale più della grammatica, e quando non riesco a tenere l'assetto (per i non addetti sembrare un pesce immobile in acqua) è in genere da molto che non mi immergo.
Fare la patente B è quasi un obbligo sociale (più del battesimo), la patente A non è difficile da prendere, ma poi non è detto che si sappia andare in moto, anzi l'ho abbandonata a favore della subacquea che mi rilassa di gran lunga di più.
Mi hanno detto anche "perchè non scrivi un libro?".

Quando sono così mi sembro l'asino rompicoglioni amico di winnie the Pooh, lui e il suo cazzo di disfattismo cosmico.

Il fatto è che il disfattismo cosmico è potente: ne basta una goccia per mandare a puttane idee e buoni propositi che potrebbero cambiare la vita, e non lo faranno mai, perchè vengono abbandonati. La prima cosa che fa il disfattismo cosmico è annientare con ragioni matematiche il tuo entusiasmo: "chi è che dice che sei bravo?" genitori? famigliari? persone che ti amano e che per questo vedono forse le cose più dorate e luccicanti di quello che sono? Quando il numero di chi ti sostiene è pari ad uno, il disfattismo cosmico ha già vinto.
Poi se non bastasse, a rincarare la dose, prende tutte le difficoltà oggettive e gli imprevisti quotidiani e le amplifica, finchè non riesce a farti sedere col culo per terra ( possibilmente su un pavimento gelato) e la testa tra le mani facendoti desiderare di poter scomparire dalla faccia della terra così non puoi dare fastidio a nessuno.
Se le fronteggi e cerchi tutto sommato di tenergli testa nonostante la vita di tutti i giorni, allora ti dà il colpo di grazia, facendoti rivoltare contro chi ti ha incoraggiato, perchè non vede progressi, che magari non ci sono proprio e magari non dipendono da un tuo menefreghismo.
A quel punto soccombi o risorgi, ma risorgere potrebbe costare molto caro e non tutti, ne i diretti interessati, ne coloro che ti stanno accanto hanno voglia, al momento di batter cassa, di pagare.

Comunque a me I-O o Isaia, a seconda che leggiate l'originale di Milne o la versione edulcorata e rincoglionita della Disney, mi sta sul culo, e mi sto pure io sul culo quando cado in questa fase. 

domenica 27 marzo 2016

Pasqua in Germania

 Via approfittiamo dell'insonnia e del cambio dell'ora per augurare Buona Pasqua, con la mia solita immagine dissacrante ed animalista (l'unico animalismo che mi concedo):


Dire che è la seconda Pasqua che festeggiamo in Germania sarebbe un po' come dire che è da un anno che siamo qua: ufficialmente un anno lo sarà settimana prossima, è la Pasqua che, ballerina, è venuta prima.
L' anno scorso eravamo in una deliziosa casa vacanze poco distante da Bergish Gladbach, il sabato di Pasqua avevamo visto la casa in cui abitiamo ora, fatto la proposta d'affitto, e il martedì di Pasqua, primo giorno lavorativo utile, abbiamo firmato il contratto. Contemporaneamente, L'anno scorso il 27 di marzo facevo le prove generali per la festa di primavera dello Zagharid, mi preparavo per l'esame da insegnante e imballavo cose per il trasloco. Ma siamo qui per parlare della Pasqua.
L'anno scorso avevamo colombe e uova italiani a cui abbiamo associato una Osterkranz, giusto per entrare nel clima tedesco.
Questa è quella di quest'anno

Quest'anno ci siamo entrati per bene: passato il carnevale, fatto un profondo respiro, siamo partiti con le decorazioni casalinghe primaverili-pasquali. Una piccola spedizione d'acquisto in un negozio di una catena di discount " di tutto un po' ",  e con meno di 10 euro abbiamo recuperato io e le nane materiale per abbellire la loro cameretta, comprese un paio di tendine in organza rosa. Poi le uova. Qui è un fiorire di uova decorate alle finestre e sugli alberi: mai vista una cosa del genere in Italia, a parte la mamma della Betty, non conosco nessun'altro in italia che faccia l'albero di Pasqua, cosa che invece in lator paesi europei è nota e praticata.
Quindi ci siamo date da fare con le uova.
Forti del fatto che qui vendono sia uova dal guscio bianco che rosse (quelle comuni in Italia per intenderci) abbiamo imparato ad aprire e soffiare le uova. Non è difficilissimo ma ci vanno almeno 3 uova per capire come fare senza distruggere il guscio e un bel po' di forza nel soffiare. Sappiate che è vero e non è vero che si fa con lo spillo. Lo spillo apre il guscio senza distruggerlo ma fanno fatti almeno 2 o 3 fori vicini e poi allargati con una forbicina da unghie o da ricamo nella larghezza di uno stuzzicadenti per lo meno, altrimenti i fori ( ne vanno fatti 2) sono troppo piccoli e non permettono la fuoriuscita dell'uovo. Poi si lavano dentro, si asciugano e si decorano.



E' una decorazione però che è più fragile delle palline di vetro di natale, perciò se non sono più che affrancate bene, potete dire addio velocemente la lavoro fatto.

Ma non ci siamo fermate solo a queste uova: ne abbiamo fatte anche altre.
Mercoledì ho portato figlia grande al museo della pesca fluviale a poco più di 10 km da casa, dove in occasione delle vacanze pasquali hanno organizzato un atelier per colorare le uova con colori naturali. Non hanno fatto solo questa attività, hanno anche decorato uova di plastica con altre 2 tecniche, collage ed un altra ad immersione, che però non ho potuto vedere bene, ma questi sono i risultati:


E poi ne ha fatte 3 con colori naturali, usando cipolla bionda, curcuma e limone. Della cipolla e della curcuma ne avevamo già letto su un libro che ha figlia grande ma il trucco del limone non lo conoscevamo. Venerdì poi a casa abbiamo ripetuto i colori naturali insieme a figlia piccola, usando anche spinaci e cipolle rosse e i risultati sono questi:


 dall'altro verso il basso: quelle "bianco sporco" spinaci ( ma forse ne dovevamo mettere di più per ottenere un verde più deciso) quelle gialle con machcia bianca e tracce verdi curcuma (doveva rimanere impressa una foglia di prezzemolo ma abbiamo sbagliato qualcosa) quelle rosine e marrone patata cipolla rossa (diversi metodi), quelle arancione cipolla bionda


Col limone invece le scolori quel tanto da disegnarci una faccina.

E poi c'è l'uovo verde.


Bello vero?

Al museo dei pescatori è arrivata una coppia di signori anziani con un cestino pieno di uova di plastica decorate in vario modo ed ha regalato ad un po' di bambini un nuovo di plastica con una plastichina e le istruzioni: "immergete con delle pinze un attimo l'uovo in acqua bollente e la decorazione è fatta".

Ed ora che le figlie si sono svegliate e mi hanno chiesto se il coniglio pasquale è arrivato con le uova, scusatemi ma vado a nascondere un po' di ovetti kinder in giro per casa che ieri sena non l'ho fatto.

giovedì 24 marzo 2016

A volte

A volte penso che  quelli che mi dicono che sono una brutta persona hanno ragione. Ho un brutto carattere,  le cose non le mando a dire, e ho memoria sia per le cazzate che faccio quanto per quelle che ricevo e per queste mi hanno dato della rancorosa. Forse é per questo che ho poche amiche e tutte "a distanza". Ogni tanto leggo post di contatti fb che si ritrovano con le amiche e mi assale lo sconforto. Quelle che posso chiamare amiche,  abitano a Milano, Udine, Roma, Biella. In tutto 5, forse 6 o 7 persone : era difficile vedersi con quelle che abitavano vicino, con le altre impossibile. Ora, beh ora un utopia.
Per Roma l'anno scorso prima di traslocare, avevo progettato un viaggio, pagato il biglietto, e tutto sparito per la varicella presa in Egitto. Sarò egoista ma avrei preferito essere in Italia, incontrare chi desideravo stringere in un abbraccio, che farmi una settimana spesata dall'assicurazione medica senza poter avvicinare pressoché nessuno.
Non sono mai stata una che stringe amicizia facilmente, e ho visto troppo spesso volare via dalla mia vita qualcuno che ritenessi amica, ed ora ho paura di provare a stringere amicizie, di proporre, di fare. Quando mi sono spostata volli fare la festa di addio al nubilato. Invitai le compagne del corso di danza: ricordo con tristezza quella festa: invitate le persone che credevo condividessero la passione per la danza mi ritrovai a fare i conti con un loro pudore più forte del piacere di danzare, ritrovandomi a ballare pressoché da sola o in compagnia dell'insegnante. decisi di fottermene delle altre, ma il ricordo amaro talvolta mi fa rimpiangere di aver fatto pagare a mia madre quella festa. 
Ora sono qui in Germania da quasi un anno. Lo sarà settimana prossima un anno, insieme ad un anno di diploma da insegnante di danza.
Amiche? No non ne ho.
Intanto non parlo tedesco come l'italiano. Sì mi dicono in molti che per essere una straniera qua da un anno soltanto parlo un buon tedesco, perchè conoscono altri stranieri qui da molto più anni che non sono in grado di parlarlo, ma non mi sento abbastanza sicura per affrontare chiacchiere. Certo inizio a sparare qualche vaccata e a far ridere le persone, ma poi se la discussione si fa più complessa crollo.
Al corso di Lingua ci sono delle persone simpatiche con cui mi piacerebbe molto stringere amicizia: c'è Soheila, che viene dall'Iran a cui sono affezionata, ma entrambe parliamo il nostro tedesco così-così e viene difficile raccontarci l'un l'altra.
Tramite l'asilo ho conosciuto Marcella ed Henriett, anzi grazie a Marina che al contrario di me fa amicizia con tutti, ma anche con loro l'ostacolo della lingua e le mie remore a non voler esagerare nel propormi non posso dire di sentirmi amica.
Per lo meno ho il gruppo di danza, che anche se le chiacchiere sono limitate, la passione per la danza si sente ed è forte e questo anche se non è la stessa cosa dell'amicizia qualcosa mi dà.
Ora, non credo che legga più i mio blog qualcuno di quelli che si sono divertiti a darmi della rancorosa, dell'arida, dell'invidiosa e della xxx (insulti arrivati, ma non erano di certo persone con cui avevo intessuto rapporti, ma semplicemente idioti di passaggio) a godere delle mie debolezze, ma se dovesse essere, prego servitevi pure, perchè se le debolezze altrui vi fanno stare bene allora siete più miserabili di quanto pensassi.
Sta sera gira così, con un forte bisogno di amiche, ma domani, domani sarò la solita pronta a combattere e a costruire quaoxas per se e per la sua famiglia.

martedì 22 marzo 2016

5 cose utili da sapere prima ancora di iniziare a studiare la lingua tedesca

E' luogo comune dire " il tedesco è una lingua difficile". Certamente lo è se la paragoniamo alla lingua inglese che ha una grammatica fin troppo semplice, ma confrontatela con l'arabo, anzi confrontatela con l'italiani, e poi la smetterete di dirlo.

Vorrei sfatare subito il falso mito che " ma sì in Germania se sai l'inglese te la cavi". Sì se sei un turista, no se ci vuoi vivere: i negozianti hanno capito che il minimo vocabolario inglese ti aiuta a concludere un affare  e a far sentire più a suo agio il turista, ma nei supermercati, negli uffici, sul lavoro e in tutte le altre situazioni di vita quotidiana, o sai quanto meno il tedesco base o sei perso.

Perciò a chi venisse mai in mente di imparare il tedesco per diletto o per una scelta di vita vorrei dire 5 cose.

1- Ripassatevi come Dio comanda la grammatica italiana: conoscerla bene vi aiuterà a capire più velocemente quella tedesca, e scordatevi l'inglese (se lo sapete) per grammatica e pronuncia, non c'entra nulla, a parte qualche similitudine di vocaboli.
2- Imparate a pronunciare la H. Per noi italiani non ha suono ( e si vede da come troppe persone non sanno scrivere correttamente "ha, a ed ah"), ma sia in tedesco che in inglese ce l'ha e corrisponde al suono che si emette quando si alita sugli occhiali per pulirli. Pronunciarla o non pronunciarla fa differenza su quello che volete dire: per esempio può fare la differenza all'ascolto, tra "io mi chiamo" e "io cago".
3- il tedesco è una lingua che "si scrive come si pronuncia", esattamente come l'italiano, e secondo le proprie regole di pronuncia. Non esiste il suono "gn" di gnomo: "regnet" (piove) si pronuncia con g e n separate: reg-net. La k, ha il suono di "chi" e "che", mentre il "ch" suona come "sc" di "scivola".
4- tutti i sostantivi vogliono la maiuscola, mentre gli altri vocaboli vanno scritti con la minuscola.
5- consiglio vivamente una scuola con un metodo, anzichè fare tutto da soli: limiterà il perdersi in dettagli non immediatamente utili, e l'apprendimento di forme scorrette difficili poi da sostituire con quelle corrette (errore che sto scontando sulla mia pelle)

domenica 20 marzo 2016

Fiori di primavera

La mia amica Mamigà ha creato una magnifica ghirlanda di fiori di stoffa per la primavera (o per la Pasqua, non so). L'ho vista crescere di giorno in giorno. Al primo fiore le ho chioesto istruizioni, e lei immancabilmente me le ha scritte.

" Cinque cerchi, piegati a metà e arricciati lungo il lato curvo, cucito assieme con una filza. Il bottone si cuce o si incolla. Stavolta lo incollo."

Semplice vero? Già peccato che io non ci abbia capito nulla quando me lo ha detto, forse avevo la testa da tutt'altra parte per poter capire, così oggi ho cercato un video tutorial che mi chiarisse un po' meglio la situazione:



Visto e....

FACILISSIMO!

così ho pensato di coinvolgere figlia grande e piccola per fare qualche fiorellino. Però con qualche modifica.
Intanto fare tagliare loro 5 cerchi la vedevo dura, così ho pensato di tirare fuori il panno lenci (ma funziona anche con il pile): da 5 cerchi a 5 mezzi cerchi.

 
e poi via cucire!


con qualche imperfezione, però se penso che per la Iaia è la prima esperienza di cucito e che se l'è fatta tutta senza rognare, frignare e chiedendo quando faceva qualche cavolata, ce la siamo cavata bene. Un po' di colla che non molla per fissare i bottoni, e se la corolla ha un "buco" troppo largo per il bottone, beh ci si mette una pezza aggiuntiva (incollata o cucita).

Azzurro e rosso della Mimi
Quello azzurro è della Iaia







P.s. per chi volesse realizzarlo con bimbi consiglio di vedere prima il tutorial che ho linkato qua sopra dove sono spiegati tutti i passaggi che io non ho fatto vedere in queste foto.

giovedì 17 marzo 2016

Maternità e Lavoro

E' palese che stia parlando di questo argomento proprio in questi giorni, ma non voglio entrare nello specifico della questione: voglio parlare della mia esperienza.

Io ho lavorato saltuariamente sostituendo in turni di notte colleghi dalle 19.30 alle 9 del mattino fino al 7 mese di gravidanza, per entrambe le figlie. Pronto soccorso veterinario, da sola, nessun'altro collega: solo in caso di emergenza poteva esserci un chirurgo. Ah dovevo anche fare lastre.
La mia cassa di previdenza sociale, che non è l'inps, mi ha sostenuto con un assegno per 3 mesi di assenza dal lavoro, per una quantità di soldi che " se andava bene " vedevo in 6 mesi lavorando regolarmente.
Quando aspettavo Marina, ero convinta che dopo un mese dalla nascita avrei potuto tornare tranquillamente al lavoro. Al mio lavoro notturno intendo, perchè era l'unica cosa che avevo, oltre a poche e rare visite domiciliari, che comunque non mi davano 100 euro netti al mese.
Non fu così.
Avevo una bambina buona e tranquilla, che mangiava al seno con appetito e senza colichette ogni 2 ore e mezza, e la convinzione che se mi fossi tirata il latte dandolo dal biberon non si sarebbe attaccata più al seno. Questo GRAZIE all'enorme disinformazione che nel 2009 esisteva e sono convinta esista tutt'ora. Sappiate che non è vero: pur di mangiare si attaccano a tutto. L'esperienza l'ho fatta con la seconda figlia che ha poppato indifferentemente da tetta e biberon facendo la gioia della nonna, e dandomi il tempo di andare in clinica una mattina alla settimana e accompagnare la sorella a nuoto. ma questa è un altra storia.
All'epoca, nel 2009 intendo, mi ritrovai quindi "schiava" di mia figlia. Schiava di quel fagottino rosa pacioccoso che aveva bisogno delle mie tette. Io non ero più libera di fare nulla per me, combattuta tra l'occuparmi solo di mia figlia e tutto il resto: casa, spesa, tornare al lavoro. ad aggravare la situazione il vivere in un paesino senza negozi e senza la possibilità di muovermi se non per centri commerciali che mi erano stati dipinti come il luogo più pericoloso dove portare un bebè. La frustrazione salì, e caddi in depressione.
poco dopo la nascita della mia primogenita. anche l'allora ministro Gelmini divenne mamma, ed esordì con qualcosa tipo "la maternità è un privilegio", perchè lei al posto di stare con la figlia nata da meno di un mese lavorava ed aveva qualcuno che le portava la bambina al momento delle poppate.
Beh facile lavorare quando qualcuno si occupa di tua figlia, della tua casa, e di tutto quello che non è il tuo personale o il tuo lavoro al posto tuo.
So che esistono mamme organizzate e serene che riescono a gestire i primi mesi di maternità insieme ad una vita ristrutturata pseudo normale da mamma. Ma non ero, e non sono così: sono incasinata dentro e fuori e lo sono tutt'ora.

Così vorrei rivolgermi a tutte le future mamme indipendentemente dal lavoro che fanno o dagli ideali che hanno.
Primo o secondo o terzo figlio che sia (soprattutto al primo che è tutto "nuovo"), prendetevi quel tempo magico di innamoramento fatto di sorrisi-smorfiette sdentati, di gambette curve che vi scappano dalle mani mentre cercate di cambiare un pannolino inguardabile (ed irrespirabile).
Delegate in questo periodo le faccende di casa e il cucinare, se potete. (benedetta sia per me la bofrost!).
Ritagliatevi un ora o due alla settimana per voi perchè staccare da sorrisetti e pannolini serve: ricordatevi che se hanno fame e il latte è alla giusta temperatura poppano ANCHE dal biberon ( poi adesso ce ne sono di fichissimi!)
E se proprio dovete lavorare perchè ve lo chiedono prendetevi cose leggere, che vi lascino il tempo di essere mamma e di riposarvi, soprattutto di riposarvi: questo momento magico è magico, ma è anche il più impegnativo fisicamente, non prendetelo troppo alla leggera.

mercoledì 16 marzo 2016

10 cose sul traffico tedesco

Non ho intenzione di puntare il dito su luoghi comuni in merito: dietro l'angolo c'è sempre qualcuno che crede di sapere tutto (e non sa niente) pronto a polemizzare, perciò saranno 10 cose oggettive inopinabili.
E magari 10 cose che sapete già.

1- I Semafori hanno l'arancione ( o giallo secondo codice della strada italiano) anche quando dal rosso si passa al verde.
2- In molte città, Berlino per esempio, agli incroci ci sono semafori piccoli per biciclette posti al altezza ciclista e passano al verde un secondo o due prima del verde automobilistico (idem anche per quelli pedonali)
3- Ci sono molte biciclette e per questo piste ciclabili che  non sono necessarimente delimitate da cordoli: possono essere delimitate da una linea tratteggiata sulla corsia destinata ai veicoli quando la strada è stretta o delimitata da linee e asfalto rosso se la strada è più larga. In genere comunque su ambo i lati della carreggiata per mantenere la coerenza col senso di marcia. Sui marciapiedi è delineata in rosso. Sugli incroci piuttosto grandi prima della linea d'arresto si può trovare un area rossa di "pole position" per biciclette che debbano svoltare a sinistra.
4- A 8 anni i bambini fanno la patente per la bicicletta a scuola con esame sostenuto dalla polizia. E' un percorso di educazione stradale che si sviluppa in un paio di mesi, con esercizi pratici di slalom e frenate in cortile e  una prova pratica finale in mezzo al traffico. dopo questo esame i bambini sono abilitati a condurre la bicicletta da soli non accompagnati dai genitori in mezzo al traffico.
5- Lungo le strade extraurbane raramente s'incontrano cartelli pubblicitari e sono in genere collocati in mezzo ad un campo.
6- Sulle strade urbane a più corsie potreste trovare per terra la scritta BAB che significa autostrada (BundesAutoBahn)
7- Le autostrade sono "senza limiti di velocità" solo per alcuni tratti ed in questi è comunque consigliato mantenere una velocità di 130 km/h. Per la restante parte della rete autostradale a seconda della prossimità a centri abitati, cantieri, condizioni meteorologiche, andamento della strada (pendenze o curve) vigono limiti ben precisi che possono essere diversi a seconda dell'orario della giornata.
8- In autostrada in caso di emergenza si lascia una corsia libera in mezzo per il passaggio dei mezzi di soccorso perchè è più facile mantenere i camion sulla destra che farli spostare verso sinistra
9- Le uscite autostradali vengono indicate col nome e/o col numero fino a 500 metri prima dello svincolo, poi allo svincolo sono indicate da un semplice cartello "Ausfahrt" (letteralmente uscita)
10- Lungo l'autostrada si possono trovare la Rasttette, la Rasthof e l'Autohof: la Rasttette è sul percorso autostradale ( come gli autogrill per intenderci) la Rasthof prevede di uscire dall'autostrada e fare un percorso inferiore al km per raggiungerla, Autohof è un parcheggio semplice lungo l'autostrada attrezzato sicuramente con wc.

martedì 8 marzo 2016

8 marzo festa della....

... mamma.

Lo so per alcuni sconcerta, per altri che sanno dove sto andando a parare è macabro. Ci ho messo due anni, ma ci sono arrivata anch'io a commemorare l'anniversario del funerale di mia mamma.
No non del decesso.
Ero la con lei, le avevo detto che non l'avrei fatta morire in ospedale, ma ce l'ho portata lo stesso, pur sapendo esattamente che era entrata in fase preagonica, pur avendole fatto io la morfina per farla stare meglio, pur sapendo che era incosciente quando ha varcato la soglia del pronto soccorso, pur sapendo che il pronto soccorso non è l'ospedale come lo intendeva lei: non voleva morire in degenza.
E' deceduta il 7 marzo del 2014 tra la mezzanotte e l'alba. Ricordo quel giorno con una precisione millimetrica, e no non voglio commemorare il giorno in cui ho corso per organizzare il funerale, per contattare chi andava contattato, per accompagnare mio padre nella camera ardente.
Voglio commemorare l'otto marzo, dando a questo giorno riempito di troiate pseudo femministe, un significato davvero da donna: la commemorazione di una donna che è e rimane la mia mamma.
Voglio commemorare il giorno del suo funerale, quando le persone che le hanno voluto bene, le colleghe di lavoro, le compagne di danza, sono venute per lei a cui ho chiesto di ricordarla nelle sue cose buffe e col sorriso.
Ci ho messo 2 anni a sentire la necessità di farlo.
Ci ho messo quasi due anni e una nuova vita carica di speranze per sentire la sua mancanza nella mia vita, la mancanza di chi ha condiviso con me tutte le mie ansie e le mie paure e le mie speranze e le mie gioie senza che me ne accorgessi, fino a che non è mancata.
Ci ho messo il mio tempo, perchè non sono una che le cose le prende al volo.
E non è detto che ogni anno farò lo stesso: come viene, viene.

giovedì 3 marzo 2016

l'amicizia

Che cos'è l'amicizia?
Se volete saperlo, non ne ho la più pallida idea.
Non saprei descriverla.
Sarebbe bello se gli adulti fossero semplici come i bambini e non facessero differenze tra amici e compagni di gioco: si è tutti amici e basta.
Ed invece cresci, magari con qualcuno che ti impone il suo punto di vista: "non possono essere prima Giovanna, poi Sara, poi Laura, poi Manuela tutte le tue migliori amiche" tralasciando il dettaglio che tre su 4 hanno nel tempo traslocato e non proprio dietro l'angolo. Nonostante siano passati quasi 30 anni da quel discorso, mi fa male tutt'ora facendomi sentire un idiota che non vuole bene a nessuno e non sa decidere chi sia la sua migliore amica. Così ti convinci che l'amicizia sia una cosa esclusiva un po' come il matrimonio: un amico per tutta la vita e per il resto sì beh conoscenze. E se il tuo amico muore quando sei ancora giovane? Cazzi tuoi sei rimasto solo.
Però questo non è quello che è successo a me: mi è solo stato scaricato addosso come se dovesse essere ANCHE la mia scelta.
Quindi secondo questa visione esclusiva, la mia amica per tutta la vita sarebbe dovuta essere la Raffaella, vicina di casa, che mi ha tolto il saluto all'età di 13 anni perchè io acquistai l'ultimo costume da bagno lilla che piaceva anche a lei.
Secondo questa visione esclusiva l'amicizia è SOLO quella che lega me e la Betty, oltre venti anni di conoscenza con parecchi anni di mezzo senza sentirci e tutte le volte che ci si vede è come se ci fossimo lasciate solo mezz'ora prima.
Ma allora come spiego l'amicizia che lega me a Mamigà e a Miciapallina?
O come spiego/classifico il legame che ho con Amalia o con Claudia, se mi soffermo per di più sul fatto che io e Claudia non ci siamo nemmeno mai viste in faccia?
O come spiego il fatto che anche se non ho più intenzione di frequentare Danilo e si sono lasciati andare i rapporti con meg, auguro sempre ad entrambi di stare bene e di avere una vita serena?
O come mi spiego che ci si scambia sempre un pensiero gentile con Eugenio che ho visto 3 volte in tutto nella mia vita e non parliamo quasi mai?
Ecco non saprei proprio come spiegarmi questa cartolina:



se il significato di amicizia è quello che qualcuno ha inscatolato per me.

Personalmente credo che l'amicizia è come l'amore: indefinibile. Non ha nessun parametro simil-scientifico per dire che è così. E il tempo o la distanza non hanno alcuna influenza sulla definizione degli stessi.

P.S. Ho scritto questo post senza citare tutti i nomi delle persone che ritengo amiche. Questo non significa che ho amici di serie A che vengono nominati ed amici di serie B che invece non meritano di esserlo, ma che ai fini di spiegare determinate situazioni ho trovato più caratteristiche alcune situazioni di altre.  

mercoledì 2 marzo 2016

Le cose che vorrei scrivere e non scrivo.

oggi è mercoledì e sono " lecitamente a casa".

E stranamente sono abbastanza sveglia. Non è stata una gran notte: Manolo è davvero pesante da sopportare e le mie competenze in campo comportamentale sono troppo scarse per poter trovare un nesso tra una pancreatite dubbia e l'eccessiva vocalizzazione, soprattutto se quest'ultima torva pace a priori standomi ronfolante, il gatto, in braccio per almeno un ora al giorno. Si calma anche di notte ma per averlo su di me m i costringe in posizioni in cui io non riesco a dormire. se mi giro se ne va offeso ed inizia a miag... a RAGLIARE, giusto per spiegarvi la potenza della sua voce. na manciata di ragli e il gioco è fatto: ho perso il sonno con la voglia id piangere per la stanchezza. Luca russa, lo so e di fatto se dormo non me ne accorgo, ma se mi sveglio contribuisci insieme a qullo stronzo di Manolo a non farmi chiudere gli occhi. A complicare la faccenda stanotte, ci si è messa pure figlia grande, che poverina ha preso un bel raffreddorone peso con tosse forte che ovviamente la tiene e ci tiene svegli.
Avevo dichiarato un paio di post fa che sono una lamentosa del cazzo.
Beh si lo sono: non ho grossi o gravi problemi: è che ho un po' di cazzabubbole rognose e sì, rompono le palle. per darvi un idea è come se foste entrati al supermercato per prendere 2 cose e alla fin della fiera a portare tutto a mano state rischiando di prendervi qualcosa per strada. Ecco così è come mi sento io con le mie cazzabubbole. Il corso di tedesco, la coreografia, le bimbe che vogliono le loro giuste attenzioni, le incombenze domestiche ( sembra una scemata ma chiamate voi l'idraulico in una lingua che ancora non padroneggiate bene) , le attenzioni per i gatti, per il marito ( povero lo metto sempre in fondo), la voglia di avere tempo per me per tuffarmi nel mio mondo di "cose che vorrei fare ma tempo non ne ho" che comunque mi dà un po' di soddisfazione. Ecco in pratica mi sento come se avessi fatto la spesa per tutta la settimana, acqua compresa MA senza carrello ne cestino.
E poi ci sono le cose che vorrei scrivere e non scrivo perché sono quelle che " mi cadono giù". Vorrei scrivere, delle decorazioni di primavera che ho fatto con le bimbe sabato, dei nostri progetti che non abbiamo ancora realizzato, del giro in bici dietro casa, della settimana noi da sole, del carnevale che è passato da un pezzo, di quella sconcertante sensazione di dejavù che mi assale da un mese circa, del ricamo (toh ho fatto delle crocette!) del viaggio a Berlino, dei progressi della mia coreografia, dei miei progressi di tedesco, di quanto trovi snervante il corso di tedesco alla " Umbridge".
Ecco ora le ho appuntate, magari prima o poi qualcosa su di esse la scrivo.

lunedì 22 febbraio 2016

Il valore di una cartolina.

Le mail, fb, sono belle ma manca qualcosa.
Puoi pensare di scrivere una mail, un post sul tuo blog più o meno esplicitamente indirizzato ad una persona, puoi condividere un immagine o un link sulla bacheca di un tuo amico o come messaggio privato, facendone comunque un messaggio tra te e un'altra persona, ma gli manca il calore.
Due settimane fa nella libreria dietro casa ho trovato questa:


Una cartolina gratis come tante, con i gatti come tante,  con una frase carina come tante. E ne ho prese se un po'  perché ho pensato: "a Lucia piacerebbe, a Sara piacerebbe,  alla Betty piacerebbe..."
Certo avrei potuto prenderne una sola, fotografarla e condividerla perché si fa prima, perché la mandi a chiunque con 2 click, perché non spendi 90 cent a cartolina col dubbio che non arrivi.
Ma quando prendi una cartolina, in quel momento stai davvero pensando ad una persona o a una famiglia.
Poi ti rendi conto che con tutta l' immediatezza dei pc e dei cellulari che "pensano per te ", non ti ricordi il civico, il cap o non sai del tutto l' indirizzo e allora ti torna alla memoria il foglio degli indirizzi quello che si faceva ai tempi in cui si telefonava col gettone o con la tessera telefonica.

giovedì 18 febbraio 2016

il silenzio

salto da uno stato di "leone" ad uno stato di " mi sento una merda", con una velocità che probabilmtne farebbe rabbrividire i fotoni facendoli sentire lenti. Penso che potrei passare di qui sbloggare un po' di cose e poi penso.
Penso che l'altro ieri ho saputo dei nuovi risvolti di vita di un'amica, e penso a quello che pensa e che sente, e penso a quanto è stra tosta, e penso a me alle cose per cui mi lamenterei e mi sento infinitamente merda. Mi sento una merda perchè di fatto, una gara di ballo, non è fondamentale per la vita, perchè un gatto che miagola (prendete un gatto normale e mettetelo davanti ad un megafono per capire la voce di Manolo) di notte svegliandoti quel tanto da farti perdere sempre una o due ore di sonno è una (gran) rottura di cazzo, perchè la frustrazione di non capire una lingua nuova che sto studiano è una cosa che col tempo passa. Perchè fare la mamma ripetendo tremila volte che "se fai così ti fai male" e PUN TUAL MEN TE accade è snervante.
E allora penso alla fine dei conti che sono una lamentosa del cazzo e che forse stare zitta è solo meglio.

martedì 9 febbraio 2016

Il terrore della clinica veterinaria

Devo ringraziare cordialmente (immaginatevi voi come) quei colleghi che ho incontrato, fresca di laurea ma non di età, (insomma mi sono laureata tardi) che come primo scopo formativo hanno quello di distruggere le convinzioni, giuste o sbagliate che siano, dei colleghi neolaureati perchè "così si fa".
Ebbene nel mio caso, questo loro modo di fare, ha fatto danni talmente grossi alla mia piccola autostima di veterinario che ho il terrore di andare qualsiasi altro collega che non siano F., M. o A. Solo che questi miei colleghi di cui possiamo ricordare docenti ed aneddoti in comune stanno ad oltre 800 km da casa, quindi ora per il bene di Manolo mi tocca mettere mano al dizionario medico (e non è un grande problema) al telefono, e relazionarmi con un collega/ una collega autoctono.
Il primo incontro che ho avuto con un collega autoctono non è stato dei migliori: il mio tedesco era peggiore di quello che parlo ora e non parlava inglese la collega, perciò è stato decisamente difficile comunicare, e la mancanza di un sorriso mi ha fatto pure sentire "non gradita" (ok questo però fa parte del fatto che sono anche permalosa).

p.s. 1: sulla cura della degenza ( e tante altre cose) avevo ragione io.
p.s. 2: li consiglierei a clienti perchè lavorano bene, li consiglierei a neolaureati che vogliono vedere un po' di clinica ma senza impegno, non li consiglierei mai come posto di lavoro.

venerdì 5 febbraio 2016

Drogata da Vasca da Bagno

La vasca da bagno, come il bidet, sono per me insindacabili segni di civiltà: più la vasca del bidet, che, con opportuna bacinella, è sostituibile.
Io sono una drogata da vasca da bagno: se mi devo lavare, capelli compresi, preferisco mille volte riempire la vasca che farmi una doccia. Acqua calda sali o olii e ammollo. Pausa relax e pulizia 2 in 1, mica palle ottimizzazione delle risorse e dei tempi, anche perchè parliamoci chiaro, non è che se ti fai una doccia lunga risparmi acqua, anzi rischi di sprecarne di più.
Poi qui vendono delle fichissime bustine di sali tra i 50 centesimi e l'euro (quelle di marca blasonata come le Kneipp) e il mondo dopo un bagno coi sali è tutt'un altra cosa.

martedì 2 febbraio 2016

Sesso? certo! Perchè, no?

Ieri sera ho visto in streaming presa diretta. Su alcune cose mi è venuto da ridere e da commentare sarcasticamente come le " genialità" della Miriano sul sottomettersi all'uomo: sì ok io mi metto sotto solo perchè è più comodo, per il mio piacere un po' meno, però mio marito così si sente sopra di me.
Per altre cose mi sono messa le mani nei capelli: l'italia è nel più oscuro medioevo se temi come il sesso e l'educazione sessuale non possono andare in onda in prima serata, e non devono essere affrontati a scuola "perchè è una questione di famiglia". 
Sono contenta di essere in Germania dove l'educazione sessuale punta in prima analisi ad abbattere gli stereotipi sessuali come la donna casalinga e l'uomo meccanico, e le differenze sono semplicemente biologiche.
Sono contenta di sapere che l'educazione sessuale è considerata una materia come tutte le altre a scuola, che non ci si può esimere dal farla ( a differenza dell'ora di religione) nemmeno nelle scuole religiose.
Sono contenta di aver detto a Luca più di un anno fa: "se davvero vuoi andartene dall'Italia, non possiamo aspettare un'altra occasione: Colonia potrebbe essere l'ultima possibilità"
Voglio bene a tutti gli amici che sono rimasti in Italia e gli auguro di cuore di riuscire nel loro piccolo a far cambiare un paese, che mi sembra cadere sempre più verso l'ignoranza, l'oscurantismo e una crisi che non è solo economica ma anche socio culturale e che porterà il paese lontano da quelli che sarebbero i criteri di un mondo civile di rispetto ed uguaglianza, non solo tra i sessi, ma più correttamente tra le persone.

lunedì 1 febbraio 2016

un po' di stress?

oggi fuori c'è grigio. Un grigio limpido e secco, non quei grigi umidicci da pianura padana. Ci aggiungo un " grazie al cielo" perchè la mancanza di umidiccio mi fa solo bene.

Dicevo che è una giornata grigia fuori. Non è triste è un po' lenta, ed unita a quella stanchezza inevasa che mi sto portando dietro da troppo tempo perchè comunque dormo male (marito che russa, temperatura ambientale incontrollabile dal ho freddo al "sto sudando come se fossi ai tropici", gatto che miagola nel cuore della notte) diventa melanconica, con la voglia di essere in compagnia a non fare nulla, al massimo guardando un film non impegnativo.
Oggi è Lunedì, e non soffro di quel mal del lunedì di cui soffrono tutti: sarebbe quasi un giorno di riposo perchè il fine settimana è impegnativo, questo poi più di tanti altri con la festa di compleanno di Valeria e la cena con conoscenti la sera prima: casa da pulire, cena da preparare e da mangiare.... spero vivamente che a mio marito non venga più in mente di invitare qualcuno a cena se il giorno dopo abbiamo qualcosa da fare come una festa di compleanno: non è che faccia tutto io, ma sono sicura che non abbia ben chiara la complessità della questione e di quante cose ci siano da fare. Non si riduce solo al fare la spesa e preparare la cena. O meglio sarebbe così se fossimo una famiglia ordinata e che tiene la casa sempre pulita, ma non lo siamo affatto, e sinceramente a me far trovare i pavimenti sporchi o la cucina sottosopra a chi mi viene a trovare e non è amico chiappa e camicia non mi va affatto.
Quindi mi sento stanca.
Stanca del non sonno ( e sempre di più mi prudono le mani per il tanax, almeno un disturbo lo levo) stanca del non riposarmi il fine settimana, stanca di tutto quello che c'è da fare a cui corro sempre dietro tipo le montagne di vestiti puliti da piegare e mettere via, (perchè stiro solo lo stretto necessario), stanca del vedermi fuggire il tempo tra le mani e non averne mai per me, tanto da considerare un fine settimana senza impegni il momento ideale per portarmi in pari coi lavori di casa, cosa che puntualmente non accade mai perchè c'è sempre altro a cui badare, tipo " mamma mi fai compagnia?"
Poichè non posso sdoppiarmi, ne l'alcol o le droghe ne la morte sono una soluzione, una soluzione ci dovrà pure essere.
Forse la soluzione sta nelle piccole cose, come non trascurare i piatti lasciandoli sporchi in tavola, o facendo lo sforzo del prendere l'aspirapolvere 5 minuti dopo cena per non lasciare le briciole delle nane in peritura permanenza sotto il tavolo, o fare una sola lavatrice al giorno e una volta asciutta (sempre sia lodata l'asciugatrice) metterla via subito. Basta? Non basta? Aiuta? Non aiuta? non lo so. So che non è una vacanza quella di cui ho bisogno: ho bisogno di serenità, di sonno, di calma, e le vacanze da che le abbia mai fatte non sono mai state sonno calma e serenità, anzi un apoteosi di stress.

martedì 26 gennaio 2016

il mio corso di tedesco per stranieri.....

...... è esattamente come il corso di difesa dalle arti oscure tenuto dalla Humbridge, senza messe in piega e golfini rosa: grazie al cielo siamo in Germania e spesso si preferisce e l'unisex-asex(suato) ed un pratico taglio corto alla paggetto.

Dicevo che è come il corso della Humbridge, perchè è finalizzato solo a passare il DTZ (deutsch test für Zuwanderer, test di tedesco per stranieri) equiparato al grado B1 di conoscenza della lingua secondo gli standard del quadro comune europeo di Riferimento per le lingue, assolutamente inutile per chi ha una professione in campo medico-sanitaria: per quella ci vuole il B2 che lo fia un'altra volta possibilmente in una scuola privata.

E come il corso della Humbridge non ti insegna a parlare il tedesco coi tedeschi, t'insegna l'hoch deutsch che è perfetto per parlare con altri stranieri, col medico (ancora ancora), o con il commercialista (bah forse), ma sicuramente non col Herr Wasserman, idraulico di Colonia che parla velocissimo mangiandosi le parole mettendo i verbi dove cazzo gli pare, confondendo regolari ed irregolari, e magari buttandoci anche un po' di vernacolo di Colonia (per la cronaca i colori di questa città e del carnevale sono bianco e rosso come il Burlamacco).

Se posso farmi una ragione che imparare la granmmatica e passare un po' di ore ad esercitare il tedesco male non mi fa, non riesco a farmi una ragione di come è gestito il corso. Il corso comprende gente di varia nazionalità, il chè di per sè è una ricchezza, ma di vario interesse. Mi spiego meglio: se ti lamenti che abbiamo troppi compito e metti a copiarli che cazzo ci vieni a fare?

Abbiamo fatto un test settimana scorsa, quello che dovrebbe certificarci il livello A2. Dico "dovrebbe" perchè nessuno ha parlato di " fogli che attestino la certificazione" e peggio ancora i 7 che non hanno assolutamente passato il corso sono tutt'ora a lezione, senza capire un cazzo di quello che c'è da fare e senza fare i compiti.

Ecco questi 7 cazzari, di cui ad onor del vero sono anche simpatici, rallentano dannatamente la lezione. Ieri è stata spiegata la frase subordinata relativa: oggi l'insegnante ha sputtanato 3 ore abbondanti a rispiegare la questione. tre ore in cui io mi sono fatta beatamente i cazzi miei, perchè tanto anche se partecipassi in modo attivo alla lezione mi verrebbe chiesto di stare zitta per lasciar parlare gli altri poichè io l'ho capita.

A questo ci aggiungerei la tristezza di essere poi tutti trattati allo stesso modo: se ci sono 7 persone che non sanno riconoscere la differenza tra un punto interrogativo, un punto esclamativo e un punto semplice, tanto che bisogna ricordargli come modulare la voce per fare la domanda, non significa che TUTTI non lo sanno. Ecco io sta cazzo di differenza la so, e scusami tanto se il punto esclamativo in italiano è molto più enfatico di quello tedesco che pare quasi un punto e basta.

Ho anche provato a creare una Dumbledore's Army, ma devo aver scelto i soggetti sbagliati, perchè una se ne è andata, una non ha mai scritto una parola ( vada il trasloco nella nuova casa e la famiglia) e l'altra evidentemente si ritiene troppo brava per poter partecipare seriamente.
Forse non è riuscita perchè la mia cicatrice è troppo piccola e non mi fa mai male, non porto gli occhiali e soprattutto ho gli occhi di mio zio.

Sto buttando via tempo e non ho vie di uscita a meno che non voglia pagare 4 volte tanto ed andare in una scuola privata. Secondo l'ufficio di integrazione per immigrati esistono altri 2 tipi di corsi, quello per persone analfabete (non uso termini politically correct: le persone che non sanno ne leggere ne scrivere sono analfabeti) e quello accelerato. Strano caso per entrambi i corsi non ce ne sono di attivi.


giovedì 14 gennaio 2016

Bonn

Sarà che l'ho vista più con la pioggia che con il sole, ma a me Bonn fa di città angosciante.

Oggi non era in programma la gita a Bonn: la gita era programmata a Köln, e c'è stata in 2 uffici diversi. l'ufficio A mi ha mandato all'ufifcio B e l'ufficio B a Bonn.

Approfittando del fatto che ero già in giro e che "oggi c'ho tempo domani boh" e relative conseguenze, mi sono fatta cercare  ed inviare sul cell l'indirizzo dalla mia dolce metà, poi ferma all'area di servizio ho impostato il navigatore. SE gli avessi dedicato 2 minuti mi sarei accorta che non è uno di quei begli uffici periferici facili da raggiungere in macchina e parcheggiare come la dogana o l'ufficio di collocamento, ma di un "qualcosa" in città a ridosso se non ho capito male dell'ospedale, in una zona dove tutti vogliono parcheggiare e i parcheggi a pagamento sono pochi e il resto sono tutti a permesso solo per residenti.
Bonn è una città che va bene per chi ci vive e lavora e può permettersi di spostarsi coi mezzi pubblici o a piedi o in bici, ma se provi ad avventurarti in quella che può essere la cittadina, non il centro storico, votati a strade strette alberate, scarsità di parcheggio "legale", pavè talvolta disconnesso.

Ora spero vivamente che questo ufficio a cui fa capo Bonn e l distretto Rhein-Sieg che è quello in cui risiedo, abbia sedi distaccate da qualche altra parte. 

mercoledì 13 gennaio 2016

La montagna russa linguistica

A novembre ho iniziato il corso di tedesco per stranieri, patrocinato dall'ente per l'integrazione degli immigrati o da chi per esso.
Sono contenta perchè le mie competenze linguistiche in circa un mese, tolto l'inizio corso tardivo e le lunghe vacanze natalizie, per un totale di 100 ore, qualche frutto l'ha già dato: intanto ora so come mettere i verbi, e soprattutto, quali sono quelli che si scompongono mettendo un pezzo qui e un pezzo là.
Riesco anche a seguire meglio un film, un telegiornale, delle chiacchiere tra amici, però a volte non capisco proprio un ca', e un po' di sconforto sale.
Mi verrebbe tanta voglia di dare la colpa al fatto che "in questo corso imparate l' hoch deutsch", cioè il tedesco perfetto scolastico, ma fuori chi cazzo lo parla?
Di fatto per l'hoch deutsch "due" si dice "zwei" e "tre" si dice "drei", due suoni molto simili tra loro, ma nel parlato comune, e non è una questione dialettale, al posto di "zwei" si dice "zwo" proprio per non creare fraintendimenti. questo però, e tante altre cose, non te le insegnano.
Lo stesso problema accade con la lingua italiana, naturalmente:  mi immagino questi poveri cristi che arrivano in Italia, e al posto di "Scusi, dove sta andando?" "Si ritrovano di fronte ad un " ma dove cazzo vai?!?!?!" sicuramente l'enfasi della comunicazione verbale italiana aiuta nella comprensione tra azione giusta ed azione sbagliata, ma le parole....

Stamattina ho affrontato 2 telefonate con l'azienda che si occupa del ritiro dei rifiuti, una per il frigorifero, l'altra per un chiarimento sui giorni di ritiro, perchè io abito in una via ma il mio punto di raccolta spazzatura e in un altra e le 2 vie hanno giorni di ritiro differenti. Ho sentito dall'altra parte 2 persone distinte che sono andate a pescare pazienza e ricordi scolastici per parlare un tedesco a me comprensibile. Non so chi sia tra i tre la persona che si deve disperare di più, se io che faccio fatica a comprenderli o loro che devono fare le capriole per la pazienza e i ricordi grammaticali.

martedì 12 gennaio 2016

Star wars 7

SPOILERS!

Se andate avanti a leggere e non avete ancora visto il film, lo fate consapevolmente perciò non venitemi a rompere le balle dopo perchè vi ho rovinato il film.













Con il nuovo film di Star Wars, che effettivamente è più vicino come stile ai 3 classici che non ai prologhi, si sancisce definitivamente una questione: Star Wars non è un film sessista. Già la principessa Leia, a capo della resistenza contro l'impero è stata " la principessa" che ha messo fine a tutte le Cenerentola e Biancaneve svenevoli e delicate delle fiabe. Poi è arrivata sua mamma, prima regina poi senatrice Padme che ha rafforzato il concetto vent'anni dopo la rivoluzione femminista di "io non sono per un cazzo svenevola". Infine arriva Rey. Rey che non si sa di chi è figlia (anche se io mi sono fatta un'idea), ma vive da sola nel deserto recuperando rottami e rivendendoli per un pane verde istantaneo che si gonfia con un po' d'acqua, Rey che per difendere BB8 il /la robottino/a trovato nel deserto mazzuola di botte uno, Rey che rivitalizza un "ferro vecchio" e scappa dal suo pianeta con BB8 e un ex storm trooper disertore. Quel ferro vecchio è il Millennium Falcon.
Sì sì avete capito bene il Millennium Falcon, quello che la " signora Solo" avvia ma non pilota mai, quello guidato solo da Han Solo, Chewbacca, e Lando Calrissian, quello che più di ogni altra cosa è "l'automobile, roba da uomini" nei tre film. Lo guida una donna. Ah e lo ripara una donna.

Sono partita da questo perchè ho 2 figlie, innamorate perse di Star Wars, e i compagni di classe della grande dicono che non è vero che lei lo guarda perchè è una bambina. Cari maschietti non vedo l'ora esca il dvd e i vostri genitori vi facciano incontrare Rey e ci ripensate su.

Ma non finisce qua.

Rey trova Chewbacca e Han Solo, e partono alla ricerca di .....

Luke Skywalker come messia che salverà il mondo dal nuovo nemico dei ribelli, e finiscono in una....

Taverna.

Sì la storia si ripete: modificando un pochino i pezzi del puzzle, ma gli ingredienti sono gli stessi. Un giovane eroe, non necessariamente maschio, 2 indipendenti (guarda caso gli stessi) un anziano cavaliere Jedi in esilio volontario, un esercito ribelle da trovare a cui consegnare un droide, un cattivo con una maschera nera, qualcuno da salvare dalla base imperiale, che poi verrà distrutta, pianeti che esplodono, qualcuno che muore, una spada laser che cambia padrone, qualcuno che scopre di possedere "la forza", e poi mettiamoci dentro un paio di elementi del secondo film, tipo l'alieno che sa tutto e vede tutto attraverso i suoi occhiali fondo di bottiglia (eh sta volta è arancione e senza orecchie) e un "io sono tuo padre".

Di nuovo c'è che il cattivo, la maschera nera, può togliersela quando gli pare.

Ecco parliamo del cattivo.
Personalmente lo piglierei a calci nel culo.
" Ah avverto un'attrazione per il lato luminoso della forza...."
Kylo Ren, è il nome d'arte, il nome da sith di...

Ben Solo.

Su dai sforzatevi, ho scritto Solo non così a caso. E', sfiga vuole, il figlio di Leia e Han, che Luke ha educato alla forza, ma poi si è convertito al lato oscuro e per quello che ci è dato sapere parrebbe che l'imperatore conoscesse anche lui il trucchetto che conoscono,  Ben Kenobi. Yoda, Anakin, e Qui-gon Jinn di tornare dopo la morte, così che fa? Prende un altro con sangue Skywalker e lo manipola: prima con quell'animo irrequieto ed arrivista del nonno Anakin, poi con il nipote Ben che sinceramente qualcuno ha definito "emo" io lo definisco "bimbominkia del cazzo". Cioè se fossi suo nonno lo piglierei a calci in culo perchè del lato oscuro della forza non ha capito proprio niente. Dart Vader è tutto d'un pezzo, convinto e sicuro di se, oscuro e tormentato. Sto minchione che non ha bisogno di mettersi una maschera salvavita come suo nonno, perchè respira benissimo, appena incontra un visino carino ma con due palle così come Rey che fa? Si toglie la maschera. Già che ci sei calati pure i pantaloni e mostra le chiappe affinchè te le si pigli a calci. Oh anche il nonno s'era innamorato, ma le cose erano un tantino diverse. Mica era il cattivo di turno: era solo vincolato da un voto di castità all'ordine dei Jedi. Ma se sei dedito al lato dell'odio e dell'ira, mica puoi cadermi così togliendoti una maschera perchè qualcuno te lo chiede! Tesoro, non si chiama "lato luminoso della forza" si chiama  " tira più di una pariglia di buoi!"
Ovviamente il momento "io sono tuo padre" non può far altro che vedere il bimbominkia di turno a confronto con suo padre Han. Su una passerella stretta. Ovvio no? altrimenti che momento "io sono tuo padre" è?  E finisce che qualcuno vola giù.

Harrison Ford in pratica chiude così la sua partecipazione alla saga di Star Wars.

Ah già di nuovo quindi c'è anche che il Millennium Falcon, cambia padrone, e vola solo accompagnato da Chewbacca e Rey, fino ad una galassia lontana lontana per ritrovare Luke Skywalker con mantello e barba, dopo che la miracolosa vicinanza di BB8 fa riattivare R2-D2 (C1P8 per gli italiani) per completare insieme la mappa per ritrovarlo.

Non ho parlato però di lei, del Generale Organa, principessa Leia o signora Solo.
Carrie Fisher fa una parte davvero minuscola, in cui è moglie, madre, sorella e generale in contemporanea, dando una visione più matura, e forse più realistica di quello che le donne in fin dei conti sono.
Lei, Chewbacca e Han è fuori discussione che siano stati messi dentro come ponte di collegamento tra le due serie, centrale ed epilogo, ottenendo così l'approvazione per questo film da parte del pubblico di chi, con loro, ci è cresciuto.
Però vorrei dire che io l'ho trovata meravigliosa. ho trovato una Carrie Fisher con uno sguardo più dolce e più maturo, di quella che ha amato e vissuto e non posso essere certa che uno sguardo così sia solo frutto di recitazione, ma di certo ha dato quel tocco di realtà tangibile ad un personaggio pioniere dell'indipendenza femminile, rendendola vera.