domenica 13 settembre 2020

Essen. Beten. Lieben


Eat, pray, love. Mangia, prega, ama. 

Ho comprato questo libro dopo aver visto il film con Julia Roberts. Per la mia indole, solo dal titolo ci sarei rimasta lontana, sia dal film che dal libro, ma un paio di settimane fa quando mi sono ammalata, ero alla ricerca di un film diverso dal mio solito, anche controcorrente, e mi sono imbattuta in un film leggero, senza pretese moralistiche, come il titolo invece mi aveva fatto pensare. Mi è già capitato di leggere il libro dopo aver visto il film: è una sorta di leggere l'originale dopo aver studiato sul bigino, ma questa volta è un po' diverso.
Il libro non ho ancora iniziato a leggerlo, escluso il titolo.
Ma l'ho acquistato come una sorta di sfida personale.
Io ho paura di leggere in tedesco.
Leggo, senza problemi in breve articolo, le spiegazioni di qualcosa o una ricetta, ma con i libri ho un sorta di blocco. Ne ho già acquistati qualcuno, ma nessuno con l'idea di pormi davanti alla sfida con me stessa di iniziarlo e finirlo.
Leggo, capisco, ma non saprei ripetere in tedesco quello che ho capito e peggio ancora non saprei ritrovare questo o quell'altro passaggio tra le pagine, che se per un romanzo può non essere così importante, sicuramente lo è per il manuale di Apnea o il testo di medicina dei conigli.
Quindi mi sfido con questo libro, che è un romanzo il cui film parla di apprezzare e apprendere le cose nel profondo della loro semplicità e magari ho solo bisogno di affrontarlo così.

lunedì 10 agosto 2020

scusi, dove sono gli anthias?

DOVEROSA PREMESSA: Sono abituata o viziata al mar Rosso, con la sua natura, le sue abitudini e le sue regolamentazioni. 

immergersi a Rab non è come immergersi sul mar Rosso. Sia chiario non è meglio o peggio: è solo diverso.
Non ti devi trovare fuori dall'ingresso principale tra le 7 e le 8 del mattino per il transfer, ma ti devi trovare al diving alle 9 partenza del gommone alle 9.30. 
Non hai la preghiera del mattino ne i controlli di sicurezza, a parte la Maria che ti sbuca fuori all'improvviso e ti attacca una pezza, ma in genere lo fa dopo le 10.
Non fai il passo del gigante, ma la capriola all'indietro.

Non hai gli Anthias.

Ecco questo a me ha spiazzato. Ecco io mi tuffo e non trovo le mie belle nuvolette arancioni con il loro musino puntato contro corrente. E a me chi mi dice ora come gira la corrente, i cetrioli di mare che sono tutti girati a cazzo di cane? L'adriatico di Rab, ha, come ogni subacqueo decente che si informa di biologia marina, ovviamente una fauna e una flora diversa dal mar rosso. Ecco il subacqueo decente, non io. io mi butto convinta di trovare quel caleidoscopio frenetico che trovi a ras Gamila o ad anemone City, ma ti ritrovi sul Ligure: alghe ombrellino a profusione, donzelle e gronghi. Sì ho detto ligure, perchè nel mio Logbook ci sono anche immersioni nel ligure di levante e sono tra la immersioni che ricordo con più affetto perchè proprio le prime, ma il mare rimane sempre una parte del Mediterraneo e per chi non sa cogliere le differenze loco- regionali di fauna e flora marittima, le alghe ombrellino sono uguali A Rab tanto quanto a Levanto. Dal Kron Diving si possono raggiungere 29 siti di immersione diversi ed io ne ho fatti una parte davvero minima. 

A parte le diversità di fauna e flora con il Mar Rosso, le immersioni sono decisamente facili per chi affronta senza problemi  ( o con qualche problemino come la sottoscritta) Shark e Jolanda o Gordon reef. In Croazia ci si può immergere come mamma padi dice: Sei open water con buddy? Ecco, ascoltati il briefing, sappi che devi tornare entro un ora al gommone, pianificati la tua immersione e vai col tuo buddy senza la guida. E diciamocelo, è una grande figata. Non hai voglia di andare a 20 metri con tutto il gruppo? non ci vai. Hai voglia di startene lì ad osservare a 5 metri per 60 minuti i paguri? sei libero di farlo e di paguri ce ne sono tantissimi. 

Quindi le immersioni a Rab personalmente le ho trovate molto, molto rilassanti. Consiglio però la muta stagna o una semistagna in buone condizioni (la mia ormai non lo è più), perchè la capriola all'indietro in acqua a 20° C è decisamente una doccia fredda in confronto alla minima di 24° C del Mar Rosso. Però poi ci si abitua: più o meno verso fine vacanza quando entri in acqua e dici al buddy " beh oggi è caldina l'acqua" per poi leggere sul computer 18° C.

domenica 9 agosto 2020

Storie che in un qualche modo si ripetono

 Punti in comune: donne e subacquea.

Ho il sospetto che la mia amica K. sia stata ingannata. A lei non potrò mai dirlo per il motivo che chi l'ha ingannata è una persona a cui voleva bene ed è deceduta 5 anni fa. 

Oggi è venuta a trovarmi e così abbiamo parlato di subacquea: per lei è un supplizio parlarne, per me è un amore senza confini che vorrei far conoscere al mondo intero. Per me e per Luca è argomento di discussione il suo brevetto: di fatto ci siamo fermati a pensare che lei abbia preso un brevetto perchè ci si è trovata in mezzo ma che abbia sempre avuto paura dell'acqua e delle immersioni. Ma oggi è stato diverso: mi ha raccontato dettagli che non sapevo e che alla luce della mia esperienza personale mi fa solo pensare ad una cosa: potrebbe essere una meravigliosa subacquea o altamente consapevole che non fa per lei se le fosse stato dato il giusto. Non metterò il nome della didattica con cui ha preso il brevetto, per evitare quel chiacchiericcio insulso: "questa didattica è migliore dell'altra", perchè è infondato. Esiste la RSTC ad uniformarle tutte le didattiche. La differenza la fa l'insegnante: corretto o scorretto. Il corretto segue gli standard, ti rilascia un brevetto se te lo meriti (non perchè lo hai pagato). Quello scorretto... beh... inizio col parlare della mia esperienza di istruttori scorretti. A fine open water il "tizio" (non merita essere chiamato insegnante) mi soprannominó "la teorica", perché conoscevo piuttosto bene il manuale, ed era l'unica cosa che avevo: il mio open water che doveva essere spalmato in una serie di fine settimana in Liguria, vide la ripetizione per ben tre volte della prima lezione teorica  e l'esame, ma la pratica non andò mai oltre acque confinate 2. La mia prima immersione fu a Marsa Alam con il brevetto già in mano. Il mio ow stava tutto nella mia conoscenza teorica del manuale. Tuttavia tra "quel corso" e Marsa Alam, contattai un gruppo sub più vicino a casa, ripetendo un po' di esercizi, ma di fatto non ho mai completato l'open water, e se vado in acqua il merito lo devo al Carletto (pace all'anima sua) che mi ha tenuto 2 ore a meno di 5 metri ed ha fatto "la magia". Oltre a questo il "tizio" di cui sopra, mi vendette il mio primo GAV, sottodimensionato per la mia persona, eppure da chi si occupa di immersioni ed ha lavorato alle Maldive e sul mar Rosso prima di tornare in Italia ed aprire un diving in Liguria come valutare la taglia di un gav lo dovrebbe saper fare bene. Ho un idea del come mai sia potuto accadere "un errore" del genere, ma me lo tengo per me: è solo una supposizione basata sul veder prendere dal "socio del tizio" le pinne di qualcuno che conoscevo dal suo gavone per darle ad un subacqueo che stava noleggiando l'attrezzatura per un immersione.

Oggi con la mia amica siamo ritornate su un esercizio che lei non è mai riuscita a fare: svuotare la maschera, e nonostante questo è stata brevettata. Questo esercizio ha provato a farlo in acqua con me e con Luca con la sua maschera. Io non ho mai visto una maschera così schiacciata sul volto tanto da sembrare una maschera da apnea. Dicono che è una maschera per subacquei tecnici, ma credo che anche lì ci siano convinzioni fideistiche più che conoscenza vera dell'attrezzatura. Insomma qualcuno ti dice che è così e tu te la bevi.  Scambiammo la maschera e... MIRACOLO!!! è riuscita a svuotarla al primo tentativo. Che fosse la mia maschera semplicemente più esperta nell'essere svuotata e per questo si sia lasciata svuotare così docilmente? 

Oggi mi ha raccontato anche del suo snorkel. Con gli altri subacquei, che conosco pure io, si lamentava che il suo snorkel faceva entrare acqua, che era difficile respirare, e tutti la prendevano per il culo del tipo "quante storie che fai", "non è possibile". Questo è stato così fino a che suo marito non ha preso in prestito il suo snorkel tenuto insieme con le fascette (e già solo questo è motivo per me per buttarlo e comprarne uno da 3 euro alla decathlon) scoprendo che forse la moglie proprio tutti i torti non li aveva.

Mi ha anche detto che il suo brevetto, dichiarato Open water, ha come limiti i 10 metri massimi di profondità e l'obbligo di immergersi accompagnata da un subacqueo professionista.
SE fosse brevettata con didattica PADI sarebbe un Discover Scuba diver, non un Open Water.
SE fosse brevettata con didattica SSI sarebbe uno scuba diver non un Open Water. 
Ma la didattica con cui si è brevettata, da quello che ho letto sul sito, prevede come primo brevetto per adulti un Open Water e nessun livello inferiore! Perciò, che cazzo le hanno detto a lei e a tutti gli altri brevettati dallo stesso istruttore come "Open Water", che per potersi immergere devono andare in acqua accompagnati da un subacqueo professionista? 

Qualcosa non mi torna, e poichè io i cazzi miei non me li so fare e per amore del mare e della subacquea non mollo a terra qualcuno per le vaccate dette e commesse da altri ( ed anche per un debito d'onore che mi sono presa personalmente con chi mi ha fatto ritornare in acqua più fiduciosa delle mie capacità), ho scritto alla didattica di riferimento, sperando mi possano dire qualcosa di utile. 

L'unica alternativa valida è che per qualche regolamento locale quella didattica al primo livello presa in Germania sia così limitata, ma ne dubito tanto quanto dubito che domani mattina io abbia una sveglia alle Silly o clock per andare a trovare la Thissy.

martedì 21 luglio 2020

immersioni a rab

È passata più di una settimana dall'ultima immersione a rab, ma non ho l'ispirazione per scriverne. Arriverà.

martedì 14 luglio 2020

cambiar parrocchia

Nel mondo della subacquea ci sono molte didattiche, cioè tante scuole che ti insegnano in modo diverso le stesse cose: fai sempre le bolle, stai col tuo compagno, segnala o chiedi "va tutto bene" facendo segno "ok" con la mano e non usando il pollice in su. In pratica è un po' come la religione: tante parrocchie per fare li stesse cose, arrivandoci in modo diverso. 

Io sto pensando seriamente di cambiare parrocchia. E non perché una sia migliore di un altra, perché la differenza la fa l'insegnante, non la didattica.

Dalla parrocchia PADI alla parrocchia SSI. E tutto per il mio dive master. Non cambierà molto credo, ma la mia scelta si basa su un principio di comodità: se il centro PADI più vicino a casa è a 40 km, e ho più centri SSI e più vicini, forse ho io mio buon tornaconto a cambiare scuola. Non so se questa prevalenza sia una questione locale o economica: ho avuto occasione di parlare con 2 istruttori/centri sub che hanno fatto lo stesso cambio di parrocchia perché a loro conveniva in termini di sostegno da parte dell'associazione stessa. Spero di aver avuto una buona idea, l'importante è farlo bene e non che mi venga staccato a cazzo di cane per fare cassa. 

Ora devo solo rivendere la pecetta verde PADI da DM....

domenica 12 luglio 2020

0-100-200


E c'è ancora tanta strada e tanta esperienza da fare. 

E magari prima o poi il DM.

sabato 11 luglio 2020

Dm

Devo scrivere alla PADI.

Devono fare una nuova certificazione: il dive Mommy.
Requisiti fondamentali, essere sub, mamma e mamma di un sub alle prime armi.
Gli skills che devi avere sono:
Assistenza nel montaggio, smontaggio, trasporto e cura dell'attrezzatura in particolare in tutto ciò che richiede quello zic di forza in più, e quei centimetri in altezza per arrivare là dove il minisub non ci arriva.
Supporto psicologico per il mini sub e per il secondo genitore.
Saper reagire anche prima del caffè (accettato anche se solo per questioni subacquee).

Ecco io questa certificazione dovrei averla honoris causa.

Poi se si tratta di un dive Daddy, va bene uguale.

giovedì 9 luglio 2020

tutti sott'acqua!

Da oggi siamo tutti una famiglia di subaqqui: figlia piccola ha fatto il bubblemaker. Il sorriso di figlia grande quando lo fece era impagabile, ed altrettanto impagabile è l'entusiasmo di figlia piccola: lei vuole vedere i pesci! Abbiamo potuto seguirla in acqua, in snorkeling. Anche con figlia grande ero in acqua, ma figlia grande era in piscina, figlia piccola ha potuto farlo direttamente in mare, perché come ho scritto nel post di ieri, si tratta di una piscina di acqua salata. Vederla serena in acqua dissipa tante incertezze, e l'averle portate in piscina dall'età di 3 mesi ripaga. Ma soprattutto la soddisfazione della risposta alla domanda:
 " allora come ti senti dopo l'immersione?"
"Assetata!”

Ha vinto una deco cola, visto che la deco beer pur gradendola, è un po' fuori luogo.

mercoledì 8 luglio 2020

Rab

Sì sa che noi siamo tipi da "per quest'anno non cambiare stessa spiaggia stesso mare", ma complice un collega poco corretto, le vacanze di Pasqua sono saltate, perciò niente Sharm ed ho dovuto prenderle in luglio. Comunque grazie collega scorretto: tu hai preteso le vacanze a Pasqua e le hai passate comodamente a casa tua causa virus, io invece sono al mare e mi godo questo!



Ma non si tratta della stessa spiaggia stesso mare: non ce la siamo sentita, prima ancora di tutto il fenomeno covid 19, di portare le figlie troppo giovani per immergersi almeno fino a 21 metri a Sharm dove,secondo la mia bibbia personale, in estate ti sembra di essere dentro ad un asciugatrice. Perciò abbiamo deciso per la Croazia di cui ne abbiamo sempre sentito parlare bene e siamo finiti sull'isola di Rab al kron Diving.

I paragoni con l'Egitto sono infiniti: niente di che, ma noi siamo fatti così, stracciapalle fino al midollo o quasi. 

La cosa che ti colpisce è il silenzio. 

Noi, che per il sopracitato motivo "figlie non ancora del tutto atte alla subacquea" dobbiamo andare ancora nei villaggi affollati di turisti da "scammellata nel deserto" come avventura estrema, ma più portati per "passeggiata organizzata al genena city" , siamo stati colpiti dal silenzio. Cicale, uccellini, qualche gabbiano. Le famiglie urlanti nella composizione standard nonna, genitori, nipote/i non le senti. Non che non ci siano, ma non le senti. Sono in numero minore, e trattandosi di appartamenti in affitto, se ne stanno per i fatti loro a fare colazione senza dover correre carichi di salvagenti e giochini da spiaggia, ai Buffett della colazione per poi essere in spiaggia alle 7 del mattino per accaparrarsi la sdraio in prima fila. Qui la spiaggia non c'è. O meglio c'è è poca e tutta libera. Lì trovi anche le famiglie nella sopracitata configurazione, ma si-len-zio-se. Va anche detto che sono in numero decisamente minore. Sarà anche per il fatto che non c'è un aereoporto che scarica 200 turisti per volo, ma un traghetto da 10 minuti da Stinica, o un altro più a nord, di cui non mi sono curata affatto.

Va bene, lo ammetto: mi manca la preghiera del mattino in coda al jetty di Nahama.

Noi siamo esattamente a Kampor. Qui. Come si evince dalla magnifica cartina di Google Maps, siamo in un insenatura, vista lago.


 La baia è del tipo "perfetta per famiglie con bambini piccoli in vacanza" profondità massima 50-80 cm per almeno 30 metri dalla battigia, poi strapiombo a partire dai 2 metri. Praticamente una piscina d'acqua salata, con onde inesistenti o eventualmente artefatte dai natanti, pedalò compresi, meglio se dotati di scivolo.  Perfetta per nonne e/o mamme iperapprensive che non hanno idea della pericolosità dell'acqua poco profonda, e per corsi bubblemaker ed ow.  Parlavo della spiaggia, che c'è,è libera e poca. Non ho idea del perché in questa parte di Kampor,o forse su tutta l'isola,  ci sia così tanto cemento: posso supporre che abbiamo rubato un po' di superficie al mare come fanno i monegaschi, per costruire più che altro strade pedonali carrabili, ma c'è più cemento che litorale. Insomma nulla a che vedere con le spiagge organizzate tipiche italiane o dei resort di Sharm. 

Capitolo immersioni: di queste ne parlerò a fine vacanza. Per il momento sappiate che è luglio e che in acqua "fa un frecc de la madóna". Portatevi la stagna se ce l'avete.

Domani si consacra alla subacquea anche figlia piccola: bubblemaker in arrivo.

venerdì 12 giugno 2020

Vi presento Giorgi(n)o

A 12 anni distanza, dopo il gatto Gigi è arrivato Giorgi(n)o. Perchè poi passerà a Giorgio e poi quando sarà un bel gattone sarà Giorgio(ne). e Sì è maschio perchè così piccoli spesso è più facile vederli che tra 2 settimane. Giorgino ha meno di 14 giorni di vita, stimo tra i 5 e i 7. 
A 9 anni di distanza ho ripreso con le poppate notturne a distanza di poco più di 2 ore: buona resa con 5 ml di latte ricostituito. Stanca, ma ammetto che allattare senza dolori alle tette è fantastico.
Giorgi(n)o applica alla lettera quello che scrissi nella mia tesi sulla neonatologia del cane, che è sovrapponibile a quella del gatto: mangia, pipì-cacca (come un elefante!) per stimolazione, fa le fusa ( ma non gli riescono ancora benissimo), dorme.
Tra Gigi e Giorgino ci sono di mezzo Figlia grande e piccola, e ammetto che sto facendo tesoro anche delle esperienze dirette da mamma oltre alle conoscenze veterinarie, e a quelle di mamma gatta adottiva. La prima è:  non mi stressate con "il gattino si muove, miagola, etc..." non muore se si agita o miagola per un minuto. E nemmeno per due. Da mamma hai il tuo bagaglio di ansie: anche come mamma gatta - impiegata in un rifugio per animali ne hai, e non hai bisogno che te ne mettano addosso altre. Questo giro ho le cat sitter. Le figlie se lo contendono il povero Giorgino. Ma va bene così: ben indirizzate faranno tesoro di questa esperienza, imparando a gestire un bebè, cane gatto o umano e magari a capire che le mamme hanno bisogno di staccare. Non lo dico per me ora che comunque ho bisogno di staccare anche se non le allatto più, ma lo dico per un futuro di chissà chi, loro o di un amica, e di sapere che il tuo cucciolo è in buone mani da poter fare una doccia senza avere l'orecchio teso. Giorgino è nelle mie mani da poco meno di 24 ore. Il mio scopo e poterlo crescere per le prossime 2 settimane e portarlo allo svezzamento precoce. Dopodichè trovargli una famiglia d'affidamento senza fargli fare nemmeno un giorno al rifugio da gatto ospite: per ora sarà solo gatto di passaggio in mezzo ai miei conigli che per lui sarà di certo più sicuro.

sabato 23 maggio 2020

L'azubo

Non troverete questa parola nel dizionario italiano, o se ci fosse dubito che abbia un significato corrispondente, e se lo fosse, cavoli in mondo è un gran casino. aspettate un attimo....ecco l'ho cercato sulla Treccani on line e non c'è, quindi ve lo spiego io cos'è e poi chi è l'azubo.
Qui in Germania molte professioni non le si imparano semplicemente sui libri, ma esiste un percorso formativo della durata di circa 3 anni genericamente definito Ausbildung che tradotto significa contemporaneamente, formazione professionale, tirocinio, istruzione e così è: si prende un ragazzo o una ragazza dell'età minima di 17 anni e lo si manda a lavorare e contemporaneamente ad imparare su un piano grossolanamente strutturato con 3 settimane di lavoro ed una di scuola. Alla fine si ottiene un diplomato che non solo conosce la materia teorica (si spera) ma che sappia già mettere le mani. Costoro sono chiamati "Auszubildende", abbreviato ad Azubi/Azubine, perchè i tedeschi con le loro parole chilometriche, amano le abbreviazioni. Ma io sono italiana e se i tedeschi che amano la precisione hanno Azubi per il maschio e Azubine per la femmina, per me sono l'azubo e l'azuba.
Io ho un azubo.
E vorrei non averlo.
L'azubo non si chiama Vincent, ma qui sarà chiamato così perchè " Vincenzo io ti ammazzerò perchè sei troppo stupido per vivere". E sì è troppo stupido per vivere, ma, nel suo caso, sopprimerlo sarebbe maltrattamento animale e per il lavoro che faccio perderei il posto di lavoro, quindi mi tocca tenermelo. Grazie al cielo, non tutti gli azubi sono così: Ne abbiamo di in gamba, di teste vuote che però le riempi come ti pare e poi lavorano benissimo e puoi stare tranquilla che non combinano cazzate, di ipertimorosi che si turbano nel mettere il collirio ad un coniglio, e poi c'è Vincent che purtroppo non è nulla di tutto ciò. Non è in gamba, non è una testa vuota riempibile, e non è un ipertimoroso. E me lo devo smazzare io. Ora sia chiaro che se potessi parlare in italiano sarebbe tutt'altro discorso, ma dovendomi spiegare in tedesco mi viene difficile gestirlo. Gli Azubi in genere entrano in una struttura e ci rimangono per 3 anni. Se cambiano ci sono 2 motivi: hanno scelto loro di andarsene perchè non era il posto giusto oppure sono stati licenziati. Ecco Vincent è stato licenziato a metà del secondo anno di un Ausbildung un po' diverso da quello da offre il mio posto di lavoro. Le nostre azube del secondo anno non lo sopportano. L'azuba del terzo e del primo anno non so, quello del primo anno non lo stima affatto, tutti gli altri colleghi non lo vedono di buon occhio. L'azubo è tradotto in italiano corrente non accademico, un bimbomikia di 25 anni che non si lava, ha le croste in faccia e i capelli unti. Nel nostro rifugio per animali, tempo per sedersi non ce n'è quasi mai: lui è fin troppo spesso seduto con il cellulare in mano. La sua risposta standard se gli muovo un obiezione (ed io fino a prova contraria sono una sua superiore non una sua pari, da me dipende la sua formazione) è "sì ma -collega/azuba a caso- mi ha detto che..." E non so se sia peggio, quando gli affido un incarico con differenti compiti da svolgere, non li termina mai tutti e in genere si inventa altro da fare non richiesto vanificando spesso l'organizzazione del reparto di mia competenza. Ieri per esempio gli ho chiesto di pulire una gabbia di conigli e portare in cucina una borsa (la cucina si trova di passaggio tra dove gli ho parlato e la gabbia in questione) e lui cosa fa? Si mette a sistemare la verdura in frigo senza aver pulito il frigo come da protocollo interno (per questioni igieniche il frigorifero va pulito ad ogni nuovo rifornimento di verdure). E i conigli?  Oggi invece decide che prepara lui le verdure. No ferma un attimo. Qui si lavora di squadra: ci sono capitani e giocatori, e i capitani organizzano le risorse della squadra per vincere e la nostra è una partita contro il tempo: rifugio bello pulito e ordinato come se spuntasse dal catalogo Ikea per l'ora di apertura al pubblico. Quindi mi dispiace Vincenzino bello ma se io ci metto 30 minuti per fare le verdure e tu quasi un ora, è meglio che te ne vai a pulire le gabbie che mi sei più utile. Peccato che Vincenzino bello non sia in grado di accettare questo tipo di cose. dalle 8 alle 11 io ho: controllato il gatto che si era fatto male il giorno prima, sistemato un coniglio portato dall'acchiappacani durante la notte, fatto le verdure sistemato tutti i conigli tranne una gabbia che per comodità era più facile per Vincenzino, preparato una tazza di thè bevuta per lo più mentre sistemavo i conigli, sistemato il drago barbuto, sistemato i volatili, messe a posto un paio di scartoffie, controllato il lavoro fatto da Vincenzino. Lui ha: spostato 2 conigli in una gabbia che avevo precedentemente preparato, pulito i 2 porcellini d'india, le due gabbie di ratti, quella dei Degu e le tartarughe terrestri. Dopo tutta questa mole di lavoro, gli chiedo di: svuotare e pulire 2 gabbie e rimuovere la polvere dalle gabbie non usate. Vado a controllare il lavoro e.... ha solo pulito una gabbia e lavato il pavimento. Quando gli ho chiesto spiegazioni mi ha detto: "non ho capito che dovevo fare anche quella e pulire le altre".
Domani è domenica. L'orario di apertura è dalle 11 alle 13. Tutto il rifugio deve essere pronto entro le 10.30 con animali nutriti, gabbie pulite e parti comuni pulite e lavate. Sto sperando che domani si dia ammalato, che almeno mi evito l'impiccio di averlo tra i piedi. 

lunedì 11 maggio 2020

Mi rimangono i ricami e i ricordi


Questa foto è stata scattata il 29 Settembre 2012, il giorno del mio matrimonio. La nanerottola in mezzo vestita di viola sono io. Mica il classico bianco, anzi. Fu un matrimonio molto colorato.
Alla mia destra Maria Elena, alla mia sinistra Sara.
Ci siamo conosciute grazie alla passione comune per il ricamo a punto croce, su un gruppo di yahoo e tante chiacchiere fatte sui messangers che si sono trasformate lentamente in un amicizia, legata anche dai gatti. Maria Elena all'epoca viveva con Merlino, Morgan che nonostante fosse castrato viveva da maschio intero, e il coniglio Benjamin. Sara aveva la Gioiuta ed io avevo Manolo, la Tabi, il Micione e Shami. Ricordare, è davvero lunga, perchè di chiacchiere grazie alla tecnologia ne avevamo fatte tante, tanti progetti, tante considerazioni, tante cose sebbene una stava a Ravenna, l'altra ad Udine ed io a Milano. Il mio matrimonio fu la seconda occasione in cui riuscimmo ad incontrarci tutte e tre insieme. La prima fu la festa di compleanno a sorpresa per Sara 2 anni prima.
Di loro oggi mi rimangono i ricami, tantissimi, i ricordi, le chiacchiere, e questa foto.
Avrei molto da scrivere, ma non è facile perchè ho un specie di peso-bomba sul cuore che se mi fermo a guardarlo esplode e non mi fa scrivere. E' fatto di ricordi, di cose che si sarebbero volute fare diversamente e di quella orribile situazione " devo farlo vedere/sapere/raccontare a... le piacerà sicuramente" e non puoi. E' il distacco. Il dolore ti travolge, ma il distacco avviene più lentamente e solo col tempo prende un sapore diverso meno amaro. E' quando si passa dal " devo farlo sapere a..." al "questa cosa le sarebbe piaciuta tantissimo" che il sapore cambia. E' che non c'è una data in cui accade come la scadenza della garanzia per un elettrodomestico. Prima o poi accade.
Non siamo state legate tutte e tre a doppio filo fino all'ultimo: mi sono o ci siamo allontanate. Con Maria Elena accadde non molto tempo dopo il mio matrimonio, prima che si ammalasse, o che scoprisse la sua malattia, in modo piuttosto brusco. Con Sara è stato un po' più graduale, e posso dire dovuto molto al mio trasloco in Germania. Ma nonostante tutto non posso non sentire il vuoto che ne rimane.

mercoledì 6 maggio 2020

La mia amica S.

Non ho chiesto se potevo parlare di lei perciò metto solo S., anche se avendo io pochi amici chi mi conosce da quando è nato questo blog e pure prima sa bene di chi sto parlando.
Qualche anno fa scrissi senza fare nomi che ho una mica ingambissima e coraggiosissima anche se non è mai andata in moto o non ha mai fatto il giro del mondo in barca a vela: era lei. Poco fa ho ascoltato un suo video messaggio ed è la cosa più coraggiosa, piena di amore e di speranza che io abbia mai sentito.
Ed ho pianto.
Ho pianto come non facevo dalla morte di mia mamma urlando il mio dolore fino a farmi male la gola, perchè purtroppo la mia amica che ha solo un anno più di me, se ne sta andando dopo anni passati a combattere il cancro, e sta vincendo lui, purtroppo.
La mia amica ha parlato a tutte le persone che le vogliono bene e a cui vuole bene, dicendo cose bellissime, con un volto che non è il suo e che a me ricorda fin troppo quello di mia mamma poco meno di 24 ore prima che morisse.
Non sono pronta, ma ho capito e lo devo accettare.
Quello che mi fa male è che anche volendolo non potrò andare da lei per stringerle la mano, per ricordarle del melo, per parlare dei gatti e di quelle altre cose che ci siamo dette in poco meno di 20 anni.
Come ha detto Cla, sto rivivendo situazioni già vissute e non solo quelle legate a mia madre. C'è stata un altra amica, che non volle farmi sapere che stava male perchè mia mamma era morta da poco, e poco dopo è finita  a lungo in ospedale: ero pronta a partire biglietto già alla mano, e i parenti non mi hanno voluto, perchè era " un brutto spettacolo". Gli amici non hanno paura dei brutti spettacoli. Le amiche comuni invece mi hanno tagliato fuori da qualsiasi pensiero. Che belle persone. Un amica persa ancor prima che morisse, un amica che era convinta l'avessi abbandonata io perchè ero diventata mamma. Questo per la verità non c'entra con l'amica S., ma fa brodo nel bagaglio delle cose che fanno soffrire.
La sofferenza non si può ne immaginare ne descrivere a parole. Non la si augura a nessuno, ma è certo che quando la provi la riconosci sempre ed è davvero come una ferita che non riesco mai a rimarginarsi. E non puoi nemmeno immaginare quella delle altre persone.
Io non saprei cosa raccontarvi della mia amica S. tranne che è una di quelle persone che ti tocca il cuore, così bella dentro che potrebbe essere uscita da un romanzo che parli di purezza e virtù femminile di altri tempi. Così deliziosamente sincera ed umana che non faceva sentire solo nessuno sulla faccia della terra. Ricordo tantissime cose delle nostre lunghe chat, ma le chat sono come le lettere: sono cose personali che non si possono raccontare.
Ti voglio bene amica mia, e come ti ho già detto, non ho altre parole che possano avere un vero significato.


lunedì 20 aprile 2020

La Danza

il 6 aprile scrivevo su Fb:

"Il tempo è propizio per leggere spesso "mi manca la danza". Sono del parere che non serva andare in palestra per danzare, ti basta anche lo spazio di una piastrella. Che se davvero vuoi danzare lo fai seduto anche sulla tazza del water anche se sei al corso base. Che se non puoi ascoltare la musica, il ritmo te lo porti da dentro. Se davvero ti manca la danza, danzi anche se hai una gamba ingessata. Conosco chi danza nonostante problemi di salute non proprio leggeri, e chi la danza la vive come l'aria da respirare. Perciò se " vi manca davvero la danza" smettetela di raccontar palle e danzate anche a letto (che tra l'altro è il miglior posto per imparare gli shimi senza ginocchia), altrimenti se avete da obbiettare, pensate davvero a cosa vi manca, che sicuramente è qualcosa di appiccicato alla danza, ma non la danza."

il 5 di marzo ho danzato l'ultima volta con L'Auftritt Gruppe, il giovedì dopo ero ammalata, il fine settimane del 14-15 è stato l'ultimo appuntamento mensile della formazione come danzatrice professionale ed insegnante, e da allora in poi niente più palestra ed appuntamenti danzanti.

Da allora non ho nemmeno fatto un passo di danza che sia uno. Credo sia il caso di fare mente locale.

Volevo tanto tornare sul palco: Il mio insegnante se non sei nel gruppo che fa spettacoli non porta nessun'altro gruppo sul palco, quindi la questione era semplice: o entri in uno dei due gruppi o continui solo a fare contest. Entro per caso nel 2017 nello show gruppe: Luca ha un corso il lunedì, esattamente quando io avrei danza, così chiedo di poter partecipare pa tempo determinato agli allenamenti di questo gruppo, e da determinato diventa indeterminato, e poi da 2 gruppi uno solo per questioni indipendenti dalla mia volontà con allenamenti il giovedì sera.
Fattore 1: il giovedì sera. una sera, 2 genitori fuori di casa con figlie troppo piccole per rimanere da sole. Si trovano babysitter e soluzioni alternative. Da gennaio ci si aggiunge anche Figlia grande che il giovedì sera ha gli scout con accavallamento di orari.

Lavorare con l'auftritt gruppe non è come con lo show gruppe: il primo danza da più tempo con e per Aladin, ha più confidenza e per questo è anche un po' più indisciplinato. Personalmente trovo anche che non abbiano tutte lo stesso livello di tecnica ( io per prima) e che non venga curato affatto, dalle braccia al sorriso. Si tratta di imparare le coreografie che Aladin crea sul momento per lo spettacolo dell'anno successivo. Funziona così: Festival al fine settimana delle Palme, 2 settimane di ferie, preparazione della prima coreografia. Detto così sembra molto professionale e che per settembre almeno una coreografia sia pronta solo da ripassare e ripulire. In 2 anni di Aufritt gruppe, la prima coreografia viene terminata di corsa in genere tra dicembre e gennaio, poi le altre, ed infine alcune vengono preparate nelle sessioni extra di allenamento tra febbraio e marzo. Ripensando ai progetti che c'erano per quest'anno mi sento di nuovo stare male.
Al dopo festival 2019, Aladin ci dice che porteremo 5 coreografie: Muhashawat ( forse l'ho scritto sbagliato e non m'importa), Nubiano, Hagalla, Saidi, e Oriental Routine, coreografia già presentata all'appena concluso festival). Il saidi viene iniziato a giugno e terminato a dicembre. L'arabo andaluso ( così è scritto giusto) iniziato a Novembre mentre ero in ospedale terminato accorciando la musica a gennaio. Oriental Routine, da risistemare: purtroppo a fine novembre è venuta a mancare improvvisamente una di noi. anche le altre 2 coreografie vanno risistemate. A gennaio vengo a sapere che c'è un altra coreografia da preparare: un Baladi. Quando dico che mi sono sentita male non è affatto metaforico: sono davvero stata male e mi sono dovuta sedere. Poi Aladin ha deciso che questa coreografia l'avrebbero fatta solo in 3. Baladi Nubiano ed Hagalla sono stati creati tra gennaio e febbraio con ore extra di allenamento.
6 coreografie. Io non ho idea di cosa significhi essere ballerina o danzatrice di professione e se 6 coreografie siano troppe o troppo poche per un gruppo spettacolo di danzatrici per hobby. So che per me è troppo. Io sono lenta ad imparare le coreografie, non mi basta l'ora e mezza settimanale le devo studiare anche a casa.
Fattore 2: troppe coreografie in poco tempo (per me)
Inoltre a me imparare solo coreografie mi annoia: mi piace approfondire la tecnica, imparare cose nuove, pulire ed affinare quelle vecchie. Mi stanno anche sul cazzo anche i workshop in cui si imparano solo coreografie. Per me improvvisare è stato l'unico modo per andare avanti a ballare per anni senza corsi: va da sè che la coreografia a me sta stretta come il busto che indossavano le donne nell'epoca vittoriana (e non solo). Per farne così tante comunque devi correre: non puoi permetterti tante pause nella lezione, e personalmente il mio ginocchio, che già si spara 40 ore settimanali di lavoro correndo e trasportando carichi non è d'accordo. A febbraio andavo a lezione per senso del dovere, quando sarei rimasta volentieri a casa per la stanchezza e meditavo già, dopo il festival, di prendermi una pausa dall'auftritt gruppe di almeno un mese.
Fattore 3: difficoltà personali.
Stanotte sono stata sveglia un oretta abbondante per la mia solita insonnia. Ho realizzato che a me la danza non manca: non ho fatto un passo che sia uno, non sto ascoltando musica egiziana, non sto improvvisando nulla su qualsiasi musica che senta, ad eccezione di Thunderstruck che per me rimane il miglio pezzo di allenamento per gli shimmies. Questo significa solo una cosa: che al momento ne ho abbastanza. Mollerò la presa, tornerò al gruppo avanzato dove non ci sono coreografie da imparare di corsa per il festival, dove se voglio fermarmi per il mio ginocchio non è un problema per il gruppo, dove se sono stanca e non vado, non è un problema per il gruppo, e dove non devo preoccuparmi della famiglia perchè è al Lunedì. Amo danzare, ma non lo faccio per vivere, lo faccio perchè mi piace e allora lo ridimensiono in modo da ritornare ad amarla. Per il palco contest ed open stage.

sabato 11 aprile 2020

Questo periodo

Tutti dicono la loro sul corona virus di qua e il corona virus di là, improvvisati virologi, medici o semplicemente tuttologi che aprono la bocca mettendo insieme pensieri e nozioni sconnesse arrivate chissà da dove. Non ho intenzione di mettere in campo la mia preparazione medica: c'è gente che di questo argomento se ne occupa per lavoro, ne sa più di me e lascio a loro la parola.
Ma vorrei dire la mia su quello che sta accadendo, su quello che vedo.
Il mondo intero sta affrontando un virus, che non è come la peste dei promessi sposi, ma che al pari di questa, sta tirando fuori la vera essenza delle persone: se sei una bella persona saranno solo cose belle, se sei una persona di merda uscirà da te solo merda, se sei ignorante superficiale e scettico per partito preso, da te uscirà mediocrità e stupidità.
Ma vedo dell'altro.
Il virus ha, come i farmaci, un effetto diretto di malattia, che è quello che ha messo in ginocchio il sistema sanitario italiano, e un effetto secondario sulle persone. Non saprei bene come definirlo, ma la situazione di emergenza che ha portato i governi ad imporre una quarantena più o meno restrittiva, porta con se una sorta di aria stagnate, che sta avvelenando le persone, temo che anche le belle persone prima o poi soccombano. E' come quei giorni a Milano in cui non tira un filo di vento e l'aria letteralmente puzza di polvere, esattamente come quando si va in una soffitta che non si apre da parecchio e se ne smuove un po'. A me questo clima sta facendo male. Se trovare qualcosa per sorridere per rendere più divertente un momento per me è normale e importante per tirare avanti anche quando sono giù di corda, ora mi viene davvero difficile. Mi divido tra 2 giorni di lavoro e 2 giorni a casa, e in tutto questo vedo solo frustrazione. A parte il gatto, le figlie sono le meno preoccupate che la stanno vivendo come una enorme vacanza: potere dell'innocenza. In un anno che lavoro lì non ho mai visto così tante volte in sede il capo. Poichè non è un curatore e non è un veterinario, ma un pensionato che nella vita ha fatto tutt'altro che lavorare con gli animali, mi viene da pensare che non avendo altro da fare  per via del consiglio " state a casa" venga apposta al rifugio perchè legalmente ha la scusa per uscire di casa.
Per quanto il rifugio sia ufficialmente chiuso ai visitatori e idealmente il lavoro dovrebbe essere diminuito e per questo essere tutti un po' più rilassati, il ritmo in realtà è decisamente più frenetico del solito, per 3 fattori:

  • tutte le figure complementari (2 persone) sono state messe a casa, e sebbene presenti solo 4 ore e non tutti i giorni fanno una grande differenza;
  • siamo divisi in 2 gruppi per limitare i contagi ma siamo poche persone e ancora di meno se una si ammala ( un paio di settimane fa ci siamo ritrovati solo in 3 a gestire tutto);
  • dei 2 giorni di lavoro, il primo lo passi a mettere a posto il caos lasciato dall'altra collega, perchè non esistono protocolli definiti chiari e sopratutto scritti sulla gestione del rifugio, il secondo a fare il lavoro in modo normale cercando di lasciare il compito facilitato per la collega subentrante.
La frustrazione cresce ed è palpabile: ci si dovrebbe mettere il cuore in pace, che le cose andranno avanti così a lungo, ed invece....
Anche a casa la situazione per la verità non è serenissima. Gran parte della colpa è mia che anzichè riposarmi in quei 2 giorni a casa mi creo frustrazione tra quello che vorrei fare, quello che devo fare e l'idea di riposarmi. Probabilmente sono così sotto sopra da non rendermi conto di contagiare anche il resto della famiglia con la mia frustrazione: uno sguardo che non vuole essere scontroso, una mezza parola uscita male, e voilà l'aria tesa è fatta. E si che ero quella che in questa situazione di meno lavoro e più tempo a casa ci vedeva un opportunità per godersi la casa, la famiglia un po' di tempo per se stessa.

Oggi sarei dovuta andare al lavoro, ma sono a casa. No non è arrivata nessuna telefonata a dirmi "oggi puoi stare a casa", ho fatto una scelta: la scelta di stare a casa perchè non mi sento bene o la scelta di andare al lavoro pur non sentendomi bene. E per me è una scelta difficile. Non mi ritengo persona indispensabile che "se non ci sono io si blocca tutto" ma sono consapevole che essendo in pochi (siamo sempre in pochi per la perfetta gestione del rifugio) la mancanza di uno può fare una grande differenza. Ma oggi ho dato più importanza al mio mal di stomaco, alla mia spossatezza al mio ginocchio che da più di una settimana mi fa male e che riesco ad usare solo con la ginocchiera, al mio piede che carico di più per togliere al ginocchio, perchè oltre alla frustrazione del dover correre, ad inizio settimana ci si è messa pure il colloquio con il capo perchè il mio rendimento sul lavoro è inferiore a quello di altri. E allora chi me lo fa fare di mettere in secondo piano la mia salute per poi sentirmi dire che non lavoro bene quanto una ventenne che inizia la giornata bevendo un energy drink, fa la pausa caffè con un energy drink, e pranza bevendo uno se non due energy drink? No, grazie. 
Personalmente sono sempre stata una tipa lenta. Cosa buffa dovunque tranne sott'acqua dove è bene esserlo: lì sono un tantino precipitosa. O almeno sempre di meno. Essere lenta, mi ha sempre messo fuori da qualsiasi tipo di competizione: le gare di corsa a piedi o in bici, a scuola anche nell'apprendere. Ti fa sentire inadeguato, soprattutto se al posto di capire e riconoscere il limite per poterlo aggirare, diventa motivo per sentirsi sempre e costantemente inadeguati, finendo un una specie di pozza melmosa da cui non vedi modo di uscire. Spesso per essere "più veloce" finisco per lasciare i lavori a metà: per fortuna con le figlie le ho finite tutte per benino con tutti i pezzi al posto giusto.
In tutto questo sto pensando che alla fine dei conti un po' di orgoglio ed amor proprio per me ce l'ho: quel minimo che mi ha spinto a mandare nuovamente CV come veterinario. E' vero ho sempre avuto paura del mio lavoro, pausa di non sapere e di non saper fare. Ma sono un veterinario, so che se una cosa non la so la risposta è nei libri: so che non tutti i veterinari devono essere fighi come il Dr. House e che quelli che si credono o che si atteggiano a tali qualche scheletro nell'armadio lo nascondono. E poi non mi va più tanto di lavorare in un posto dove ritengono i veterinari incompetenti ed ignoranti dall'alto delle loro qualifiche in materie tutt'altro che mediche. 

giovedì 9 aprile 2020

Sentirsi sempre inadeguati

Le scelte sbagliate, per i motivi sbagliati, l'incapacità di riconoscere/ ammettere l'errore quando non è ancora troppo tardi per tornare indietro portano solo ad una cosa: sentirsi inadeguati. Vivere col senso di essere inadeguati, non è una cosa bella, perchè appena può si riversa su qualsiasi cosa tu faccia, e non ti fa mai sentire davvero "brava" nel fare qualcosa. Ti senti meno che mediocre, inadeguata perchè sopraqualificata per il lavoro che fai, e non abbastanza brava o esperta per il lavoro che sai fare.
Fa stare male.
Fa venir voglia di piangere.
Fa venir voglia di scappare lontano soprattutto da te stessa.

Non c'è una cura. Ci sono solo degli "antidolorifici", ma anche quelli rischiano di venir contaminati dal senso di inadeguatezza.

Passare non passa: semplicemente a volte si sente molto poco.

giovedì 9 gennaio 2020

Blue January

Lo sospettavo e così sono andata a controllare: a gennaio a me viene il mese di depressione per la danza. Saranno le 2 settimane di vacanza natalizie, sarà che mancano meno di 3 mesi allo spettacolo ma a me gira male, molto male. così sono andata a controllare tra i post dell'anno scorso e toh, guarda un po' che caso, in data 24 gennaio stessa solfa.
L'anno scorso a gennaio speravo di venire assunta in una clinica veterinaria, quest'anno a gennaio ho la certezza di un contratto a tempo indeterminato al rifugio animali. Un pensiero in meno: rimane solo da fare i conti con la stanchezza che talvolta mi porto a casa. Le novità di quest'anno sono figlia grande che è passata dai lupetti (Mäute/Wolflinge) al reparto (Grosse Sippe) e la squadriglia (Sippe) si ritrova il giovedì sera, esattamente quando io ho danza e Luca ha la serata di protezione Civile. Andarla a prendere ci si riesce ma vuol dire mollarla a casa con la sorella a cenare praticamente da sola. Mi sento dannatamente in colpa ed egoista. Ieri sera ho parlato della situazione con le figlie: se non si trova un/a babysitter affidabile (e non qualcuno/a che mi molla con preavviso di 24 ore se va bene) devono cavarsela da sole. Figlia piccola per poco meno di un ora in casa da sola, figlia grande cena e letto da sola. Non hanno 5 anni, ma ne hanno 8 e 10: possono farcela a livello di capacità fisiche e mentali, ma riamane la parte emotiva che è sempre quella indecifrabile e più complicata da gestire. L'accordo è "proviamoci, ma se non gira lascio danza". Quando l'ho detto entrambe hanno sussultato come se togliessi a loro le lezioni di danza o gli scout.
A questo si aggiunge il fatto che a Danza nulla cambia: A parte la questione costumi che è letteralmente in mano mia, e l'accettazione da parte di Aladin di modificare il numero di partecipanti a questa o quell'altra coreografia in base alla presenza alle lezioni, il gattamortismo, il disinteresse, la scialberia e la disorganizzazione sono sempre le stesse. Ah e il mio ginocchio non andrà mai a posto. Mi manca Martina con cui alla fin della fiera se ne parlava senza venire a capo di niente, ma mi faceva sentire meno sola. Il divario show gruppe e vecchio Auftritt continuo a vederlo nell'impegno messo. Più che un vero gruppo spettacolo con una preparazione tecnica di un certo livello, mi pare noi si sia solo il corso avanzato a cui viene chiesto in meno di 3 mesi di preparare altre 4 nuove coreografie, tra "io non riesco a venire" a meno di due ore dalla lezione e sessioni di studio extra a cui personalmente mi verrà molto difficile partecipare. Senza le sessioni extra non di conclude un bel di niente. Io amo danzare, ma mi sento in queste condizioni con un cappio al collo e strattonata a fare qualcosa che mi piace fare ma che da farsi è in un modo che non mi piace e che personalmente trovo sbagliato.
Trovo sbagliato portare 6 coreografie di cui una dell'anno scorso, da risistemare e una di quest'anno di cui ci sono ancora le posizioni da definire e 4 da preparare in meno di 3 mesi dallo spettacolo. Forse un gruppo di professionisti che danzano più ore al giorno, al posto di un ora e mezza alla settimana, possono farcela. O comunque gente più motivata che ci si impegna, non che datagli una coreografia di poche battute e piuttosto ripetitiva non la conoscono. A novembre ho avuto un fermo di un mese: da allora non faccio altro che pensare di lasciare il gruppo. Il problema è che diventa orribile il panorama che ho davanti per continuare a studiare. A parte il nostro Aufritt Gruppe, di Aladin c'è solo il " gruppo avanzato" che in questo caso più che "avanti" e di "avanzi": un gruppo che studia poca tecnica, che viene usato per "creare" le coreografie per l'auftritt gruppe, che danza in modo afinalistico, senza una coreografia, uno spettacolo a cui volgere sforzi e motivazione. Il gruppo della ginnastica insomma. Gruppo che per quello che ricordo è pure non amalgaamato: una lezione di yoga a caso in un carnet prendi 10 lezioni sarebbe la stessa cosa. Questo è il panorama a 20 minuti da casa, in un fitness studio pulito caldo e con comodo ed ampio parcheggio per un ora e mezza di lezione. Al di fuori trovo lezioni di 45 minuti, con riscaldamento misero al limite del farsi male, molto più lontani quasi tutti al di là del Reno e in posti dove parcheggiare non è affatto semplice o economico. Oppure affrontare un ora e mezza di strada verso sud. Ammetto di aver accarezzato anche l'idea di passare a lezioni private. Potrei chiedere tecnica, potrei ottenere di più. Il costo è decisamente più alto, ovviamente. Mi rimarrebbe comunque l'occasione di ballare in contest ed open stage, giacchè la possibilità di esibizioni in altri contesti sembra tra il limitato e l'impossibile. Ma forse l'ultima idea che mi è balenata è la migliore: pongo un mio limite personale ad Aladin: parteciperò solo a coreografie finite entro dicembre. Non mi pagano per massacrarmi con allenamenti extra. Rimane comunque il problema famigliare del giovedì, e a quello troverò una soluzione o verrà da sola, ma devo prima di tutto fare chiarezza con me stessa.

sabato 28 dicembre 2019

Ho visto l'ultimo film della saga di star wars e...

SPOILERS!!!

E' una Disneyata!

So che oggi zero calcare ha pubblicato la sua recensione. Non l'ho letta. vero che io non ho lo stesso pubblico e io non faccio fumetti, ma mi scoccerebbe se finissi per scrivere le stesse cose sembrando una scopiazzatura. perciò qui ci sono le mie idee, e se sono uguali pazienza vuol dire che la vediamo nello stesso modo.
 il succo del mio pensiero è: guerre stellari, l'impero colpisce ancora, il ritorno dell jedi. FINE. Non esiste altro. I tre prequel solo la storia di un bambino disagiato senza il padre e senza il minimo senso dell'autocontrollo e del rispetto delle figure educative come Ben Kenobi e delle regole, ma che si lascia abbindolare dal primo che gli lecca il culo trasformandolo in Darth Vader. I tre sequel, la storia del ragazzo sensibile ed incompreso che diventa un cazzo di Emo che si innamora della ragazza abbandonata a se stessa e che per questo le viene un carattere che manco la Tatcher. Questo però l'avevo già scritto nella recensione del film precedente, ma con il terzo.... no davvero se mi dovessero chiedere se vedere la corazzata potiemkin o il nono episodio, risponderei senza esitazione la corazzata potiemkin! 
E' una disneyata perchè non ha nulla del pathos dei tre ed unici film di guerre stellari. Scontato più o meno tutto tranne la scena spada laser - torcia elettrica, che comunque rientra nel più classico clichè Disney della gag divertente. Ritorni impossibili come di Luke che come fantasma jedi riesce  bloccare una spada laser, la sua, che sta per essere gettata nelle fiamme, o Han Solo dopo che Kylo Ren vien trafitto da Ray e guarito dalla stessa che come " forza" ne ha più di quanto si fosse mai immaginato perchè in lei scorre tutta la forza dei ... Seth. Lei è la  dolce e cara nipotina dell'imperatore Palpatine, che è ancora vivo su un pianeta nascosto. Questa cosa dei pianeti nascosti stranamente è tipica dei prequel e dei sequel ma non del frammento originario: quello dove clonano i soldati, quello dove si nasconde Luke, quello dove si sta rigenerando Palpatine.. mi pare che gli sia sfuggita di mano. Di sicuro gli è sfuggita di mano tutta la questione Kylo Ren- Ray: Entrambi si sentono soli ed unici e sanno che l'altro è l'unico che li può capire: la forza, la solitudine, l'abbandono. uno però è il ragazzino capriccioso, l'emo che si lascia andare alle paturnie o lato oscuro della forza, l'altra invece è quella con lo spirito di abnegazione che sebbene vorebbe lasciarsi andare tra le braccia dell'unico che la capisce e con cui intrattiene rapporti telepatici cono scambio di oggetti vari, novità esclusiva dei midiclorian degli ultimi tre film, sa che ha una missione da compiere e che non può farsi tentare dai piaceri della compagnia.
Però alla fine quando la nipotina spazza via il nonno, esaurita morta (letteralmente) per " lo sforzo", arriva Ben Solo, perchè Kylo Ren Come dice il fantasma di Han Solo è morto quando ray l'ha trafitto,  tipo il principe di biancaneve che la resuscita appoggiandole una mano sulla pancia. Lei si risveglia, gli sorride e lo bacia et voilà il momento " biancaneve" a cui mancano solo i sette nani. Ma per non farsi scappare nulla e decidere che tutto il lato oscuro è scomparso il bimbominkia-Emo muore. E scatta l'effetto Romeo e Giulietta, ma ray è meno pirla e non si suicida. Il film finisce in Tunisia con Ray R2-d2 e C3p0, e una vecchina che passa di lì nel mezzo del deserto e le chiede: " e tu chi sei?" e lei anziché dire chi è Ray Palpatine nipote dell'imperatore Palpatine dice: " Ray Skywalker" .

Questi 3 film possono piacere solo a chi crede che il primo film sia quello in cui un bambino prodigio fa una gara con bighe extraterrestri, e che evidentemente andava a dormire col pupayyo di Ja-jar Bings.

martedì 3 dicembre 2019

Martina

Io credo che ad un certo punto  quale lingua su parli non ha più senso, perciò Cara Martina , Liebe Martina, anche se abbiamo sempre chiacchierato e sparlato in tedesco, sempre e solo di danza, ora ti scrivo in italiano, perché in tedesco proprio non ce la farei.
Così a bruciapelo via Whazapp, con un errore che non si capisce tra Martin e Martina, Aladin, ci ha fatto sapere che non ci sei più da una settimana. Per quale motivo ancora non lo so e non so nemmeno se mai lo scoprirò. So solo che anche se ti conoscevo a malapena, nonostante 3 anni di lezioni di danza insieme, mi mancherai. Mi mancherà il tuo calore, le nostre chiacchiere in macchina il giovedì sera mentre ti portavo alla S-bahn e sopratutto tutto quello che di te non ho potuto conoscere. Non ho mai saputo se ti piacessero i gatti o i cani, mentre sapevi che io amo il mare, e per questo motivo al mio compleanno, anzi il nostro, mi hai regalato il sapone liquido con dentro un delfino. Non saprò mai un sacco di cose, e anche se ora le venissi a sapere, non cambierebbero nulla. Mi mancherai, e questo è tutto quello che ho da dire a parte, "ma cazzo".

martedì 12 novembre 2019

Ripescamenti

Complice il fatto che devo stare a letto, ho deciso di mettere mano al mio google drive per sistemare e buttare via documenti inutili. Visto che non posso sistemare la casa, sistemo comunque uno spazio, anche se virtuale, mio. Tra un foglio di calcolo e un pdf trovo la bozza di un messaggio che mandai qualche anno fa a Matteo Bussola. ho deciso di pubblicarlo qui, non tanto per lo scrittore ma per quello che ho scritto nell'augurio di ricordarmelo più spesso.

"Ciao Matteo, l’altro giorno ti ho mandato dei banali auguri di buona Pasqua ringraziandoti di aver messo su carta molte storie, perché per la verità “notti in bianco e baci (e lecconi) a colazione” è un libro a scrittura continua. Però c’è una differenza che a me ha colpito parecchio tra il diluito su fb e il raggruppato su e-book (ho preferito la versione salva alberi e meno ingombrante). Nonostante si sia nel 2000 da un pezzo, si è ancora legati allo stereotipo del padre distaccato. In linea teorica o pratica. Io ne sono stata un esempio teorico, perché credevo che mio marito fosse distaccato e pratico perché ho agito come se lo fosse. E l’ho fatto fino all'altro ieri. Poi ho letto ed ho realizzato che non era fantasia ciò che leggevo e che avevo un mio “Matteo Bussola” che però si chiama Luca, fa l’informatico e lavora fuori casa. Però é in grado di creare un suo mondo fantastico con Figlia Grande e Figlia Piccola una complicità basata sulla pasta al tonno con le olive, e una tecnica tutta sua per asciugare i capelli. Grazie perché mi hai aiutato a vedere che ho un uomo fantastico accanto a me."

Ecco, grazie di essere così Luca, anche se me ne dimentico troppo spesso.

domenica 27 ottobre 2019

a volte viene la tentazione di diventare subacquei cattivi

Sabato, ultima possibilità di fare un tuffo prima dello stop pre volo di 24 ore, decidiamo di andare in "diving di lunga storia" presentandoci senza preavviso. Ci organizzano una guida, che arriva quando noi abbiamo già espletato tutte le formalità e preparato la nostra attrezzatura. Sembra spaesato e in dovere di doversi scusare di chissà che cosa. Ci dice di indossare la nostra attrezzatura raccomandandosi della cintura dei pesi.
"Non abbiamo cinture dei pesi" gli dico. 
Nei suoi occhi esplode il panico, e inizia a gesticolare e dimenarsi verso il resto dello staff del diving per procurarci delle cinture. Inizio a ridere, lo guardo e gli spiego che non ne abbiamo bisogno perché abbiamo un sistema integrato. Insomma mica mi ha chiesto se ero a posto con la zavorra,mi ha chiesto se avessi una cintura dei pesi,che non ho perché non mi serve. Facciamo il Buddy Check a cazzo di cane esattamente come al nostro solito e ci avviamo alla spiaggia. La guida inizia a chiedere ai vari lavoranti sulla Promenade da dove si entra. Il promoter per la Cleo Park gli spiega cosa deve fare. Entriamo in acqua, ed in meno di 5 minuti la guida è 10 metri avanti a furia di pinneggiare efficacemente come un dannato. Io e Luca, che dopo anni di incomprensioni subacquee oggi ci intendiamo a meraviglia, senza manco accordarci andiamo piano, poi meditiamo di abbandonare la guida a se stesso, ma non lo faremo. Decide, come se si fosse ricordato di non essere da solo, di girarsi. Ne approfitto e gli segnalo di aspettare con gesto tipicamente egiziano: mano a carciofo con movimento unico deciso e lento dall'alto verso il basso. In effetti aspetta: giusto quel po' perché la distanza da 10 passi a 5 metri. È ormai chiaro che ci faremo i cazzi nostri. Veniamo che rcondati da un volo di seppie: solo per questo l'immersione non sarà del tutto uno spreco. Le seppie però sono solo il preludio. Ci porta in bici manca di un reef e si sbraccia per farci vedere una delle tante razze a macchie blu. Noi gli rilanciamo un ok distratto e disinteressato mentre ci concentriamo a cercare "cose piccole ed emozionanti nascoste tra i coralli". Stessa scena per una coppia di pagliacci, anzi cerca pure di farceli sembrare "pesci amichevoli" tendendogli la mano, quando si sa che i pagliacci per quanto sono territoriali ed aggressivi è una fortuna che siano così piccoli perché se fossero sui 2 metri i subacquei non esisterebbero.  Per fortuna i pagliacci attraggono la mia attenzione perché vivono in un anemone diverso dal solito. Sotto l'anemone ci sono una coppia di gamberetti! Mentre io e Luca ci proroghiamo nel miglior assetto a testa in giù per guardarli la guida se ne va. Poco male. Continuano a goderci il reef per i fatti nostri godendoci gli spirografi gialli, i pesci domino che fanno cucù tra i rami delle acropore,  in gamberetti semi invisibili grossi quanto un cent, e quel "qualcosa" tondo rosa e bianco che dovrò cercare sulla Bibbia della fauna del mar Rosso. Mentre la guida pedala farneticando sulla tartaruga da farci vedere, io e il mio buddy, ai 30 minuti ci controlliamo l'aria a vicenda come sacra prassi PADI vuole. La nostra guida è troppo lontana per accorgersi. Sì risale quel po' e chi ti compare? Un aquila di mare! Piccola, ma sempre aquila di mare! L'immersione volge al termine nel modo che odio di più: dover pinneggiare come una matta dietro ad una guida che non ha alcuna cura dei tuoi 50 bar e della profondità. Ormai siamo fuori, sulla spiaggia, e la guida decide che è ora di prendersi cura dei suoi ospiti. Mi si avvicina e mi chiede se ho bisogno che mi porti lui la bombola. La risposta è stata semplice: "sono una subacquea non una turista!".  Per fortuna non mi ha chiesto se mi fosse piaciuta l'immersione, perché sì è stata un immersione memorabile per tutto quello che abbiamo visto, ma fosse per lui, beh gli auguro di non essere altrettanto veloce a letto altrimenti ho compassione per l'amata.

sabato 26 ottobre 2019

a proposito di Paradise reef

Esattamente Paradise reef Di 2 post fa. Ecco, non è Paradise reef. 
Non prendetevela con me: io ho semplicemente chiesto come si chiama il reef dovecci saremmo immersi, e la guida ha detto "Paradise". Quindi mi sono fidata fino a ieri. Ieri ero in barca e così per orientarmi ed ingannare il tempo ho messo il naso nella bibbia dei siti d'immersione e mi cade l'occhio su "Paradise". Qualcosa non mi torna: Paradise sulla mappa e il sito appena più a nord di Ras umm Sid. Esattamente davanti al waterfalls.... Ma io ero davanti al Novotel quasi 10 km più a nord del waterfalls! Ci ho messo poco a realizzare che l'errore non era certo quello della mappa in mezzo all'ilarità di tutte le guide presenti (e si ci conosciamo abbastanza perché ci si possa ridere su). Mi sono sentita la classica turista che viene perculata. E di fatto è stato così.
Caso vuole che tornando in albergo, incontro la guida che mi ha detto "Paradise".  
"Ciao Abdul come hai detto che si chiama il Reef qua davanti?"
"Paradise."
"Non credo questo sia Paradise: Paradise è il sito appena più a nord di ras umm Sid."
"Ma c'è più di un Paradise! Qui è tutto Paradise!" Indicando con un ampio gesto del braccio tutta la baia di Na'ama.
"Non credo proprio. Quindi dimmi come si chiama questo posto?"
"House Reef." Con fare mesto di chi è stato sgamato a sparare cazzate.
"OK quindi è l'house reef del Novotel."

Tuttavia il contenuto e il messaggio dell'altro post non cambia. C'è un pezzo di  reef davanti al Novotel, credo a 300 metri dalla riva (non sono bravissima con certe stime, ma sicuramente un bel po' fuori dall'area sicura per i bagnanti) che è morto. Non è un pezzettino di pochi metri, non è un reef dove si alternano coralli vivi a coralli morti, e proprio grigio con davvero poca vita. E mi chiedo com'era quando era vivo prima degli alberghi, prima delle barche che passano troppo vicino a riva.

domenica 20 ottobre 2019

dimmi...

... com'era Paradise Reef?
Com'era quando il nitrox era merce rara o quasi, quando i rais erano in pigiama? Com'era quando la shamandura era lavoro e le guide?
Io ci sono stata ieri, immersione da riva, mezz'ora di nuotata, con le barche che passano fin troppo vicino a riva il come possano farlo, lo lascio pensare alle menti maliziose. Mezz'ora perché la guida mi ha detto "proviamo ad andare più fuori che magari troviamo una Eagle Ray ". Poi ho messo la testa sotto. 

Tutto grigio.

Qualche pesce, pochi coralli vivi, la maggior vita sul relitto di un vagone o qualcosa di simile. Questo sito si chiama "Paradise", ma non mi sono mai immaginata un paradiso così grigio e desolato. Mi immaginavo qualcosa di caleidoscopico in pesci e coralli. Ho già visto questa morte qui e là ed ho imparato a riconoscerla, ad accettarla perché non posso tornare indietro nel tempo per fare qualcosa, ma così tanta in un posto il cui nome non fa pensare a qualcosa del genere (a meno che non si sia religiosi e il concetto di morte e paradiso sono connessi) no, non me l'aspettavo. Perciò dimmi, com'era Paradise Reef ai tuoi tempi, perché sicuramente ci andrà molto più tempo di quanto mi rimanga da vivere (e mi auguro di arrivare ai 93 in ottima salute e in grado di immergermi ancora) perché ritorno ad essere vagamente Paradise come doveva essere.

giovedì 17 ottobre 2019

in rotta verso il thistlegorm con gli Italiani in barca

L'idilliaca poetica immagine di Sharm at silly o'clock, è presto sostituita da una che pare essere un presagio:  In barca, direzione thistlegorm, siamo ancora a Marina e piove: il 60% sono subacquei italiani. La pioggia, il / la Thissy non mi spaventano, ma i sub italiani sì.  Per aver una esaustiva idea del subacqueo italiano medio a Sharm, consiglio, manco a dirlo, la lettura di figli di una shamandura e subacquei cattivi, ma i capitoli non ve li dico: cercateveli. Vorrei inoltre far notare che il primo dei 2 libri è stato scritto quando nella data l'anno si scriveva iniziando con 19, perciò un eventuale "evolvetevi, gente" sarebbe d'obbligo. 
Siamo ancora attraccati ed ho già sentito commenti sulla barca, sul porto e ovviamente sugli sharmesi. 2 sorrisi del tipo "non comprendo" , 2 Sorry e una tazza con scritto "tauchcenter", mi bastano per camuffarmi. Cerco di stare alla larga altrimenti finisce che dico cosa penso, e non sarebbero cose gentili. Di fatto ho già sentito:
- rivolto alla loro guida: "ma lo devo analizzare il nitrox? Tanto tutte le bombole sono al 32% vero? Beh io ho scritto 32.”
- tra di loro: "prendi le uova sode, che poi le diamo da mangiare al Napoleone".
Meglio l'odore del gasolio. Invoco la benedizione di mr. Thistlegorm e Thomas Canyon, mentre cerco svariati modi per falciare ai sub italiani il tendine d'Achille: peccato che agli squali la carne umana non piace. O forse bisognerebbe spiegare loro che la cucina italiana è una delle migliori al mondo. Mi camuffo e mi nascondo, non prima di avvisare la mia guida, di avvisare la loro guida dell'intento reale o forse no, di prendere le uova per il Napoleone. Si parte, si appisolano, e cara grazia almeno non li sento fino alla fine della prima immersione. 
"Hai visto la mitragliatrice? Ho sgonfiato il gav e mi sono messo in posa. Oh, poi mi metto su una motocicletta tu fammi la foto che io poi la faccio a te". Chiariamo una cosa. Così come è vietato dare da mangiare ai pesci, è vietato toccare, sedersi, portare via, QUALSIASI COSA, quindi anche mettersi in posa su una motocicletta. Non trovo la mia guida quindi vado direttamente dalla loro rivolgendomi ormai in italiano. La guida mi ringrazia per la dritta, dice che farà presente nel briefing che non si fa e che ci sono multe salate, perché sì sa all'italiano tocca tutto tranne il calcio e il portafoglio, e sulla seconda non sempre sono così sicura. Mi viene anche fornito il permesso dalla guida di dare loro uno scappellotto, ma chiarisco che preferisco strappare la maschera e dare una pompatina al GAV,se proprio devo. La guida aprezza. Il mio gruppo è saltato per primo. L'interno ha numerose stive e si possono fare diversi percorsi, perciò non so come si siano comportati, e forse è meglio così. Almeno per me, che durante la prima immersione hanno presentato lo show: "l'assetto: questo sconosciuto". Sulla strada del ritorno le tre guide del gruppo italiano sono cariche di sorrisi e ringraziamenti: non credo che il gruppo abbia capito cosa sia successo, ma le tre guide mi hanno salutata augurandosi di ritrovarsi prima o poi di nuovo sulla stessa barca.

silly o' clock in the morning

La popolazione turistica di Sharm, per quello che ne so, si divide in 2 gruppi: quelli che si svegliano alle silly o'clock in the morning, e lo fanno più di una volta nella loro vita, e quelli che no. Le silly o'clock in the morning Sono un ora Varia che a seconda del resort dove sei può variare dalle 4 e mezza alle 6 meno un quarto. Quello che si sveglia più silly o'clock di tutti è l'autista del pulmino, a seguire la guida. Svegliarsi così presto ha un solo ed unico scopo: andare sulla SS. Thistlegorm. Però è anche quell'ora in cui nei pulmini l'aria condizionata è spenta, il rumore delle palme mosse dal vento sostituisce quello del traffico e dei clacson, e dai resorts proviene un profumo di pane brioche e vaniglia che ti fanno venire un incredibile ed inappagabile voglia di cappuccio e brioche. È anche l'ora in cui l'estusiasmo dei subacquei è mitigato da un ragionevole mancanza di sonno. Poi Marina, il gasolio,il check pre partenza e la colazione in barca. È poetico, o forse epico, finché non scopri che l'altra metà dei passeggeri è un gruppo di subacquei italiani aderenti fino al midollo ai luoghi comuni italiani, ma non quelli divertenti. E allora ti fingi straniera.

lunedì 9 settembre 2019

rediviva

Aver scritto il post di ieri, e aver incolpato a torto o a ragione ( molto probabilmente a ragione) lo stress pare aver sortito un effetto benefico ed oggi mi sento bene, in forma. Per la verità già da ieri, tant'è che non mi sono addormentata per insonnia e mi sono svegliata più presto del solito. Per la verità da oggi questi che sono i segni della mia " normalità" assumono un aspetto diverso: sono i segni del mio costante stato di nervosismo. Pensieri sparsi disorganizzati che permangono nella testa e che attendono momenti di calma per saltare fuori come bulli fastidiosi. Sono sempre lì ma li distraggo con cose da fare, telefilm o altro.
Ieri notte riflettevo che dopotutto i casini che hanno complicato la gestione del reparto gatti non è del tutto colpa mia:uno deriva dal fatto che per calmare le paranoie di una collega e di una associata ho dovuto non seguire le direttive della responsabile di struttura ed ho combinato un casino mettendo dentro un gatto infestato ed infestante di Giardia Lamblia con dei gatti sani. Il secondo casino ha dei meccanismi che dovrei approfondire con delle ricerche farmacologiche più accurate, ma farlo mi costerebbe tempo che non ho, quindi mi rimane che mettermi l'animo in pace e aspettare che quei gatti guariscano, poi adeguarmi all''ignoranza medica delle colleghe che è un enorme freno per poter dare in adozione animali. Un terzo fattore che forse ho sottovalutato è l'interferenza del "capo": è una brava persona, ma non sa quasi nulla dei nostri animali e sperando di vare cosa buona e giusta parla forse con leggerezza. Lunedì scorso, prima del riposo settimanale e prima che mi ammalassi, quando il rifugio è chiuso la pubblico il capo mi ha presentato un conoscente che cercava 2 gatti per la sua cascina. Mentre presentavo i migliori candidati, il capo non ha saputo fare di meglio che pubblicizzare un gruppo di 11 gattini che non so ancora se siano arrivati dall'Ungheria e che attendiamo da inizio agosto. In quel momento avrei voluto ucciderlo per due motivi: primo se vuoi che illustri quali gatti può adottare mi lasci fare il mio lavoro, secondo 11 gattini hanno molta più probabilità di trovare casa in un appartamento che gatti mezzi o totalmente selvatici, che perdonatemi l'espressione, abbiamo sul groppone per motivi vari non dipendenti dalla mia volontà. Ecco questo mi ha fatto incazzare non poco.
Scritto tutto questo, ora mi rimane da fare solo 2 cose: la prima è alla prima occasione dire al capo che si deve fare i cazzi suoi, ma con le adeguate parole. La seconda è farmi una ragione che dell'acqua passata devo solo curarmi dei danni che ha fatto dipendenti o meno da mie o non mie decisioni.

Ora passiamo alla famiglia perchè ne ho anche per loro.
Partiamo dal principio che io non sono affatto uno di quegli adulti " eh sono bambini lasciali fare/ non stare a spiegare perchè non capiscono..." e fanfaluccate simili. punto primo: I BAMBINI NON SONO STUPIDI. punto secondo, queste espressioni per me sono indice di pigrizia degli adulti che non vogliono impegnarsi a crescere persone, ma attendano che crescano alla come viene viene, sperando vengano su bene. Perciò le mie figlie sono in grado di capire ed aiutare in famiglia nel limite delle loro capacità. Tradotto in esempi concreti una bambina di quasi 10 e poco meno di 8 anni sono in grado preparare la tavola, di mettere a lavare i loro piatti e bicchieri nel lavandino o nella lavastoviglie a seconda dell'esigenza, sono in grado di passare la scopa, sono in grado di far partire una lavatrice o una lavastoviglie, e sono in grado di lasciare una stanza come vorrebbero trovarla o sommariamente tale. Questo vale da capire e da fare anche per uomini adulti e maturi che comunque hanno scelto loro sponte di aiutare in modo più vasto. Ma siamo pigri, io per prima che talvolta preferisco fare piuttosto che chiedere agli altri di fare quel poco che farebbe molto più leggera la gestione della casa. Rimango convinta che messe in atto queste poche cose non cosarebbe bisogno di trovare una collaboratrice domestica come mio marito vorrebbe. Siamo pigri e disordinati tutti e 4 ed io non faccio eccezione: basta vedere la mole di oggetti che mi appartengono e che sono sparsi in giro per casa. Solo che trattandosi del mio disordine, mi irrita di meno del borsone da sub di mio marito piazzato in mezzo alla stanza. Anche il mio borsone da Sub mi irrita di meno del suo, forse perchè mi irrita di meno mettere a posto il mio casino che quello altrui. Soluzione? iniziamo a scrivere dei promemoria da appendere dovunque, tipo i cartelli con indicazioni senza senso nella foresta di Alice nel paese delle meraviglie.
Ora vado a fare qualcosa in un mix tra cappellaio matto, stregatto, leprotto marzolino, e regina di cuori.

domenica 8 settembre 2019

Scrivere

scrivere un blog.
ci sono vari motivi. di sicuro il mio non è un blog informativo divulgativo. il mio rimane un blog dei fatti miei e, come ho dichiarato qualche giorno fa ad una mia amica, io scrivo sopratutto per me stessa, e non leggo quasi nessun' altro blog.
Oggi scrivo, dopo 4 giorni passati a letto e per la verità lo sono anche adesso. Mi sono ammalata. Di cosa non si sa, ma credo più di qualsiasi altro motivo di nervoso. E quindi scrivo per fare pulizie nella mia testa, che sembra incasinata e polverosa esattamente come casa nostra.
ci sono parecchie cose in ballo.
c'è una casa acquistata ma non ancora pagata e non sappiamo quando la banca elargirà la somma. Le cose qui in Germania si muovono in modo diverso che in italia e talvolta sebbene sembrano più semplici, ho il timore che possano essere più complicate e pericolose.
il lavoro va ma mi sento sempre in difetto di non essere all'altezza del gestire 50 gatti tra sani, malaticci, in quarantena e con terapie lunghe, brevi o con tempi di sospensione di un mese o giù di lì. Ho una collega che non sembra molto gentile quando ha da riportarmi cose sul reparto gatti: sembra che stia sempre lì a cercare errori e difetti, e non mi aiuta personalmente a combattere il mio senso di inadeguatezza, e professionalmente non mi aiuta a fare mio un lavoro per cui chiunque altro ha ha avuto 3 anni di tirocinio lavorativo di formazione. Io sono stata accettata solo perchè ho una qualifica decisamente superiore a quella " cura animali". Martedì mentre ero a casa in riposo ( perchè si lavora anche il sabato e la domenica per chi non realizzasse che gli animali necessitano cure tutti i giorni) un altra collega decisamente dai modi gentili ed educati mi ha scritto un messaggio privato dicendomi che ci sono parecchie cose che non vanno coi gatti. Sinceramente non so cosa non vada: so di non essere perfetta, ma faccio del mio meglio considerato che nessuno mi ha dato indicazioni precise su cose a cui non riesco ad arrivare per logica. Di questo fortunatamente anche la responsabile ne è consapevole che no c'è stata la possibilità di darmi le giuste indicazioni e che il reparto gatti è il più impegnativo (cosa che mi è stata detta giovedì). Dopo la notizia mi sono sentita stanca e senza energie, più di quanto già non mi ci sentissi la mattina, dopo aver ricevuto la notizia che devo farmi operare quell'ernia che mi dava fastidio già 10 anni fa e che da un semplice fastidio si è trasformata in un bozzo mobile grosso come una mezza albicocca crepitante. Mentre tornavo a casa pensavo a quando poteri farmi operare. Non è urgente, ma va fatto. Così pensavo al lavoro, che siamo troppo poche per gestire il rifugio, agli impegni del gruppo di danza, al trasloco, alle vacanze, a come gestire la meglio la famiglia. Ed ho iniziato a sentirmi senza energie. Stamattina ho realizzato la parola giusta: soverchiata. spararsi un po' di apnea con ansia di non avere l'aria è nulla in confronto.
Martedì mi sono trascinata ed ho fatto quello che mi è parso normale fare.
Mercoledì, secondo giorno di riposo, ho pensato di mettermi a letto per una mezz'ora e ci sono rimasta tutto il giorno sonnecchiando, cosa che per me è a dir poco impossibile. Il pensiero del lavoro mal gestito non mi ha abbandonato.
Giovedì mattina mi sono trascinata io, il digiuno per inappetenza, la nausea, le vertigini e la spossatezza al lavoro perchè eravamo solo in 3 più una tirocinante per mezza giornata e una studentessa di liceo che fa le sue 3 settimane di "pratica" com prevede il piano di studi tedesco.
Venerdì sono rimasta a casa con i sensi di colpa verso il lavoro, perchè erano una in meno e sono andata dal dottore, che dopo avermi prescritto ECG ed esami del sangue, mi ha dato anche 3 giorni di riposo a casa, cioè il finesettimana.
Tutti questi giorni, oggi compreso, li sto passando con enormi sensi di colpa perchè sono a letto, perchè non preparo scatoloni per il trasloco, perchè non sono a raccogliere ciotole sporche e a pulire sabbiette, perchè non sto nemmeno con la mia famiglia. Perchè c'è tanto da fare e non so da che parte incominciare. e mi sento solo inadeguata, esattamente come se stessi correndo dietro ad un treno cercando di precederlo o quanto meno saltarci su al volo. Poi c'è quell'angolo di ragione che dice che se non sto a letto e non mi riposo, le cose possono solo che peggiorare: meno forze per fare, meno tempo per fare. O forse dovrei davvero mettere Io davanti al lavoro, alla danza, anche forse davanti alla famiglia di tanto in tanto. 

mercoledì 5 giugno 2019

Dimenticare

Ecco sta accadendo: il mio peggior incubo sta diventando realtà. Dimenticare. Dimenticare di iscrivere le figlie ad un corso di autostima e "difesa personale", dimenticare di iscriverle al campo estivo scout e scoprire che non ci sono più posti disponibili sul pullman... e noi che ai campi estivi ci andavamo con i treni e le corriere! Inizi col dimenticare una cosa, e finisce che ti assale l'ansia del: " cosa avrò dimenticato d'altro?" Ti senti peggio che una merda, perchè sai che fanno affidamento su di te, sulla tua memoria, sulla tua capacità organizzativa, che ... boh sparita chissà dove. E a nulla vale passare più di un ora a controllare scartoffie varie, segnare appuntamenti dul calendario di Goolge che ti manda i promemoria via mail. Tanto ti senti uno schifo uguale, fino a che non arriverà una risposta dalla capo branco, che potrebbe risollevarti o farti sentire ancora peggio perchè dovrai dire alle tue figlie che non andranno al campo estivo del Lupetti, che dovrai organizzare 2 settimane di vacanze scolastiche al Routemaster di Mondorf dove dovranno andarci e tornare a casa da sole.
Spero la soluzione stia nel riordinare le mie priorità, tutte e utilizzare meglio strumenti organizzativi come google calendar. E poi spero di non dimenticarmi in giro nulla di davvero importante.

martedì 28 maggio 2019

Negozianti di Sharm

Questo post è nato per caso. È nato come serie di e-mail sui "negozianti" di Sharm con il mio e-amico-di-penna, e in una di quelle mail scrisse: "si dovrebbe fare un blog sui gatti di Sharm". Ecco un blog no ma un post sì.
Counter girl


Farmacista


Venditrice di souvenir


Venditrice di attrezzature subacquee


Commessa del  minimarket


Addetto alla Shisha (a Dahab)


Cameriera al bar


"La mamma aveva finito il nero"


non è propriamente un negoziante ma merita come tutti gli altri.