Si dice "non dire gatto finchè non ce l'hai nel sacco" ma se il gatto in questione è il gatto dagli stivali e il sacco è quello che usa per la caccia essere nel suo sacco con il gatto esattamente che significa? Blog di una "mi-faccio-i-fatti-miei blogger": blog fatto di pensieri, aneddoti, fatti di vita quotidiana e scazzi vari.
domenica 13 settembre 2020
Essen. Beten. Lieben
lunedì 10 agosto 2020
scusi, dove sono gli anthias?
domenica 9 agosto 2020
Storie che in un qualche modo si ripetono
Punti in comune: donne e subacquea.
Ho il sospetto che la mia amica K. sia stata ingannata. A lei non potrò mai dirlo per il motivo che chi l'ha ingannata è una persona a cui voleva bene ed è deceduta 5 anni fa.
Oggi è venuta a trovarmi e così abbiamo parlato di subacquea: per lei è un supplizio parlarne, per me è un amore senza confini che vorrei far conoscere al mondo intero. Per me e per Luca è argomento di discussione il suo brevetto: di fatto ci siamo fermati a pensare che lei abbia preso un brevetto perchè ci si è trovata in mezzo ma che abbia sempre avuto paura dell'acqua e delle immersioni. Ma oggi è stato diverso: mi ha raccontato dettagli che non sapevo e che alla luce della mia esperienza personale mi fa solo pensare ad una cosa: potrebbe essere una meravigliosa subacquea o altamente consapevole che non fa per lei se le fosse stato dato il giusto. Non metterò il nome della didattica con cui ha preso il brevetto, per evitare quel chiacchiericcio insulso: "questa didattica è migliore dell'altra", perchè è infondato. Esiste la RSTC ad uniformarle tutte le didattiche. La differenza la fa l'insegnante: corretto o scorretto. Il corretto segue gli standard, ti rilascia un brevetto se te lo meriti (non perchè lo hai pagato). Quello scorretto... beh... inizio col parlare della mia esperienza di istruttori scorretti. A fine open water il "tizio" (non merita essere chiamato insegnante) mi soprannominó "la teorica", perché conoscevo piuttosto bene il manuale, ed era l'unica cosa che avevo: il mio open water che doveva essere spalmato in una serie di fine settimana in Liguria, vide la ripetizione per ben tre volte della prima lezione teorica e l'esame, ma la pratica non andò mai oltre acque confinate 2. La mia prima immersione fu a Marsa Alam con il brevetto già in mano. Il mio ow stava tutto nella mia conoscenza teorica del manuale. Tuttavia tra "quel corso" e Marsa Alam, contattai un gruppo sub più vicino a casa, ripetendo un po' di esercizi, ma di fatto non ho mai completato l'open water, e se vado in acqua il merito lo devo al Carletto (pace all'anima sua) che mi ha tenuto 2 ore a meno di 5 metri ed ha fatto "la magia". Oltre a questo il "tizio" di cui sopra, mi vendette il mio primo GAV, sottodimensionato per la mia persona, eppure da chi si occupa di immersioni ed ha lavorato alle Maldive e sul mar Rosso prima di tornare in Italia ed aprire un diving in Liguria come valutare la taglia di un gav lo dovrebbe saper fare bene. Ho un idea del come mai sia potuto accadere "un errore" del genere, ma me lo tengo per me: è solo una supposizione basata sul veder prendere dal "socio del tizio" le pinne di qualcuno che conoscevo dal suo gavone per darle ad un subacqueo che stava noleggiando l'attrezzatura per un immersione.
Oggi con la mia amica siamo ritornate su un esercizio che lei non è mai riuscita a fare: svuotare la maschera, e nonostante questo è stata brevettata. Questo esercizio ha provato a farlo in acqua con me e con Luca con la sua maschera. Io non ho mai visto una maschera così schiacciata sul volto tanto da sembrare una maschera da apnea. Dicono che è una maschera per subacquei tecnici, ma credo che anche lì ci siano convinzioni fideistiche più che conoscenza vera dell'attrezzatura. Insomma qualcuno ti dice che è così e tu te la bevi. Scambiammo la maschera e... MIRACOLO!!! è riuscita a svuotarla al primo tentativo. Che fosse la mia maschera semplicemente più esperta nell'essere svuotata e per questo si sia lasciata svuotare così docilmente?
Oggi mi ha raccontato anche del suo snorkel. Con gli altri subacquei, che conosco pure io, si lamentava che il suo snorkel faceva entrare acqua, che era difficile respirare, e tutti la prendevano per il culo del tipo "quante storie che fai", "non è possibile". Questo è stato così fino a che suo marito non ha preso in prestito il suo snorkel tenuto insieme con le fascette (e già solo questo è motivo per me per buttarlo e comprarne uno da 3 euro alla decathlon) scoprendo che forse la moglie proprio tutti i torti non li aveva.
Mi ha anche detto che il suo brevetto, dichiarato Open water, ha come limiti i 10 metri massimi di profondità e l'obbligo di immergersi accompagnata da un subacqueo professionista.
SE fosse brevettata con didattica PADI sarebbe un Discover Scuba diver, non un Open Water.
SE fosse brevettata con didattica SSI sarebbe uno scuba diver non un Open Water.
Ma la didattica con cui si è brevettata, da quello che ho letto sul sito, prevede come primo brevetto per adulti un Open Water e nessun livello inferiore! Perciò, che cazzo le hanno detto a lei e a tutti gli altri brevettati dallo stesso istruttore come "Open Water", che per potersi immergere devono andare in acqua accompagnati da un subacqueo professionista?
Qualcosa non mi torna, e poichè io i cazzi miei non me li so fare e per amore del mare e della subacquea non mollo a terra qualcuno per le vaccate dette e commesse da altri ( ed anche per un debito d'onore che mi sono presa personalmente con chi mi ha fatto ritornare in acqua più fiduciosa delle mie capacità), ho scritto alla didattica di riferimento, sperando mi possano dire qualcosa di utile.
L'unica alternativa valida è che per qualche regolamento locale quella didattica al primo livello presa in Germania sia così limitata, ma ne dubito tanto quanto dubito che domani mattina io abbia una sveglia alle Silly o clock per andare a trovare la Thissy.
martedì 21 luglio 2020
immersioni a rab
mercoledì 15 luglio 2020
martedì 14 luglio 2020
cambiar parrocchia
domenica 12 luglio 2020
sabato 11 luglio 2020
Dm
giovedì 9 luglio 2020
tutti sott'acqua!
mercoledì 8 luglio 2020
Rab
venerdì 12 giugno 2020
Vi presento Giorgi(n)o
sabato 23 maggio 2020
L'azubo
Qui in Germania molte professioni non le si imparano semplicemente sui libri, ma esiste un percorso formativo della durata di circa 3 anni genericamente definito Ausbildung che tradotto significa contemporaneamente, formazione professionale, tirocinio, istruzione e così è: si prende un ragazzo o una ragazza dell'età minima di 17 anni e lo si manda a lavorare e contemporaneamente ad imparare su un piano grossolanamente strutturato con 3 settimane di lavoro ed una di scuola. Alla fine si ottiene un diplomato che non solo conosce la materia teorica (si spera) ma che sappia già mettere le mani. Costoro sono chiamati "Auszubildende", abbreviato ad Azubi/Azubine, perchè i tedeschi con le loro parole chilometriche, amano le abbreviazioni. Ma io sono italiana e se i tedeschi che amano la precisione hanno Azubi per il maschio e Azubine per la femmina, per me sono l'azubo e l'azuba.
Io ho un azubo.
E vorrei non averlo.
L'azubo non si chiama Vincent, ma qui sarà chiamato così perchè " Vincenzo io ti ammazzerò perchè sei troppo stupido per vivere". E sì è troppo stupido per vivere, ma, nel suo caso, sopprimerlo sarebbe maltrattamento animale e per il lavoro che faccio perderei il posto di lavoro, quindi mi tocca tenermelo. Grazie al cielo, non tutti gli azubi sono così: Ne abbiamo di in gamba, di teste vuote che però le riempi come ti pare e poi lavorano benissimo e puoi stare tranquilla che non combinano cazzate, di ipertimorosi che si turbano nel mettere il collirio ad un coniglio, e poi c'è Vincent che purtroppo non è nulla di tutto ciò. Non è in gamba, non è una testa vuota riempibile, e non è un ipertimoroso. E me lo devo smazzare io. Ora sia chiaro che se potessi parlare in italiano sarebbe tutt'altro discorso, ma dovendomi spiegare in tedesco mi viene difficile gestirlo. Gli Azubi in genere entrano in una struttura e ci rimangono per 3 anni. Se cambiano ci sono 2 motivi: hanno scelto loro di andarsene perchè non era il posto giusto oppure sono stati licenziati. Ecco Vincent è stato licenziato a metà del secondo anno di un Ausbildung un po' diverso da quello da offre il mio posto di lavoro. Le nostre azube del secondo anno non lo sopportano. L'azuba del terzo e del primo anno non so, quello del primo anno non lo stima affatto, tutti gli altri colleghi non lo vedono di buon occhio. L'azubo è tradotto in italiano corrente non accademico, un bimbomikia di 25 anni che non si lava, ha le croste in faccia e i capelli unti. Nel nostro rifugio per animali, tempo per sedersi non ce n'è quasi mai: lui è fin troppo spesso seduto con il cellulare in mano. La sua risposta standard se gli muovo un obiezione (ed io fino a prova contraria sono una sua superiore non una sua pari, da me dipende la sua formazione) è "sì ma -collega/azuba a caso- mi ha detto che..." E non so se sia peggio, quando gli affido un incarico con differenti compiti da svolgere, non li termina mai tutti e in genere si inventa altro da fare non richiesto vanificando spesso l'organizzazione del reparto di mia competenza. Ieri per esempio gli ho chiesto di pulire una gabbia di conigli e portare in cucina una borsa (la cucina si trova di passaggio tra dove gli ho parlato e la gabbia in questione) e lui cosa fa? Si mette a sistemare la verdura in frigo senza aver pulito il frigo come da protocollo interno (per questioni igieniche il frigorifero va pulito ad ogni nuovo rifornimento di verdure). E i conigli? Oggi invece decide che prepara lui le verdure. No ferma un attimo. Qui si lavora di squadra: ci sono capitani e giocatori, e i capitani organizzano le risorse della squadra per vincere e la nostra è una partita contro il tempo: rifugio bello pulito e ordinato come se spuntasse dal catalogo Ikea per l'ora di apertura al pubblico. Quindi mi dispiace Vincenzino bello ma se io ci metto 30 minuti per fare le verdure e tu quasi un ora, è meglio che te ne vai a pulire le gabbie che mi sei più utile. Peccato che Vincenzino bello non sia in grado di accettare questo tipo di cose. dalle 8 alle 11 io ho: controllato il gatto che si era fatto male il giorno prima, sistemato un coniglio portato dall'acchiappacani durante la notte, fatto le verdure sistemato tutti i conigli tranne una gabbia che per comodità era più facile per Vincenzino, preparato una tazza di thè bevuta per lo più mentre sistemavo i conigli, sistemato il drago barbuto, sistemato i volatili, messe a posto un paio di scartoffie, controllato il lavoro fatto da Vincenzino. Lui ha: spostato 2 conigli in una gabbia che avevo precedentemente preparato, pulito i 2 porcellini d'india, le due gabbie di ratti, quella dei Degu e le tartarughe terrestri. Dopo tutta questa mole di lavoro, gli chiedo di: svuotare e pulire 2 gabbie e rimuovere la polvere dalle gabbie non usate. Vado a controllare il lavoro e.... ha solo pulito una gabbia e lavato il pavimento. Quando gli ho chiesto spiegazioni mi ha detto: "non ho capito che dovevo fare anche quella e pulire le altre".
Domani è domenica. L'orario di apertura è dalle 11 alle 13. Tutto il rifugio deve essere pronto entro le 10.30 con animali nutriti, gabbie pulite e parti comuni pulite e lavate. Sto sperando che domani si dia ammalato, che almeno mi evito l'impiccio di averlo tra i piedi.
lunedì 11 maggio 2020
Mi rimangono i ricami e i ricordi
Questa foto è stata scattata il 29 Settembre 2012, il giorno del mio matrimonio. La nanerottola in mezzo vestita di viola sono io. Mica il classico bianco, anzi. Fu un matrimonio molto colorato.
Alla mia destra Maria Elena, alla mia sinistra Sara.
Ci siamo conosciute grazie alla passione comune per il ricamo a punto croce, su un gruppo di yahoo e tante chiacchiere fatte sui messangers che si sono trasformate lentamente in un amicizia, legata anche dai gatti. Maria Elena all'epoca viveva con Merlino, Morgan che nonostante fosse castrato viveva da maschio intero, e il coniglio Benjamin. Sara aveva la Gioiuta ed io avevo Manolo, la Tabi, il Micione e Shami. Ricordare, è davvero lunga, perchè di chiacchiere grazie alla tecnologia ne avevamo fatte tante, tanti progetti, tante considerazioni, tante cose sebbene una stava a Ravenna, l'altra ad Udine ed io a Milano. Il mio matrimonio fu la seconda occasione in cui riuscimmo ad incontrarci tutte e tre insieme. La prima fu la festa di compleanno a sorpresa per Sara 2 anni prima.
Di loro oggi mi rimangono i ricami, tantissimi, i ricordi, le chiacchiere, e questa foto.
Avrei molto da scrivere, ma non è facile perchè ho un specie di peso-bomba sul cuore che se mi fermo a guardarlo esplode e non mi fa scrivere. E' fatto di ricordi, di cose che si sarebbero volute fare diversamente e di quella orribile situazione " devo farlo vedere/sapere/raccontare a... le piacerà sicuramente" e non puoi. E' il distacco. Il dolore ti travolge, ma il distacco avviene più lentamente e solo col tempo prende un sapore diverso meno amaro. E' quando si passa dal " devo farlo sapere a..." al "questa cosa le sarebbe piaciuta tantissimo" che il sapore cambia. E' che non c'è una data in cui accade come la scadenza della garanzia per un elettrodomestico. Prima o poi accade.
Non siamo state legate tutte e tre a doppio filo fino all'ultimo: mi sono o ci siamo allontanate. Con Maria Elena accadde non molto tempo dopo il mio matrimonio, prima che si ammalasse, o che scoprisse la sua malattia, in modo piuttosto brusco. Con Sara è stato un po' più graduale, e posso dire dovuto molto al mio trasloco in Germania. Ma nonostante tutto non posso non sentire il vuoto che ne rimane.
mercoledì 6 maggio 2020
La mia amica S.
Qualche anno fa scrissi senza fare nomi che ho una mica ingambissima e coraggiosissima anche se non è mai andata in moto o non ha mai fatto il giro del mondo in barca a vela: era lei. Poco fa ho ascoltato un suo video messaggio ed è la cosa più coraggiosa, piena di amore e di speranza che io abbia mai sentito.
Ed ho pianto.
Ho pianto come non facevo dalla morte di mia mamma urlando il mio dolore fino a farmi male la gola, perchè purtroppo la mia amica che ha solo un anno più di me, se ne sta andando dopo anni passati a combattere il cancro, e sta vincendo lui, purtroppo.
La mia amica ha parlato a tutte le persone che le vogliono bene e a cui vuole bene, dicendo cose bellissime, con un volto che non è il suo e che a me ricorda fin troppo quello di mia mamma poco meno di 24 ore prima che morisse.
Non sono pronta, ma ho capito e lo devo accettare.
Quello che mi fa male è che anche volendolo non potrò andare da lei per stringerle la mano, per ricordarle del melo, per parlare dei gatti e di quelle altre cose che ci siamo dette in poco meno di 20 anni.
Come ha detto Cla, sto rivivendo situazioni già vissute e non solo quelle legate a mia madre. C'è stata un altra amica, che non volle farmi sapere che stava male perchè mia mamma era morta da poco, e poco dopo è finita a lungo in ospedale: ero pronta a partire biglietto già alla mano, e i parenti non mi hanno voluto, perchè era " un brutto spettacolo". Gli amici non hanno paura dei brutti spettacoli. Le amiche comuni invece mi hanno tagliato fuori da qualsiasi pensiero. Che belle persone. Un amica persa ancor prima che morisse, un amica che era convinta l'avessi abbandonata io perchè ero diventata mamma. Questo per la verità non c'entra con l'amica S., ma fa brodo nel bagaglio delle cose che fanno soffrire.
La sofferenza non si può ne immaginare ne descrivere a parole. Non la si augura a nessuno, ma è certo che quando la provi la riconosci sempre ed è davvero come una ferita che non riesco mai a rimarginarsi. E non puoi nemmeno immaginare quella delle altre persone.
Io non saprei cosa raccontarvi della mia amica S. tranne che è una di quelle persone che ti tocca il cuore, così bella dentro che potrebbe essere uscita da un romanzo che parli di purezza e virtù femminile di altri tempi. Così deliziosamente sincera ed umana che non faceva sentire solo nessuno sulla faccia della terra. Ricordo tantissime cose delle nostre lunghe chat, ma le chat sono come le lettere: sono cose personali che non si possono raccontare.
Ti voglio bene amica mia, e come ti ho già detto, non ho altre parole che possano avere un vero significato.
lunedì 20 aprile 2020
La Danza
"Il tempo è propizio per leggere spesso "mi manca la danza". Sono del parere che non serva andare in palestra per danzare, ti basta anche lo spazio di una piastrella. Che se davvero vuoi danzare lo fai seduto anche sulla tazza del water anche se sei al corso base. Che se non puoi ascoltare la musica, il ritmo te lo porti da dentro. Se davvero ti manca la danza, danzi anche se hai una gamba ingessata. Conosco chi danza nonostante problemi di salute non proprio leggeri, e chi la danza la vive come l'aria da respirare. Perciò se " vi manca davvero la danza" smettetela di raccontar palle e danzate anche a letto (che tra l'altro è il miglior posto per imparare gli shimi senza ginocchia), altrimenti se avete da obbiettare, pensate davvero a cosa vi manca, che sicuramente è qualcosa di appiccicato alla danza, ma non la danza."
il 5 di marzo ho danzato l'ultima volta con L'Auftritt Gruppe, il giovedì dopo ero ammalata, il fine settimane del 14-15 è stato l'ultimo appuntamento mensile della formazione come danzatrice professionale ed insegnante, e da allora in poi niente più palestra ed appuntamenti danzanti.
Da allora non ho nemmeno fatto un passo di danza che sia uno. Credo sia il caso di fare mente locale.
Volevo tanto tornare sul palco: Il mio insegnante se non sei nel gruppo che fa spettacoli non porta nessun'altro gruppo sul palco, quindi la questione era semplice: o entri in uno dei due gruppi o continui solo a fare contest. Entro per caso nel 2017 nello show gruppe: Luca ha un corso il lunedì, esattamente quando io avrei danza, così chiedo di poter partecipare pa tempo determinato agli allenamenti di questo gruppo, e da determinato diventa indeterminato, e poi da 2 gruppi uno solo per questioni indipendenti dalla mia volontà con allenamenti il giovedì sera.
Fattore 1: il giovedì sera. una sera, 2 genitori fuori di casa con figlie troppo piccole per rimanere da sole. Si trovano babysitter e soluzioni alternative. Da gennaio ci si aggiunge anche Figlia grande che il giovedì sera ha gli scout con accavallamento di orari.
Lavorare con l'auftritt gruppe non è come con lo show gruppe: il primo danza da più tempo con e per Aladin, ha più confidenza e per questo è anche un po' più indisciplinato. Personalmente trovo anche che non abbiano tutte lo stesso livello di tecnica ( io per prima) e che non venga curato affatto, dalle braccia al sorriso. Si tratta di imparare le coreografie che Aladin crea sul momento per lo spettacolo dell'anno successivo. Funziona così: Festival al fine settimana delle Palme, 2 settimane di ferie, preparazione della prima coreografia. Detto così sembra molto professionale e che per settembre almeno una coreografia sia pronta solo da ripassare e ripulire. In 2 anni di Aufritt gruppe, la prima coreografia viene terminata di corsa in genere tra dicembre e gennaio, poi le altre, ed infine alcune vengono preparate nelle sessioni extra di allenamento tra febbraio e marzo. Ripensando ai progetti che c'erano per quest'anno mi sento di nuovo stare male.
Al dopo festival 2019, Aladin ci dice che porteremo 5 coreografie: Muhashawat ( forse l'ho scritto sbagliato e non m'importa), Nubiano, Hagalla, Saidi, e Oriental Routine, coreografia già presentata all'appena concluso festival). Il saidi viene iniziato a giugno e terminato a dicembre. L'arabo andaluso ( così è scritto giusto) iniziato a Novembre mentre ero in ospedale terminato accorciando la musica a gennaio. Oriental Routine, da risistemare: purtroppo a fine novembre è venuta a mancare improvvisamente una di noi. anche le altre 2 coreografie vanno risistemate. A gennaio vengo a sapere che c'è un altra coreografia da preparare: un Baladi. Quando dico che mi sono sentita male non è affatto metaforico: sono davvero stata male e mi sono dovuta sedere. Poi Aladin ha deciso che questa coreografia l'avrebbero fatta solo in 3. Baladi Nubiano ed Hagalla sono stati creati tra gennaio e febbraio con ore extra di allenamento.
6 coreografie. Io non ho idea di cosa significhi essere ballerina o danzatrice di professione e se 6 coreografie siano troppe o troppo poche per un gruppo spettacolo di danzatrici per hobby. So che per me è troppo. Io sono lenta ad imparare le coreografie, non mi basta l'ora e mezza settimanale le devo studiare anche a casa.
Fattore 2: troppe coreografie in poco tempo (per me)
Inoltre a me imparare solo coreografie mi annoia: mi piace approfondire la tecnica, imparare cose nuove, pulire ed affinare quelle vecchie. Mi stanno anche sul cazzo anche i workshop in cui si imparano solo coreografie. Per me improvvisare è stato l'unico modo per andare avanti a ballare per anni senza corsi: va da sè che la coreografia a me sta stretta come il busto che indossavano le donne nell'epoca vittoriana (e non solo). Per farne così tante comunque devi correre: non puoi permetterti tante pause nella lezione, e personalmente il mio ginocchio, che già si spara 40 ore settimanali di lavoro correndo e trasportando carichi non è d'accordo. A febbraio andavo a lezione per senso del dovere, quando sarei rimasta volentieri a casa per la stanchezza e meditavo già, dopo il festival, di prendermi una pausa dall'auftritt gruppe di almeno un mese.
Fattore 3: difficoltà personali.
Stanotte sono stata sveglia un oretta abbondante per la mia solita insonnia. Ho realizzato che a me la danza non manca: non ho fatto un passo che sia uno, non sto ascoltando musica egiziana, non sto improvvisando nulla su qualsiasi musica che senta, ad eccezione di Thunderstruck che per me rimane il miglio pezzo di allenamento per gli shimmies. Questo significa solo una cosa: che al momento ne ho abbastanza. Mollerò la presa, tornerò al gruppo avanzato dove non ci sono coreografie da imparare di corsa per il festival, dove se voglio fermarmi per il mio ginocchio non è un problema per il gruppo, dove se sono stanca e non vado, non è un problema per il gruppo, e dove non devo preoccuparmi della famiglia perchè è al Lunedì. Amo danzare, ma non lo faccio per vivere, lo faccio perchè mi piace e allora lo ridimensiono in modo da ritornare ad amarla. Per il palco contest ed open stage.
sabato 11 aprile 2020
Questo periodo
Ma vorrei dire la mia su quello che sta accadendo, su quello che vedo.
Il mondo intero sta affrontando un virus, che non è come la peste dei promessi sposi, ma che al pari di questa, sta tirando fuori la vera essenza delle persone: se sei una bella persona saranno solo cose belle, se sei una persona di merda uscirà da te solo merda, se sei ignorante superficiale e scettico per partito preso, da te uscirà mediocrità e stupidità.
Ma vedo dell'altro.
Il virus ha, come i farmaci, un effetto diretto di malattia, che è quello che ha messo in ginocchio il sistema sanitario italiano, e un effetto secondario sulle persone. Non saprei bene come definirlo, ma la situazione di emergenza che ha portato i governi ad imporre una quarantena più o meno restrittiva, porta con se una sorta di aria stagnate, che sta avvelenando le persone, temo che anche le belle persone prima o poi soccombano. E' come quei giorni a Milano in cui non tira un filo di vento e l'aria letteralmente puzza di polvere, esattamente come quando si va in una soffitta che non si apre da parecchio e se ne smuove un po'. A me questo clima sta facendo male. Se trovare qualcosa per sorridere per rendere più divertente un momento per me è normale e importante per tirare avanti anche quando sono giù di corda, ora mi viene davvero difficile. Mi divido tra 2 giorni di lavoro e 2 giorni a casa, e in tutto questo vedo solo frustrazione. A parte il gatto, le figlie sono le meno preoccupate che la stanno vivendo come una enorme vacanza: potere dell'innocenza. In un anno che lavoro lì non ho mai visto così tante volte in sede il capo. Poichè non è un curatore e non è un veterinario, ma un pensionato che nella vita ha fatto tutt'altro che lavorare con gli animali, mi viene da pensare che non avendo altro da fare per via del consiglio " state a casa" venga apposta al rifugio perchè legalmente ha la scusa per uscire di casa.
Per quanto il rifugio sia ufficialmente chiuso ai visitatori e idealmente il lavoro dovrebbe essere diminuito e per questo essere tutti un po' più rilassati, il ritmo in realtà è decisamente più frenetico del solito, per 3 fattori:
- tutte le figure complementari (2 persone) sono state messe a casa, e sebbene presenti solo 4 ore e non tutti i giorni fanno una grande differenza;
- siamo divisi in 2 gruppi per limitare i contagi ma siamo poche persone e ancora di meno se una si ammala ( un paio di settimane fa ci siamo ritrovati solo in 3 a gestire tutto);
- dei 2 giorni di lavoro, il primo lo passi a mettere a posto il caos lasciato dall'altra collega, perchè non esistono protocolli definiti chiari e sopratutto scritti sulla gestione del rifugio, il secondo a fare il lavoro in modo normale cercando di lasciare il compito facilitato per la collega subentrante.
giovedì 9 aprile 2020
Sentirsi sempre inadeguati
Fa stare male.
Fa venir voglia di piangere.
Fa venir voglia di scappare lontano soprattutto da te stessa.
Non c'è una cura. Ci sono solo degli "antidolorifici", ma anche quelli rischiano di venir contaminati dal senso di inadeguatezza.
Passare non passa: semplicemente a volte si sente molto poco.
giovedì 9 gennaio 2020
Blue January
L'anno scorso a gennaio speravo di venire assunta in una clinica veterinaria, quest'anno a gennaio ho la certezza di un contratto a tempo indeterminato al rifugio animali. Un pensiero in meno: rimane solo da fare i conti con la stanchezza che talvolta mi porto a casa. Le novità di quest'anno sono figlia grande che è passata dai lupetti (Mäute/Wolflinge) al reparto (Grosse Sippe) e la squadriglia (Sippe) si ritrova il giovedì sera, esattamente quando io ho danza e Luca ha la serata di protezione Civile. Andarla a prendere ci si riesce ma vuol dire mollarla a casa con la sorella a cenare praticamente da sola. Mi sento dannatamente in colpa ed egoista. Ieri sera ho parlato della situazione con le figlie: se non si trova un/a babysitter affidabile (e non qualcuno/a che mi molla con preavviso di 24 ore se va bene) devono cavarsela da sole. Figlia piccola per poco meno di un ora in casa da sola, figlia grande cena e letto da sola. Non hanno 5 anni, ma ne hanno 8 e 10: possono farcela a livello di capacità fisiche e mentali, ma riamane la parte emotiva che è sempre quella indecifrabile e più complicata da gestire. L'accordo è "proviamoci, ma se non gira lascio danza". Quando l'ho detto entrambe hanno sussultato come se togliessi a loro le lezioni di danza o gli scout.
A questo si aggiunge il fatto che a Danza nulla cambia: A parte la questione costumi che è letteralmente in mano mia, e l'accettazione da parte di Aladin di modificare il numero di partecipanti a questa o quell'altra coreografia in base alla presenza alle lezioni, il gattamortismo, il disinteresse, la scialberia e la disorganizzazione sono sempre le stesse. Ah e il mio ginocchio non andrà mai a posto. Mi manca Martina con cui alla fin della fiera se ne parlava senza venire a capo di niente, ma mi faceva sentire meno sola. Il divario show gruppe e vecchio Auftritt continuo a vederlo nell'impegno messo. Più che un vero gruppo spettacolo con una preparazione tecnica di un certo livello, mi pare noi si sia solo il corso avanzato a cui viene chiesto in meno di 3 mesi di preparare altre 4 nuove coreografie, tra "io non riesco a venire" a meno di due ore dalla lezione e sessioni di studio extra a cui personalmente mi verrà molto difficile partecipare. Senza le sessioni extra non di conclude un bel di niente. Io amo danzare, ma mi sento in queste condizioni con un cappio al collo e strattonata a fare qualcosa che mi piace fare ma che da farsi è in un modo che non mi piace e che personalmente trovo sbagliato.
Trovo sbagliato portare 6 coreografie di cui una dell'anno scorso, da risistemare e una di quest'anno di cui ci sono ancora le posizioni da definire e 4 da preparare in meno di 3 mesi dallo spettacolo. Forse un gruppo di professionisti che danzano più ore al giorno, al posto di un ora e mezza alla settimana, possono farcela. O comunque gente più motivata che ci si impegna, non che datagli una coreografia di poche battute e piuttosto ripetitiva non la conoscono. A novembre ho avuto un fermo di un mese: da allora non faccio altro che pensare di lasciare il gruppo. Il problema è che diventa orribile il panorama che ho davanti per continuare a studiare. A parte il nostro Aufritt Gruppe, di Aladin c'è solo il " gruppo avanzato" che in questo caso più che "avanti" e di "avanzi": un gruppo che studia poca tecnica, che viene usato per "creare" le coreografie per l'auftritt gruppe, che danza in modo afinalistico, senza una coreografia, uno spettacolo a cui volgere sforzi e motivazione. Il gruppo della ginnastica insomma. Gruppo che per quello che ricordo è pure non amalgaamato: una lezione di yoga a caso in un carnet prendi 10 lezioni sarebbe la stessa cosa. Questo è il panorama a 20 minuti da casa, in un fitness studio pulito caldo e con comodo ed ampio parcheggio per un ora e mezza di lezione. Al di fuori trovo lezioni di 45 minuti, con riscaldamento misero al limite del farsi male, molto più lontani quasi tutti al di là del Reno e in posti dove parcheggiare non è affatto semplice o economico. Oppure affrontare un ora e mezza di strada verso sud. Ammetto di aver accarezzato anche l'idea di passare a lezioni private. Potrei chiedere tecnica, potrei ottenere di più. Il costo è decisamente più alto, ovviamente. Mi rimarrebbe comunque l'occasione di ballare in contest ed open stage, giacchè la possibilità di esibizioni in altri contesti sembra tra il limitato e l'impossibile. Ma forse l'ultima idea che mi è balenata è la migliore: pongo un mio limite personale ad Aladin: parteciperò solo a coreografie finite entro dicembre. Non mi pagano per massacrarmi con allenamenti extra. Rimane comunque il problema famigliare del giovedì, e a quello troverò una soluzione o verrà da sola, ma devo prima di tutto fare chiarezza con me stessa.
sabato 28 dicembre 2019
Ho visto l'ultimo film della saga di star wars e...
E' una Disneyata!
So che oggi zero calcare ha pubblicato la sua recensione. Non l'ho letta. vero che io non ho lo stesso pubblico e io non faccio fumetti, ma mi scoccerebbe se finissi per scrivere le stesse cose sembrando una scopiazzatura. perciò qui ci sono le mie idee, e se sono uguali pazienza vuol dire che la vediamo nello stesso modo.
il succo del mio pensiero è: guerre stellari, l'impero colpisce ancora, il ritorno dell jedi. FINE. Non esiste altro. I tre prequel solo la storia di un bambino disagiato senza il padre e senza il minimo senso dell'autocontrollo e del rispetto delle figure educative come Ben Kenobi e delle regole, ma che si lascia abbindolare dal primo che gli lecca il culo trasformandolo in Darth Vader. I tre sequel, la storia del ragazzo sensibile ed incompreso che diventa un cazzo di Emo che si innamora della ragazza abbandonata a se stessa e che per questo le viene un carattere che manco la Tatcher. Questo però l'avevo già scritto nella recensione del film precedente, ma con il terzo.... no davvero se mi dovessero chiedere se vedere la corazzata potiemkin o il nono episodio, risponderei senza esitazione la corazzata potiemkin!
E' una disneyata perchè non ha nulla del pathos dei tre ed unici film di guerre stellari. Scontato più o meno tutto tranne la scena spada laser - torcia elettrica, che comunque rientra nel più classico clichè Disney della gag divertente. Ritorni impossibili come di Luke che come fantasma jedi riesce bloccare una spada laser, la sua, che sta per essere gettata nelle fiamme, o Han Solo dopo che Kylo Ren vien trafitto da Ray e guarito dalla stessa che come " forza" ne ha più di quanto si fosse mai immaginato perchè in lei scorre tutta la forza dei ... Seth. Lei è la dolce e cara nipotina dell'imperatore Palpatine, che è ancora vivo su un pianeta nascosto. Questa cosa dei pianeti nascosti stranamente è tipica dei prequel e dei sequel ma non del frammento originario: quello dove clonano i soldati, quello dove si nasconde Luke, quello dove si sta rigenerando Palpatine.. mi pare che gli sia sfuggita di mano. Di sicuro gli è sfuggita di mano tutta la questione Kylo Ren- Ray: Entrambi si sentono soli ed unici e sanno che l'altro è l'unico che li può capire: la forza, la solitudine, l'abbandono. uno però è il ragazzino capriccioso, l'emo che si lascia andare alle paturnie o lato oscuro della forza, l'altra invece è quella con lo spirito di abnegazione che sebbene vorebbe lasciarsi andare tra le braccia dell'unico che la capisce e con cui intrattiene rapporti telepatici cono scambio di oggetti vari, novità esclusiva dei midiclorian degli ultimi tre film, sa che ha una missione da compiere e che non può farsi tentare dai piaceri della compagnia.
Però alla fine quando la nipotina spazza via il nonno, esaurita morta (letteralmente) per " lo sforzo", arriva Ben Solo, perchè Kylo Ren Come dice il fantasma di Han Solo è morto quando ray l'ha trafitto, tipo il principe di biancaneve che la resuscita appoggiandole una mano sulla pancia. Lei si risveglia, gli sorride e lo bacia et voilà il momento " biancaneve" a cui mancano solo i sette nani. Ma per non farsi scappare nulla e decidere che tutto il lato oscuro è scomparso il bimbominkia-Emo muore. E scatta l'effetto Romeo e Giulietta, ma ray è meno pirla e non si suicida. Il film finisce in Tunisia con Ray R2-d2 e C3p0, e una vecchina che passa di lì nel mezzo del deserto e le chiede: " e tu chi sei?" e lei anziché dire chi è Ray Palpatine nipote dell'imperatore Palpatine dice: " Ray Skywalker" .
Questi 3 film possono piacere solo a chi crede che il primo film sia quello in cui un bambino prodigio fa una gara con bighe extraterrestri, e che evidentemente andava a dormire col pupayyo di Ja-jar Bings.
martedì 3 dicembre 2019
Martina
Così a bruciapelo via Whazapp, con un errore che non si capisce tra Martin e Martina, Aladin, ci ha fatto sapere che non ci sei più da una settimana. Per quale motivo ancora non lo so e non so nemmeno se mai lo scoprirò. So solo che anche se ti conoscevo a malapena, nonostante 3 anni di lezioni di danza insieme, mi mancherai. Mi mancherà il tuo calore, le nostre chiacchiere in macchina il giovedì sera mentre ti portavo alla S-bahn e sopratutto tutto quello che di te non ho potuto conoscere. Non ho mai saputo se ti piacessero i gatti o i cani, mentre sapevi che io amo il mare, e per questo motivo al mio compleanno, anzi il nostro, mi hai regalato il sapone liquido con dentro un delfino. Non saprò mai un sacco di cose, e anche se ora le venissi a sapere, non cambierebbero nulla. Mi mancherai, e questo è tutto quello che ho da dire a parte, "ma cazzo".
martedì 12 novembre 2019
Ripescamenti
"Ciao Matteo, l’altro giorno ti ho mandato dei banali auguri di buona Pasqua ringraziandoti di aver messo su carta molte storie, perché per la verità “notti in bianco e baci (e lecconi) a colazione” è un libro a scrittura continua. Però c’è una differenza che a me ha colpito parecchio tra il diluito su fb e il raggruppato su e-book (ho preferito la versione salva alberi e meno ingombrante). Nonostante si sia nel 2000 da un pezzo, si è ancora legati allo stereotipo del padre distaccato. In linea teorica o pratica. Io ne sono stata un esempio teorico, perché credevo che mio marito fosse distaccato e pratico perché ho agito come se lo fosse. E l’ho fatto fino all'altro ieri. Poi ho letto ed ho realizzato che non era fantasia ciò che leggevo e che avevo un mio “Matteo Bussola” che però si chiama Luca, fa l’informatico e lavora fuori casa. Però é in grado di creare un suo mondo fantastico con Figlia Grande e Figlia Piccola una complicità basata sulla pasta al tonno con le olive, e una tecnica tutta sua per asciugare i capelli. Grazie perché mi hai aiutato a vedere che ho un uomo fantastico accanto a me."
Ecco, grazie di essere così Luca, anche se me ne dimentico troppo spesso.
domenica 27 ottobre 2019
a volte viene la tentazione di diventare subacquei cattivi
sabato 26 ottobre 2019
a proposito di Paradise reef
domenica 20 ottobre 2019
dimmi...
giovedì 17 ottobre 2019
in rotta verso il thistlegorm con gli Italiani in barca
silly o' clock in the morning
lunedì 9 settembre 2019
rediviva
Ieri notte riflettevo che dopotutto i casini che hanno complicato la gestione del reparto gatti non è del tutto colpa mia:uno deriva dal fatto che per calmare le paranoie di una collega e di una associata ho dovuto non seguire le direttive della responsabile di struttura ed ho combinato un casino mettendo dentro un gatto infestato ed infestante di Giardia Lamblia con dei gatti sani. Il secondo casino ha dei meccanismi che dovrei approfondire con delle ricerche farmacologiche più accurate, ma farlo mi costerebbe tempo che non ho, quindi mi rimane che mettermi l'animo in pace e aspettare che quei gatti guariscano, poi adeguarmi all''ignoranza medica delle colleghe che è un enorme freno per poter dare in adozione animali. Un terzo fattore che forse ho sottovalutato è l'interferenza del "capo": è una brava persona, ma non sa quasi nulla dei nostri animali e sperando di vare cosa buona e giusta parla forse con leggerezza. Lunedì scorso, prima del riposo settimanale e prima che mi ammalassi, quando il rifugio è chiuso la pubblico il capo mi ha presentato un conoscente che cercava 2 gatti per la sua cascina. Mentre presentavo i migliori candidati, il capo non ha saputo fare di meglio che pubblicizzare un gruppo di 11 gattini che non so ancora se siano arrivati dall'Ungheria e che attendiamo da inizio agosto. In quel momento avrei voluto ucciderlo per due motivi: primo se vuoi che illustri quali gatti può adottare mi lasci fare il mio lavoro, secondo 11 gattini hanno molta più probabilità di trovare casa in un appartamento che gatti mezzi o totalmente selvatici, che perdonatemi l'espressione, abbiamo sul groppone per motivi vari non dipendenti dalla mia volontà. Ecco questo mi ha fatto incazzare non poco.
Scritto tutto questo, ora mi rimane da fare solo 2 cose: la prima è alla prima occasione dire al capo che si deve fare i cazzi suoi, ma con le adeguate parole. La seconda è farmi una ragione che dell'acqua passata devo solo curarmi dei danni che ha fatto dipendenti o meno da mie o non mie decisioni.
Ora passiamo alla famiglia perchè ne ho anche per loro.
Partiamo dal principio che io non sono affatto uno di quegli adulti " eh sono bambini lasciali fare/ non stare a spiegare perchè non capiscono..." e fanfaluccate simili. punto primo: I BAMBINI NON SONO STUPIDI. punto secondo, queste espressioni per me sono indice di pigrizia degli adulti che non vogliono impegnarsi a crescere persone, ma attendano che crescano alla come viene viene, sperando vengano su bene. Perciò le mie figlie sono in grado di capire ed aiutare in famiglia nel limite delle loro capacità. Tradotto in esempi concreti una bambina di quasi 10 e poco meno di 8 anni sono in grado preparare la tavola, di mettere a lavare i loro piatti e bicchieri nel lavandino o nella lavastoviglie a seconda dell'esigenza, sono in grado di passare la scopa, sono in grado di far partire una lavatrice o una lavastoviglie, e sono in grado di lasciare una stanza come vorrebbero trovarla o sommariamente tale. Questo vale da capire e da fare anche per uomini adulti e maturi che comunque hanno scelto loro sponte di aiutare in modo più vasto. Ma siamo pigri, io per prima che talvolta preferisco fare piuttosto che chiedere agli altri di fare quel poco che farebbe molto più leggera la gestione della casa. Rimango convinta che messe in atto queste poche cose non cosarebbe bisogno di trovare una collaboratrice domestica come mio marito vorrebbe. Siamo pigri e disordinati tutti e 4 ed io non faccio eccezione: basta vedere la mole di oggetti che mi appartengono e che sono sparsi in giro per casa. Solo che trattandosi del mio disordine, mi irrita di meno del borsone da sub di mio marito piazzato in mezzo alla stanza. Anche il mio borsone da Sub mi irrita di meno del suo, forse perchè mi irrita di meno mettere a posto il mio casino che quello altrui. Soluzione? iniziamo a scrivere dei promemoria da appendere dovunque, tipo i cartelli con indicazioni senza senso nella foresta di Alice nel paese delle meraviglie.
Ora vado a fare qualcosa in un mix tra cappellaio matto, stregatto, leprotto marzolino, e regina di cuori.
domenica 8 settembre 2019
Scrivere
ci sono vari motivi. di sicuro il mio non è un blog informativo divulgativo. il mio rimane un blog dei fatti miei e, come ho dichiarato qualche giorno fa ad una mia amica, io scrivo sopratutto per me stessa, e non leggo quasi nessun' altro blog.
Oggi scrivo, dopo 4 giorni passati a letto e per la verità lo sono anche adesso. Mi sono ammalata. Di cosa non si sa, ma credo più di qualsiasi altro motivo di nervoso. E quindi scrivo per fare pulizie nella mia testa, che sembra incasinata e polverosa esattamente come casa nostra.
ci sono parecchie cose in ballo.
c'è una casa acquistata ma non ancora pagata e non sappiamo quando la banca elargirà la somma. Le cose qui in Germania si muovono in modo diverso che in italia e talvolta sebbene sembrano più semplici, ho il timore che possano essere più complicate e pericolose.
il lavoro va ma mi sento sempre in difetto di non essere all'altezza del gestire 50 gatti tra sani, malaticci, in quarantena e con terapie lunghe, brevi o con tempi di sospensione di un mese o giù di lì. Ho una collega che non sembra molto gentile quando ha da riportarmi cose sul reparto gatti: sembra che stia sempre lì a cercare errori e difetti, e non mi aiuta personalmente a combattere il mio senso di inadeguatezza, e professionalmente non mi aiuta a fare mio un lavoro per cui chiunque altro ha ha avuto 3 anni di tirocinio lavorativo di formazione. Io sono stata accettata solo perchè ho una qualifica decisamente superiore a quella " cura animali". Martedì mentre ero a casa in riposo ( perchè si lavora anche il sabato e la domenica per chi non realizzasse che gli animali necessitano cure tutti i giorni) un altra collega decisamente dai modi gentili ed educati mi ha scritto un messaggio privato dicendomi che ci sono parecchie cose che non vanno coi gatti. Sinceramente non so cosa non vada: so di non essere perfetta, ma faccio del mio meglio considerato che nessuno mi ha dato indicazioni precise su cose a cui non riesco ad arrivare per logica. Di questo fortunatamente anche la responsabile ne è consapevole che no c'è stata la possibilità di darmi le giuste indicazioni e che il reparto gatti è il più impegnativo (cosa che mi è stata detta giovedì). Dopo la notizia mi sono sentita stanca e senza energie, più di quanto già non mi ci sentissi la mattina, dopo aver ricevuto la notizia che devo farmi operare quell'ernia che mi dava fastidio già 10 anni fa e che da un semplice fastidio si è trasformata in un bozzo mobile grosso come una mezza albicocca crepitante. Mentre tornavo a casa pensavo a quando poteri farmi operare. Non è urgente, ma va fatto. Così pensavo al lavoro, che siamo troppo poche per gestire il rifugio, agli impegni del gruppo di danza, al trasloco, alle vacanze, a come gestire la meglio la famiglia. Ed ho iniziato a sentirmi senza energie. Stamattina ho realizzato la parola giusta: soverchiata. spararsi un po' di apnea con ansia di non avere l'aria è nulla in confronto.
Martedì mi sono trascinata ed ho fatto quello che mi è parso normale fare.
Mercoledì, secondo giorno di riposo, ho pensato di mettermi a letto per una mezz'ora e ci sono rimasta tutto il giorno sonnecchiando, cosa che per me è a dir poco impossibile. Il pensiero del lavoro mal gestito non mi ha abbandonato.
Giovedì mattina mi sono trascinata io, il digiuno per inappetenza, la nausea, le vertigini e la spossatezza al lavoro perchè eravamo solo in 3 più una tirocinante per mezza giornata e una studentessa di liceo che fa le sue 3 settimane di "pratica" com prevede il piano di studi tedesco.
Venerdì sono rimasta a casa con i sensi di colpa verso il lavoro, perchè erano una in meno e sono andata dal dottore, che dopo avermi prescritto ECG ed esami del sangue, mi ha dato anche 3 giorni di riposo a casa, cioè il finesettimana.
Tutti questi giorni, oggi compreso, li sto passando con enormi sensi di colpa perchè sono a letto, perchè non preparo scatoloni per il trasloco, perchè non sono a raccogliere ciotole sporche e a pulire sabbiette, perchè non sto nemmeno con la mia famiglia. Perchè c'è tanto da fare e non so da che parte incominciare. e mi sento solo inadeguata, esattamente come se stessi correndo dietro ad un treno cercando di precederlo o quanto meno saltarci su al volo. Poi c'è quell'angolo di ragione che dice che se non sto a letto e non mi riposo, le cose possono solo che peggiorare: meno forze per fare, meno tempo per fare. O forse dovrei davvero mettere Io davanti al lavoro, alla danza, anche forse davanti alla famiglia di tanto in tanto.
mercoledì 5 giugno 2019
Dimenticare
Spero la soluzione stia nel riordinare le mie priorità, tutte e utilizzare meglio strumenti organizzativi come google calendar. E poi spero di non dimenticarmi in giro nulla di davvero importante.













